lunedì 4 maggio 2026

Ecco tre allenatori vincenti: la nuova generazione in Europa

Cronaca Sportiva

Un trionfo netti e meritato: Cristian Chivu e la sua Inter conquistano la Serie A con autorevolezza. Alla sua prima stagione completa da tecnico nel calcio di alto livello, dopo aver garantito la salvezza al Parma in un breve periodo, il giovane allenatore rumeno ha trasformato l’Inter in una macchina vincente, capace di dominare fin dall’avvio. La rivoluzione tanto attesa dalla società nerazzurra si è concretizzata sul campo, registrando una stagione di grande qualità e convinzione. Così il presidente Giuseppe Marotta ha espresso ieri sera in occasione della festa scudetto: "Credo possa essere l'allenatore dell'Inter ancora per tanti anni", sottolineando la fiducia e la fiducia riposta in Chivu dopo una stagione che ha spento le delusioni dello scorso anno e rilanciato con forza il club milanese.

Una curiosità da non sottovalutare emerge dai numeri di questa Serie A: era da tempo immemorabile che il titolo non veniva vinto da una squadra distante dalla vetta nella classifica difensiva. L’Inter di Chivu, infatti, si colloca soltanto sesta per gol subiti, ma può vantare un poderoso attacco con 30 gol in più rispetto al Napoli, arrivato secondo, forte di un reparto offensivo completato dai due primi marcatori della classifica cannonieri. La filosofia nerazzurra, improntata a segnare almeno un gol in più degli avversari, è la chiave di volta del successo, incarnando quel calcio moderno ed offensivo che si ispira a un modello europeo di riferimento: il sorprendente PSG-Bayern Monaco 5-4, autentico spettacolo di tecnica e spettacolo.

In Germania, intanto, continua a brillare un’altra giovane guida tecnica d’eccellenza: Vincent Kompany, manager classe 1986 alla guida del Bayern Monaco. Anche lui ex difensore di carattere, Kompany è stato scelto più per le sue doti personali e di leadership che per un curriculum tecnico già consolidato. Un azzardo che però sta dando i suoi frutti, visto che il Bayern non è solo la squadra dominante degli ultimi due anni in Bundesliga, ma diventa un esempio da seguire a livello globale grazie anche ai 171 gol realizzati in stagione, una cifra monstre nel calcio europeo.

Nel contesto del calcio internazionale, resta viva la straordinaria impronta del calcio offensivo e della costruzione di un ambiente solido e sereno, elementi chiave anche per Francesco Farioli, giovane manager italiano classe 1989, artefice del trionfo del Porto sul campionato portoghese. Con una difesa rocciosa e tante soluzioni offensive, anche dopo l’infortunio che ha privato la squadra del centravanti Samu Omorodion da metà febbraio, Farioli ha guidato i Dragoes a dominare i rivali Benfica e Sporting dall’inizio alla fine.

Il panorama europeo del calcio di vertice vede dunque una nuova generazione di allenatori emergenti pronti a lasciare il segno. Accanto a Chivu, Kompany e Farioli, spicca anche il nome di Mikel Arteta, tecnico classe 1982 del Arsenal. Il suo futuro resta aperto a ogni possibilità: può diventare un’icona di questa nuova leva di allenatori o rimanere nella lotta ardua per i titoli, combattendo contro giganti come Guardiola, che ambisce a superarlo, o l’esperto Simeone, pronto ad affrontarlo nelle prossime sfide all’Emirates.

Infine, merita una doverosa precisazione: nella stagione appena conclusa e che ha visto l’Inter trionfare, il Napoli è stato guidato da Antonio Conte, figura di grande esperienza e carisma, il cui apporto alla squadra partenopea è stato decisivo, pur non bastando per strappare lo scudetto ai nerazzurri di Chivu.

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domenica 3 maggio 2026

Valzer panchine Serie A: guida completa a cambi e novità

La stagione di Serie A si avvicina alla sua fase cruciale e il valzer delle panchine s’annuncia già infuocato. Partiamo dall’Inter, che ha scelto la linea della continuità: niente rivoluzioni. La dirigenza nerazzurra punta tutto su Christian Chivu, riconfermato alla guida tecnica nella speranza di bissare successi e arricchire ulteriormente il proprio palmares. Una scelta che ribadisce come una squadra vincente non abbia bisogno di cambi radicali.

