giovedì 16 aprile 2026

Milik si ferma ancora: addio Juventus a fine stagione

Arkadiusz Milik si ferma ancora e chiude la stagione: il centravanti polacco, reduce da un lungo calvario fisico, non sarà più a disposizione della Juventus per il prosieguo del campionato. L’ex attaccante del Napoli ha infatti collezionato appena due spezzoni di partita in Serie A con la maglia bianconera, per un totale di soli 34 minuti disputati. Un dato emblematico, specialmente considerando che Milik ha passato praticamente l’intera scorsa annata fermo ai box a causa di problemi muscolari.

Si conferma dunque una stagione travagliata e segnata dagli infortuni, con cui il polacco fatica a trovare continuità e continuità di rendimento. La situazione, come riportato oggi da Tuttosport, appare senza margini di recupero per Milik prima della fine del campionato. La prossima visita di controllo medico, prevista alla Continassa, non avverrà prima di dieci giorni, escludendo quindi un possibile ritorno in campo nell’immediato futuro.

Un lungo calvario fisico ha pesato sul rendimento di Milik negli ultimi dieci anni, condizionando pesantemente la sua carriera professionistica. Oggi in casa Juventus la situazione appare chiara: dal punto di vista mentale la società ha già voltato pagina, riconoscendo che il legame con il giocatore è arrivato al capolinea.

Secondo il quotidiano torinese, le parti hanno deciso di porre fine anticipatamente al contratto che lega Milik alla Juventus sino al 30 giugno 2027, ormai destinato a essere sciolto al termine della stagione in corso. Un passo inevitabile di fronte a una condizione fisica che non permette al giocatore di incidere né in questa stagione né presumibilmente in quelle a venire con i bianconeri.

Il percorso di Milik è stato da sempre segnato da problemi muscolari e infortuni, fin dal suo periodo al Napoli, dove aveva dimostrato notevoli qualità in attacco prima che le sfortune fisiche ne limitassero drammaticamente il potenziale. Ora il centravanti polacco si trova davanti a una nuova sfida: riuscire a ritrovare forma e continuità in un’altra realtà, una sfida non semplice in un momento così delicato della sua carriera.

Intanto il Napoli, guidato da Antonio Conte, prosegue la sua stagione puntando con determinazione a obiettivi ambiziosi, mentre Milik chiude una pagina importante della propria esperienza in Serie A. La Juventus è già proiettata verso il futuro, con la volontà di rinnovare la propria rosa e mettere alle spalle quanto successo in questi ultimi anni.

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mercoledì 15 aprile 2026

Milan, tanti soldi spesi ma anche tanti punti persi in Serie A

Il Milan vive un momento di difficoltà in classifica, complici le due recenti sconfitte consecutive subite contro Napoli e Udinese, risultati che hanno messo a rischio la solidità dei rossoneri nella corsa alla qualificazione per la prossima Champions League. Dopo mesi di sogni e speranze di poter contendersi fino alla fine lo Scudetto, ora la squadra guidata da Rafael Leao e compagni deve rimboccarsi le maniche e difendere con le unghie la propria posizione, sotto la pressione delle avversarie che inseguono a pochi punti.

Il distacco dalla vetta e la consuetudine amara Come ormai accade da diversi anni, il Milan torna ad osservare dall’alto le sue dirette rivali festeggiare il titolo o avvicinarsi alla vittoria. È un dato che emerge con chiarezza se si analizzano i numeri dal 2019-20 ad oggi: in sette stagioni il Milan ha raccolto complessivamente 99 punti contro le squadre che hanno vinto lo scudetto o stanno per alzare il trofeo, e 80 di questi punti provengono dalle partite contro l’Inter, la storica rivale cittadina. Numeri che testimoniano quanto spesso i rossoneri siano stati distanziati nettamente da chi primeggia in Serie A, a fronte di investimenti importanti sul mercato e una rosa ricca di talento.

Da segnalare che l’alternanza tra momenti di entusiasmo e crisi sembra una costante da quando il club è sotto la gestione americana di Gerry Cardinale. L’unico titolo conquistato in questo arco di tempo è la Supercoppa Italiana, che ha rappresentato un titolo importante ma isolato rispetto alle ambizioni di una società che non ha mai badato a spese.

