giovedì 3 aprile 2025

L'ex agente di Lucca: "Per meno di 35 milioni di euro l'Udinese non lo cede"

Antonio Imborgia, ex agente di Lorenzo Lucca, attaccante nella giornata odierna all'Udinese, ha conversato del bomber a Stile TV: "Sta giocando veramente molto bene, ha una crescita costante anno dopo anno. Il suo percorso è ben articolato e ben tacciato, come previsto siamo già in doppia cifra. Per lui tutto bene, per la Nazionale un po ' meno. Va inserito con gradualità, dinanzi stavano facendo bene, ma devo confessare che ieri sul 2-0 ho spento la TV perché al di là del calcio della Germania che nella prima frazione di gare è stato energico e si immaginava che non potesse durare, ma i due gol incassati dall’Italia sono da fantascienza in negativo".

Continua per questa ragione Imborgia: "Chi prende Lucca fa un affare perché è un atleta di NBA prestato al calcio. Muove i piedi con estrema velocità, a campo aperto è micidiale, è forte di testa ed è uno caratteriale. Ha una personalità quasi incosciente e se giocasse al Maradona o al Meazza non farebbe differenza. Lui ha una struttura che gli altri non hanno, può giocare con gli altri con estrema facilità, difatti non sta sempre centralmente, va a fare la chiusura centrale, ma va sempre in giro per il campo e ciò vuol dire che è adattabile a qualunque altro giocatore. E’ una prima punta che può giocare con un’altra prima punta per cui può fare l’alternativa oppure il titolare, è una prima punta diversa".

Imborgia ha dopo proseguito sul valore di mercato del classe 2000: "A meno di 35 milioni, l’Udinese per Lucca non chiuderà: l’esperienza Ajax è servita al ragazzo, io non ero d’accordo perché come caratteristiche c’entrava poco con quel calcio. Lui aveva il Bologna e lì doveva andare, ma capisco che un ragazzo allorchè ci sta una formazione blasonata a livello europeo che ti cerca fa fatica a negare. Quello di Amsterdam è stato un anno corretto per la crescita, ma pure buttato via. Se fosse approdato al Bologna, nella giornata odierna starebbe giocando nel Napoli, nel Milan o in una formazione di pari livello".

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Senza Messi e Neymar è sempre grande Argentina. 4-1, Brasile annichilito

Doveva essere la grande serata del Brasile. Quella della rivincita, come detto da Raphinha, stella del Barcellona, che voleva vincere in purchessia modo. E sembrava la fine di un'epoca, perché da una parte non c'era l'uomo copertina - Lionel Messi - ma pure Sparta non rideva, vista l'assenza di Neymar. A conti fatti la peggiore, perché l'albiceleste è riuscita a mettere sul terreno di gioco tutta la propria forza.

Gli uomini di Scaloni, pur orfani del proprio numero dieci, hanno schiantato i verdeoro, inguaiandoli per ciò che riguarda la classifica. Eppure il pari della Bolivia aveva già portato gli argentini al Mondiale del 2026, potendoli difendere da campioni del mondo. In seguito Julian Alvarez ed Enzo Fernandez hanno ribadito la propria superiorità, offuscata solo per un attimo da Matheus Cunha. MacAllister ha firmato il 3-1 prima dei cambi, salvo in seguito vedere Giuliano Simeone calare il poker, definitivo e definito, del 4-1.

Classifica aggiornata 1. Argentina 31 punti 2. Ecuador 23 (3 punti di penalizzazione) 3. Brasile 21 4. Uruguay 21 5. Paraguay 21 6. Colombia 20 7. Venezuela 15 8. Bolivia 14* 9. Perù 10 10. Cile 10

Le formazioni

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Ramadan nel calcio, Ghoulam: "Non dimentico di Benitez e Gattuso a Napoli"

L'ex difensore Faouzi Ghoulam ha conversato a Sky Sport raccontando della sua esperienza da giocatore durante il Ramadan: "Per tutti i musulmani è un mese di gioia e purificazione. Si è parlato molte volte della compatibilità fra la pratica del Ramadan e lo sport professionistico e, in base alla mia esperienza, posso dire che durante questo periodo per noi in questo modo speciale le performance degli atleti musulmani non solo non calano ma possono addirittura… migliorare. Ne sono convinto e a questo punto vi spiegherò il perché".