Ma la vera attesa è tutta per l’Italia, con i riflettori puntati sulle decisioni che riguarderanno i grandi tecnici: i nomi caldi restano quelli di Massimiliano Allegri, Antonio Conte e Roberto Mancini. Sullo sfondo, il sogno (improbabile) di Pep Guardiola continua a far sognare tifosi e addetti ai lavori. Il Milan, ad esempio, è in attesa di definire il proprio futuro tecnico: i rossoneri hanno da poco incontrato Allegri, in un confronto nel quale il tecnico livornese ha espresso la propria disponibilità a proseguire sulla panchina rossonera, pur senza chiudere del tutto alla suggestione di un ritorno in Nazionale.

Il Napoli vive invece un momento di incertezza. Antonio Conte potrebbe lasciare i partenopei e, a breve, è previsto un summit con il presidente Aurelio De Laurentiis per discutere del futuro. Al momento, la società partenopea ha in mente nomi come Vincenzo Italiano oppure Raffaele Palladino come possibili eredi in caso di addio del tecnico leccese. L’ipotesi Conte rappresenta senza dubbio una delle tematiche più calde sul mercato delle panchine, specie considerando le ambizioni del Napoli di tornare a competere per lo scudetto.

Il Bologna guarda al futuro con prudenza: la società, infatti, ha proposto il prolungamento dell’accordo al proprio allenatore, ma sarà fondamentale un chiarimento sulle intenzioni di entrambe le parti. Come possibili alternative per la panchina felsinea vengono valutati anche Maurizio Sarri e Fabio Grosso, mentre l’Atalanta, dopo avere rinnovato con Raffaele Palladino, si prende tempo. In città si vocifera il nome di Thiago Motta, un’eventualità che comporterebbe però una rivoluzione tattica, con l’uscita dal consolidato modulo a tre in difesa che da anni caratterizza la squadra bergamasca.

Altri movimenti riguardano la Lazio, che sta valutando diverse piste per la guida tecnica. Si parla di Fabio Pisacane, attualmente al Cagliari, con la società sarda che spera nella sua conferma; Okan Buruk del Galatasaray; e anche di Fabio Grosso. Per il Sassuolo, invece, sono sul tavolo i nomi di Alberto Aquilani, reduce dall’esperienza al Catanzaro, e Ignazio Abate, attualmente alla Juventus Stabia.

In casa Juventus, la situazione appare più definita: la società ha deciso di confermare Luciano Spalletti alla guida della squadra per la prossima stagione. La Roma, invece, conferma la fiducia a Gian Piero Gasperini, che affronterà anche la selezione del direttore sportivo insieme al presidente Dan Friedkin.

Non mancano poi novità anche in altre piazze. Il Como punterà a riconfermare Cesc Fabregas per almeno un’altra stagione, mentre l’Udinese è chiamata a decidere sulla prosecuzione del rapporto con Kosta Runjaic, con possibili sorprese all’orizzonte. Daniele De Rossi continua ad essere un nome ambito, con diversi club di Serie A tra i quali figurano Atalanta, Bologna e Fiorentina. Il Genoa intende riconfermare il tecnico, mentre il Parma dovrebbe proseguire con Carlos Cuesta.

Infine, il Torino potrebbe cambiare guida: Roberto D’Aversa appare a rischio esonero e i candidati principali per la successione sono Gennaro Gattuso e Ivan Juric. La Fiorentina saluterà Paolo Vanoli e ha sul tavolo diverse opzioni per il futuro allenatore, tra cui Fabio Grosso, Maurizio Sarri o un mister “X” dall’estero. Le squadre più orientate a garantire innanzitutto la salvezza, come Lecce e Cremonese, stanno concentrando i loro sforzi su questo fronte, mentre Pisa e Hellas Verona bussano alla porta della Serie B per programmare il futuro.

Il mercato delle panchine in Serie A si preannuncia dunque scoppiettante, con nomi importanti e decisioni strategiche che faranno da apripista a una nuova stagione sempre più competitiva e appassionante.

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Inter campione d'Italia: Lautaro eroe, Chivu protagonista

Cronaca Sportiva

L'Inter conquista il suo ventunesimo Scudetto in una stagione straordinaria, culminata con la vittoria decisiva contro il Parma che ha certificato l’ennesimo trionfo nella storia del club nerazzurro. Un percorso tutt’altro che scontato, complicato da numerosi cambiamenti e sfide, ma che alla fine ha premiato una squadra capace di ritrovare compattezza e determinazione sotto la guida di Cristian Chivu, subentrato ad Antonio Conte sulla panchina interista. Ecco il pagellone dei protagonisti di questo trionfo in Serie A, un’analisi dettagliata di chi ha contribuito a riportare l’Inter sul tetto d’Italia.