Spese ingenti ma risultati insufficienti Nel quinquennio appena trascorso, il Milan ha investito più di 500 milioni di euro nel mercato dei calciatori: 62 milioni nella stagione 2022/23, 132 milioni nel 2023/24, 139 milioni nel 2024/25 e ben 170 milioni nell’annata in corso, il 2025/26. Queste cifre si accompagnano a un’intensa attività in uscita, con una campagna cessioni che ha portato all’incasso complessivo di circa 315 milioni di euro. Tra i giocatori sacrificati ci sono stati anche nomi di rilievo come Tonali, Theo Hernandez e Reijnders, elementi chiave nel recente passato dello scacchiere rossonero.

Nonostante l’ingente esborso economico e la notevole rotazione in rosa, il Milan non è riuscito a compiere scelte tecniche e strategiche vincenti, e questa difficoltà si riflette sul campo, dove i risultati non sono all’altezza delle aspettative di una società ambiziosa e di una tifoseria affamata di successi.

Il confronto è inevitabilmente segnato anche dalla attuale forza del Napoli, guidato da Antonio Conte, che si conferma una corazzata solida e concreta in campionato. Proprio la recente sconfitta con gli azzurri dimostra le difficoltà milaniste nel confronto diretto con squadre di vertice, un tema che continuerà a essere centrale nelle prossime settimane nella lotta per le prime posizioni della Serie A.

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Giannini: Chivu colpito, Napoli con troppe assenze, Milan ok

Intervista esclusiva

Nel corso di un’intervista rilasciata questa sera, Giuseppe Giannini ha analizzato con grande attenzione i principali temi del campionato di Serie A, soffermandosi su Inter, Napoli e Milan, protagoniste di una stagione appassionante e ricca di spunti.

Inter, verso il 21° scudetto: la gestione di Chivu Giannini non nasconde la propria ammirazione per il lavoro svolto da Cristian Chivu, alla sua prima esperienza da allenatore in Serie A e fresco protagonista della vittoria della 21ª stella nerazzurra. "Mi ha colpito la saggezza di Chivu – ha spiegato l’ex centrocampista –. Al suo primo anno sulla panchina dell’Inter ha dimostrato di saper gestire grandi campioni, tirando fuori tutta la sua esperienza da calciatore. La sua carriera parla per lui: essere stato un giocatore di livello internazionale aiuta tanto. Mi sembra molto pacato e lucido anche nelle dichiarazioni ufficiali, segno di un equilibrio importante. A prescindere dalla forza della squadra, è stato sempre bravo a mantenere alta la concentrazione e a trasmettere serenità.”

Il Napoli, gli stop di formazione e il duello sfumato Interpellato sulla stagione del Napoli, allenato da Antonio Conte, Giannini indica chiaramente l’elemento che ha influito maggiormente nel loro mancato inseguimento allo scudetto: “Al Napoli sono mancate continuità e disponibilità in rosa: troppe assenze, diversi giocatori importanti fuori dal campo e questo ha inevitabilmente inciso sul rendimento complessivo. Se avessero potuto schierare con continuità la miglior formazione, credo che avrebbe potuto disputare un bel duello per il titolo fino all’ultimo, rendendo il campionato ancora più competitivo.” L'ex giocatore sottolinea come la forza e la qualità del Napoli rimangano indiscusse, ma che l’imprevisto delle assenze ha rappresentato un limite difficile da superare.

Milan, tra potenzialità e limiti Riguardo al Milan di Massimiliano Allegri, Giannini offre un giudizio netto: “Secondo me, la squadra non poteva fare molto di più. La forza del Milan è questa: una rosa che comunque mette in campo una buona organizzazione, ma soffre davanti. In termini di brillantezza e fluidità di gioco, non si è mai vista una chiara dimostrazione di idee chiare in campo rispetto ad altre annate.” Una considerazione che mette in evidenza le difficoltà di un Milan brillante a tratti ma incapace di mantenere una continuità di gioco e risultati al livello delle sue ambizioni.

Giuseppe Giannini, con la sua esperienza e il suo punto di vista da veterano del calcio italiano, offre così una fotografia nitida di un campionato di Serie A in evoluzione, dove emergono talenti in panchina come Chivu, ma anche fragilità che possono pesare nella corsa verso il tricolore. Il confronto tra le grandi del torneo, Inter, Napoli e Milan, rimane aperto a nuovi sviluppi, con un occhio vigile anche alle strategie e ai recuperi di Antonio Conte a Napoli, fondamentale per mantenere le ambizioni alte anche il prossimo anno.