Argomenta in questo modo Ghoulam: "Prima di farlo ma volevo contestualizzare la questione. Rispetto a allorchè ho iniziato la mia carriera di giocatore, in Francia al Saint Etienne, molte cose sono cambiate in meglio, forse pure perché i giocatori musulmani che giocavano nelle principali leghe europee erano meno rispetto a quelli odierno. In Italia ho sempre avuto la sensazione che ci fosse, da parte di tutti, grande rispetto verso religioni diverse da quella cattolica, ma è certo che nella giornata odierna, complessivamente il calcio occidentale, sia aumentata la sensibilità verso le esigenze spirituali e religiose dei musulmani. E, all'unisono, sono cresciute l’attenzione e l’organizzazione dei club: è cambiata in positivo la percezione dei professionisti dello sport, delle istituzioni, dei tifosi, di tutti. Nell'ultimo turno di Coppa Campioni, per citare solo l’ultimo esempio, l’arbitro di Lille-Borussia Dortmund ha sospeso la partita all’ottavo minuto, non appena è calato il sole, consentendo in questo modo a chi ne avesse bisogno di rifocillarsi: un momento bellissimo e molto significativo".

E tuttavia: "La religione è un aspetto centrale, vitale, nella vita dei musulmani. E per noi il Ramadan è il mese dell’anno in cui ci si sente più vicini a Dio. Giorni speciali in cui, noi giocatori, apprezziamo tuttavia oltre la grazia di poter praticare la professione che sin da bambini sognavamo e che ci consente di potere avere una vita privilegiata rispetto a parecchi altri fratelli, di tutte le religioni, che viceversa navigano nella povertà e nella sofferenza. Durante il Ramadan prendiamo coscienza del tanto che Dio ci ha dato e riservato perché, tramite la pratica, ci cerchiamo e ci ritroviamo, raggiungendo un equilibrio unico: fisico, mentale e spirituale. È proprio per tale motivo aspetto che, per come la vedo e l’ho vissuta io, in questo periodo dell’anno le prestazioni degli atleti musulmani possono addirittura migliorare. Se penso ai momenti migliori della mia carriera, ricordo delle stagioni in cui, durante il Ramadan, andavo letteralmente come un treno e i miei dati, durante l'addestramento e in partita, erano al di sopra delle mie medie".

Continua dunque Ghoulam: "Un altro aspetto vitale è come noi musulmani viviamo il Ramadan in relazione a chi non lo pratica e per spiegarvelo voglio raccontarvi un aneddoto legato alla mia esperienza in Italia. Allorchè arrivai al Napoli, l’allenatore in quel momento era Rafa Benitez. Il ritiro coincise col mese di Ramadan e un’altra cosa che caratterizza noi musulmani è la volontà di vivere questo periodo magico in assoluta serenità e senza pesare sugli altri. Inoltre, ero giovane, con meno sicurezza e coscienza rispetto a quella che posso avere nella giornata odierna che sono un adulto. Decisi, perciò, di non comunicare al club che in quei giorni avrei seguito una tabella nutrizionale e degli orari dei pasti diversi rispetto alla maggioranza dei miei compagni di squadra. Benitez mi chiamò nel suo ufficio, convocando sia lo gruppo tecnico che quello medico: Rafa mi tranquillizzò e mi disse che la squadra avrebbe fatto il massimo per consentirmi di vivere in serenità, e nelle condizioni ottimali, il mio Ramadan. Nella mia stanza, ad esempio, fu portato un frigorifero: un vero privilegio. Tutti, in seguito, mi dimostrarono rispetto ed empatia. Lo chef, addirittura, si svegliava alle tre e mezza nottetempo per cucinare appositamente per me e Kalidou (Koulibaly, ndr). A noi dispiaceva ma non ci fu verso di fargli cambiare idea. Molti miei compagni, durante il giorno, evitavano di bere o mangiare in mia presenza. Piccoli gesti di grande umanità. Che lasciano il segno, non si dimenticano e determinano riconoscenza, attaccamento al club, alla maglia, al proprio allenatore, ai propri compagni di squadra. Emozioni forti, insomma. Che, come ho detto e ripeto, a conti fatti possono determinare pure un miglioramento delle performance individuali e, dunque, di squadra. E devo dire che al Napoli sono sempre stato molto fortunato, perché tutti gli allenatori mi hanno permesso di esprimermi al meglio come uomo, musulmano e giocatore. Gattuso, addirittura, arrivò a modificare gli orari degli allenamenti. Sono cose che non si dimenticano, alla lunga fanno la differenza e, perciò, creano legami indissolubili che, nello sport come nella vita, possono essere la chiave del successo.