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Napoli, Manna punta Zaniolo: primi contatti con l'entourage

Il Napoli guarda già avanti, proiettandosi verso la prossima sessione estiva di calciomercato. Tra i profili attenzionati con grande interesse dagli azzurri c’è Nicolò Zaniolo, centrocampista offensivo classe 1999 che quest’anno sta attirando le attenzioni di diverse società, compresa quella partenopea.

Nonostante il clima di incertezza che grava sull’allenatore del Napoli in seguito alle recenti dichiarazioni del presidente Aurelio De Laurentiis dagli Stati Uniti, il club guidato dal direttore sportivo Giovanni Manna sta già muovendo i primi passi per assicurarsi un talento che potrebbe rivelarsi fondamentale nel progetto tattico di Antonio Conte. Secondo quanto riferito da Kiss Kiss Napoli, Manna avrebbe già preso contatti con l’entourage di Zaniolo, evidenziando un interesse concreto e avviando una fase esplorativa sul possibile trasferimento del fantasista.

La situazione di Zaniolo però è tutt’altro che scontata. Attualmente in forza all’Udinese con la formula del prestito dal Galatasaray, il club friulano sta infatti valutando seriamente l’opzione del riscatto, fissata intorno ai 9 milioni di euro. La società bianconera sembra infatti intenzionata a confermare il giocatore e a costruire attorno a lui un progetto solido per la prossima stagione. Tuttavia, la volontà dell’Udinese potrebbe essere messa in discussione dalla rapida evoluzione del mercato e dall’interesse di squadre di livello superiore, dove il Napoli rappresenta una candidatura di rilievo.

Non è un mistero che Manna segua Zaniolo da tempo: già ai tempi in cui lavorava con la Juventus, il direttore sportivo aveva individuato nel romanista di allora un elemento con ampi margini di crescita. Oggi, con Antonio Conte al comando, il Napoli valuta positivamente un profilo che può integrarsi perfettamente con la filosofia di gioco del tecnico leccese, da sempre estimatore del giocatore. La conferma dell’allenatore sarà quindi un tassello decisivo: in caso di permanenza di Conte, Zaniolo potrebbe rientrare nei piani futuri della società partenopea. Nonostante l’incertezza, il Napoli non vuole farsi cogliere impreparato, anche perché l’interesse intorno al ventitreenne è alto e non mancano concorrenti di primo piano nel campionato italiano.

I numeri stagionali di Nicolò Zaniolo

In questa stagione, Nicolò Zaniolo ha collezionato complessivamente 34 presenze. Durante queste partite è riuscito a firmare 6 reti e a fornire 7 assist; dati che evidenziano il suo valore e la sua capacità di incidere in zona offensiva.

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Bezzi: "No a Sarri-Fiorentina, ma valzer allenatori in estate"

NEWS Radio

Nel corso della trasmissione Maracanà su NEWS Radio, il giornalista sportivo Gianni Bezzi ha affrontato alcune delle questioni più calde legate al futuro delle panchine di Serie A, delineando uno scenario di grandi cambiamenti per la prossima stagione. Un’estate infuocata, dunque, con molteplici possibili movimenti tra allenatori e squadre.

Il valzer degli allenatori in Serie A Secondo Bezzi, il 2024 vedrà un vero e proprio “valzer di panchine”, con nomi importanti che potrebbero tornare nel calcio italiano o cambiare squadra. Tra queste ipotesi spicca il possibile ritorno in Italia di Simone Inzaghi, attualmente allenatore in Arabia Saudita e in bilico anche sul suo incarico estero. Bezzi non esclude che Inzaghi possa addirittura puntare alla guida della Nazionale italiana, un’opzione che infuocherebbe ulteriormente le trattative.

Un altro nome caldo è quello di Claudio Ranieri, con il giornalista che racconta come per l’esperto tecnico romano si stia profilando un ruolo all’interno della Federcalcio. Ranieri, a lungo protagonista sulla panchina della Roma e di altri club italiani, potrebbe dunque rimanere nel mondo del calcio ma in vesti diverse dal campo. La situazione della Roma, prosegue Bezzi, è particolarmente delicata e definita “molto grave”, mentre anche la Lazio potrebbe imboccare la strada del cambiamento in panchina.

Infine, non vanno dimenticate le potenziali rivoluzioni riguardanti altre figure di spicco: da Max Allegri, il cui addio alla Juventus non è certo escluso, al suo possibile approdo in Nazionale, fino alle poche certezze che emergono per ora sul fronte degli allenatori confermati.