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Napoli, De Laurentiis e Conte ai ferri corti? Galli smentisce: "Non vedo motivi per una rottura"

Giuseppe Galli, patron dell'Assoagenti, è intervistato da 1 Station Radio, commentando in questo modo le notizie di un rapporto ai ferri corti fra Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis, rispettivamente allenatore e patron del Napoli: "Vi chiedo scusa, ma non so neanche di che cosa si tratti, perché non ho notizie al riguardo. Ho appreso questa indiscrezione e, per quel che mi riguarda, presentemente non vedo motivi per una rottura. Trattasi di indiscrezioni giornalistiche che avrebbero bisogno di essere confermate dai diretti interessati, ma questo non accadrà mai. Da quel che so io, Conte e De Laurentiis sono concentrati sul provare a vincere lo scudetto, non mi risulta altro".

Il lavoro fatto da Conte è positivo. "Certo, prima, secondo il mio parere va oltre l'immaginabile. Non pensavo che già al primo anno potesse portare la squadra a certi livelli, sta andando oltre ogni più rosea aspettativa. Al primo anno, di consueto, si costruisce una formazione finalizzato alla vittoria il campionato l'anno successivo, viceversa il Napoli si trova già a competere ora. Non me lo aspettavo. Ecco perché dico sempre che Conte sia un valore aggiunto. Un valore aggiunto che ha portato il Napoli a competere per lo scudetto dopo un decimo posto nello scorso campionato".

Adesso la partita al Milan di Conceicao. "Ogni partita è complicata. Si dice sempre che il girone di ritorno sia un altro campionato, e effettivamente si gioca con un'intensità diversa. Ogni partita è molto complicato, in maggior misura nelle ultime giornate, allorchè ci sta chi lotta per la salvezza e chi per un piazzamento europeo. Dunque, come si suol dire, sono tutte finali".

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Marino: "Ho allenato Frattesi. Non si tira mai indietro, è un giocatore perfetto per Conte"

Pasquale Marino ha avuto modo di allenare Davide Frattesi nella sua parentesi all'Empoli. Intervistato da Radio Kiss Kiss Napoli, l'allenatore ha proferito in questo modo del metodista dell'Inter: "Ricordo che arrivai ad Empoli in Serie B nel mese di gennaio. I toscani erano reduci da una retrocessione ed in quel momento erano terzultimi in B. già dai primi allenamenti ricordo che mi colpirono le capacità tecnico-tattiche di Frattesi".

Ove lo impiegava? "Nel 4-3-3 che decisi di adottare, lo schierai immediatamente titolare come interno di centrocampo in posizione esterna di destra. Un ruolo che gli si addiceva in questo modo tanto da permettergli di avere un impatto offensivo incredibile: nelle prime 4 gare ottenemmo 4 vittorie e Davide segnò due gol in due delle suddette quattro gare. Dimostrava profonda conoscenza dei tempi di inserimento in fase offensiva già all’epoca e ciò gli permise di essere protagonista nel finale di campionato dopo lo stop per il COVID-19. Pure grazie ad altri gol che mise a segno arrivammo a giocarci i play-off. Proprio durante la pandemia mi colpì la super professionalità di questo ragazzo. Ricordo che in quel periodo faceva parecchi sacrifici per allenarsi e chiedeva in continuazione ai preparatori atletici ulteriori programmi di lavoro personalizzato oltre quelli comuni a tutta il team. Lì capii la sua enorme voglia di arrivare e di non farsi trovare impreparato alla ripresa del campionato".