Le ipotesi sul Napoli e altri club Tra i tanti nomi circolati, c’è anche la questione legata al Napoli, con diverse voci di mercato su possibili sostituti di Antonio Conte. Tuttavia, secondo Bezzi l’ipotesi di un esonero per Conte e un arrivo di Gian Piero Gasperini appare poco plausibile. Lo stesso discorso vale per Vincenzo Italiano, che non sarebbe ritenuto la soluzione ideale per la guida partenopea. Piuttosto, emerge un nome meno citato ma che potrebbe sorprendere: Thiago Motta, indicato tra i candidati in lista per scalare le gerarchie degli allenatori italiani.

Per quanto riguarda la Fiorentina, Paratici sembrerebbe impegnato nel corteggiamento di Fabio Grosso, una suggestione che in pochi avevano preso in considerazione fino a questo momento.

Le imprese stagionali in Serie A Oltre ai possibili cambiamenti, Bezzi ha voluto sottolineare chi è riuscito a compiere un’impresa nella stagione appena conclusa. Spicca su tutti il lavoro di Andrej Runjaic, tecnico dell’Udinese, premiato per l’ottimo lavoro svolto con una squadra che ha ottenuto risultati sorprendenti, e quello di Fabio Grosso, che si è distinto in modo positivo. In controtendenza, invece, c’è chi come Vanoli non ha raggiunto risultati ritenuti impattanti anche se aveva compiti ardui da affrontare.

Il difficile percorso di Maurizio Sarri Bezzi non poteva infine non menzionare Maurizio Sarri, il quale ha guidato la sua squadra in un contesto estremamente complicato: con una rosa smembrata, un mercato estivo quasi inesistente, molteplici partenze e infortuni che hanno falcidiato la squadra nel corso dell’anno. Senza dimenticare l’assenza quasi totale dei tifosi al seguito, con uno stadio spesso vuoto che non ha certo aiutato il morale di Sarri e del suo gruppo.

In definitiva, la Serie A si prepara a vivere un’estate di fuoco, dove panchine importanti potrebbero cambiare volto e alcuni protagonisti di questa stagione potrebbero spiccare nuovamente il volo, tra conferme sorprendenti e nuovi innesti che potrebbero riscrivere le gerarchie del calcio italiano.

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Ex preparatore Napoli: infortuni colpa di sfortuna e Conte

NEWS

Corrado Saccone, ex preparatore atletico del Napoli, in una recente intervista ha affrontato temi caldi riguardanti la stagione degli azzurri, analizzando con lucidità il rendimento della squadra guidata da Antonio Conte e le difficoltà incontrate in questo campionato di Serie A.

Lo Scudetto è ormai un affare dell’Inter? Secondo lei il Napoli poteva fare di più in questa stagione?

Saccone è netto: "Quando si ottengono risultati, gran parte del merito va all’allenatore; quando non si raggiungono gli obiettivi, la responsabilità maggiore è sempre sua e del suo staff. È innegabile che senza la lunga serie di infortuni il Napoli avrebbe avuto concrete possibilità di bissare lo scudetto vinto lo scorso anno. Oltre alla sfortuna e agli imprevisti, però, qualche responsabilità sulla gestione degli infortuni va riconosciuta anche a Conte e al suo staff. Dunque, posso affermare che il Napoli avrebbe potuto certamente fare molto di più."

Le assenze pesanti e la gestione di un organico solitamente virtuoso in termini di tenuta fisica sono stati argomenti al centro della discussione, sottolineando come le difficoltà non siano soltanto frutto del caso, ma anche di fattori tecnici e gestionali.

Qualora Antonio Conte lasciasse il Napoli, chi vede come possibile sostituto ideale sulla panchina azzurra?

Risponde Saccone con una riflessione lucida sull’ambiente napoletano, che richiede non solo capacità tecniche ma anche grande adattabilità e passione: "Ci sono molti allenatori validi in circolazione, ma Napoli è un contesto particolare, dove serve un entusiasmo infinito e il giusto spirito di adattamento. Mi piace l’idea di Fabregas come tecnico, perché credo abbia le idee giuste per guidare questo gruppo, anche se mi sembra difficile che lasci Como. Un altro profilo interessante è Simone Inzaghi, che seguo con attenzione e penso potrebbe essere adatto al Napoli."

Due indicazioni importanti che mostrano come Saccone punti su allenatori preparati, pronti a confrontarsi con le pressioni di una piazza esigente e affamata di successi.