Ove lo vedrebbe bene? "Rispetto a quegli anni è cresciuto in personalità e carattere. Lo stesso dicasi per il suo modo di interpretare il ruolo di mezzala: è palese come si sia ampliata la sua conoscenza tecnico-tattica. È un giocatore perfetto per Conte: non si tira mai indietro allorchè ci sta da allenarsi e va sempre al massimo sia in settimana che in partita. È un mediano poliedrico, ma si esprime al meglio in un centrocampo a tre o pure nel 3-5-2".

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Volata scudetto, Adli da spettatore esterno: "Inter la più forte. Se non sbaglia, vincerà"

" sto bene, ho passato un mese fuori con un brutto infortunio alla caviglia e sto riprendendo piano piano il ritmo capendo cosa posso fare. Ad ogni modo sto meglio e cerco di dare tutto me stesso per tornare al mio miglior livello prima possibile". Parla in questo modo Yacine Adli, giocatore della fascia centrale del campo della Fiorentina, che nell'intervista concessa a Radio Sportiva ha ricostruito la situazione sulla stagione personale e di squadra, con un occhio al futuro.

In campionato siete un po' scesi in classifica: la Champions è tuttavia un intento possibile? "Il campionato è tuttavia molto aperto, siamo tutti vicini e tutto è possibile. Faremo del nostro meglio per restare concentrati per dare tutto me stesso in ogni partita. Abbiamo tuttavia scontri diretti e faremo il possibile. Ora è molto complicato cedere un intento chiaro. Il campionato è molto aperto e può succedere qualsiasi cosa. Dobbiamo finire bene".

Il momento di Moise Kean: vi sentite un po' più forti con lui? "Penso che stia facendo una grande stagione, è molto concentrato e sta dando tanto a questa squadra. Sappiamo di poter contare su di lui, ci servirà tanto in queste gare, abbiamo bisogno di un Kean al 100% e se sta bene e segna con questa continuità possiamo sognare".

Da spettatore esterno, chi vedi favorito per lo scudetto? "In Italia l'Inter è presentemente la squadra più forte, con parecchi impegni bisogna vedere come riusciranno a gestirli. Il Napoli gioca una sola gara a settimana e ha forse il calendario più favorevole. I bergamaschi spingerà fino tutto sommato e può essere la sorpresa, ma penso che se l'Inter non sbaglia vincerà lo scudetto".

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Sohm: "L'inizio a Parma non fu semplice. Ci fosse stata un'offerta, avrei potuto cambiare"

Simon Sohm, giocatore della fascia centrale del campo del Parma, nella sua lunga intervista rilasciata nell'intervista concessa a Transfermarkt, è tornato pure sul suo passaggio in Italia: "Avevano mostrato un interesse reale, spiegandomi come mi vedevano e cosa avevano in mente per me. Mi hanno convinto subito pure se c'erano delle offerte dalla Germania in quel momento".

Sohm torna pure sulle difficoltà incontrate in Emilia-Romagna, specie negli anni in cui il Covid obbligò a rispettare norme alle quali nessuno di noi era abituato: "Il primo periodo non fu semplice. Ero completamente solo, la mia famiglia era lontana. C'erano le limitazioni dettate dalla pandemia, non parlavo la lingua e questo non ha giovato all'ambientamento. In seguito eravamo indietro in classifica, l'atmosfera in organico e intorno alla squadra non era gioviale. Pure io non stavo rendendo al meglio e forse, se ci fosse stata un'offerta, avrei potuto cambiare club, ma non mi sentivo di dire già addio. Il mio percorso da giocatore mi ha reso più maturo e riflessivo".

Clicca qui per leggere tutta l'intervista a Simon Sohm.

La classifica aggiornata di Serie A Inter 64 punti (29 gare giocate) Napoli 61 (29) Atalanta 58 (29) Bologna 53 (29) Juventus 52 (29) Lazio 51 (29) Roma 49 (29) Fiorentina 48 (29) Milan 47 (29) Udinese 40 (29) Torino 38 (29) Genoa 35 (29) Como 29 (29) Verona 29 (29) Cagliari 26 (29) Lecce 25 (29) Parma 25 (29) Empoli 22 (29) Venezia 20 (29) Monza 15 (29)

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