E per quanto riguarda la Nazionale Italiana, da chi dovrebbe ripartire il commissario tecnico?

Qui l’ex preparatore atletico dà un consiglio preciso: "Io proverei ancora con Claudio Ranieri. Forse un anno lontano dalla panchina gli ha ridato la voglia e la motivazione giuste. Però credo che il problema non sia soltanto la scelta dell’allenatore."

Secondo Saccone, il vero nodo da risolvere risiede nella mentalità dei giocatori: "Bisogna cambiare la testa di chi viene convocato in azzurro. Devono comprendere meglio l’importanza e il valore di indossare la maglia della Nazionale."

Il messaggio è chiaro e diretto: rappresentare l’Italia è un onore enorme, ma anche una responsabilità che va onorata con dedizione e rispetto. Saccone conclude così:

"Chi veste la maglia azzurra ha l’obbligo morale di essere un esempio per il paese e per le future generazioni. Deve mostrare volontà di soffrire e di raggiungere obiettivi per il nome di tutti, dimostrando di essere i migliori sul campo, non chi sfoggia il tatuaggio più "cool" o l’automobile più lussuosa. Non è una critica sterile, ma il richiamo a non dimenticare mai che essere convocati in Nazionale è un privilegio che va ricambiato con umiltà."

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Capello: "Conte e Allegri top candidati per panchina Nazionale"

Fabio Capello, uno degli allenatori più esperti e rispettati del calcio italiano, ha parlato senza mezzi termini riguardo ai due candidati principali per la panchina della Nazionale azzurra: Massimiliano Allegri e Antonio Conte. Intervistato per l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, l’ex tecnico del Milan ha espresso un giudizio chiaro e coinvolgente: “Che dire, sarebbero due grandissimi candidati”.

Capello ha sottolineato come il ruolo di commissario tecnico sia “un mestiere molto diverso” rispetto alla conduzione di una squadra di club. Nel caso di Conte, allenatore attualmente al Napoli, l’esperienza pregressa con la Nazionale rappresenterebbe un punto a suo favore: “Conte lo conosce già? E per lui sarebbe un punto a favore. Nel caso tornasse sulla panchina azzurra, saprebbe già cosa lo aspetta, anche se ovviamente lo scenario è cambiato rispetto a dieci anni fa”. Il riferimento è al biennio 2014-2016, periodo durante il quale Conte guidò la Nazionale con risultati positivi, culminati con una buona prestazione agli Europei 2016, in cui però, ricorda Capello, “c’erano anche altri giocatori” di valore.

Per quanto riguarda Allegri, che negli ultimi anni ha guidato con successo squadre di grande prestigio in Serie A e in Europa, Capello ha rimarcato le sue qualità di intelligenza tattica e capacità di apprendimento rapido: “Max è un tipo sveglio, ci metterebbe poco a capire il meccanismo. Ma è chiaro che un minimo di tempo gli sarebbe necessario”.

Il tecnico di Pieris non nasconde tuttavia che l’esperienza da ct richiederebbe ad Allegri un adattamento, soprattutto per quanto riguarda la quotidianità differente rispetto a quella del club: “Un problema non vivere la quotidianità? Non credo, sarebbe semplicemente differente. Come ho detto, Max è intelligente e capirebbe in fretta come muoversi”.

Capello ha poi fatto un confronto interessante tra i due allenatori, focalizzandosi su un aspetto cruciale per un commissario tecnico, ovvero la gestione della comunicazione con giocatori, stampa e ambiente: “Chiaro però che all’inizio per lui sarebbe una novità, mentre per Antonio no. Allegri, invece, ha qualcosa in più a livello comunicativo e da ct è un aspetto molto importante. In passato, Conte è stato in alcune occasioni meno diplomatico”.

Un’analisi lucida e precisa, quindi, quella di Capello, che riconosce le qualità di entrambi i tecnici ma evidenzia le differenze che potrebbero emergere nel delicato ruolo di allenatore azzurro. Antonio Conte, reduce da un intenso percorso sulla panchina del Napoli, portando la squadra a nuovi livelli in Serie A e Champions League, potrebbe trovare naturale il ritorno in Nazionale, vista la sua conoscenza diretta del contesto e delle aspettative. Allegri, dal canto suo, ha il carisma e la capacità comunicativa per ricoprire con successo il ruolo, pur necessitando di un periodo di ambientamento.

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