Sommer 6 - Una stagione non all’altezza delle migliori prestazioni del portiere svizzero, chiamato a ricoprire un ruolo chiave in campo ma che ha mostrato qualche difficoltà in più rispetto al passato. Tuttavia, la sua presenza è stata un punto di riferimento importante, e le sue parate hanno contribuito al titolo, rendendo onore a quella che potrebbe essere la sua ultima annata con la maglia nerazzurra.

Martinez 6 - Pochi scampoli in campionato per il giovane portiere, con tre presenze e una porta quasi imbattuta, mentre in Coppa Italia ha disputato un ruolo da titolare fisso. Pur da comprimario, ha saputo dare il suo contributo alla causa Scudetto, dimostrando sicurezza e affidabilità ogni volta che è stato chiamato in causa.

Dumfries 7 - La sua stagione è stata segnata da un infortunio prolungato alla caviglia che lo ha tenuto lontano dal campo da fine novembre fino ad aprile, fermando la sua spinta sulla fascia destra. Fatto salvo questo lungo stop, l’olandese ha mostrato grande qualità, suggellata da una doppietta decisiva contro il Como alla trentaduesima giornata, momenti chiave ai fini della conquista dello Scudetto.

De Vrij 6 - Con appena nove presenze, di cui sei da titolare, ha comunque dimostrato di essere un elemento affidabile: ogni volta che è entrato in campo, l’Inter ha sempre raccolto punti, senza mai soccombere. La sua stagione, pur senza brillare, è stata una garanzia quando chiamato in causa.

Acerbi 6 - L’età avanza e con l’arrivo di Akanji il suo ruolo si è ridotto, con sedici presenze stagionali. Nonostante ciò, ha mantenuto un atteggiamento professionale esemplare, mettendo la sua esperienza al servizio del gruppo e aiutando i compagni più giovani.

Akanji 7,5 - Il ritiro si è rivelato un autentico colpo di mercato per il club: titolare fisso dal primo giorno, con prestazioni solide e concrete in difesa, arricchite da due gol preziosi. Un acquisto di grande spessore voluto con decisione dalla società e che rappresenta la forza del nuovo reparto difensivo nerazzurro, con la dirigenza pronta ora a blindarlo definitivamente dal Manchester City.

Carlos Augusto 6,5 - L’esterno brasiliano ha confermato la sua duttilità, diventando un terzo elemento della difesa capace di adattarsi a diverse situazioni tattiche. Il suo contributo è andato oltre le semplici statistiche (un gol e due assist), risultando spesso un’arma preziosa nel campionato di Serie A.

Bisseck 7 - Una delle sorprese più importanti della stagione. Il giovane difensore ha trovato con continuità spazio a partire dalla quindicesima giornata, diventando una colonna portante di Chivu in difesa. Con tre gol e due assist, è anche un prospetto che guarda con ottimismo al futuro nerazzurro.

Dimarco 8 - Senza dubbio uno degli uomini chiave dell’Inter campione d’Italia. Con diciotto assist segnati, ha messo a referto un record personale e di squadra difficile da battere, aggiungendo anche sei reti proprie. Il mancino di Dimarco è stato decisivo nella creazione e nella realizzazione dei gol, un perno fondamentale nell’economia dell’attacco nerazzurro assieme a Lautaro Martinez.

Bastoni 6,5 - Una stagione complicata per il difensore, tra episodi sfortunati e infortuni. Il rosso ricevuto contro la Bosnia in nazionale e i problemi fisici non gli hanno permesso di esprimersi al meglio, ma la sua dedizione non è mai venuta meno, contribuendo con costanza al successo finale.

Zielinski 8 - Se molti dubitavano della sua forma dopo il trasferimento dall’ambiente partenopeo, il centrocampista polacco ha risposto con una stagione da protagonista. Rigenerato dalla cura Chivu, è diventato il regista della squadra nei momenti di assenza di Calhanoglu, con sei gol importanti e un apporto fondamentale nella costruzione di gioco, dimostrando il suo valore anche in Serie A con la maglia nerazzurra.

Sucic 6,5 - Il giovane centrocampista ha trovato spazio e continuità, risultando una presenza preziosa e affidabile nello scacchiere interista. Con un gol e diverse buone prestazioni, ha iniziato a costruire il suo percorso nel calcio che conta, mettendo in bacheca il primo Scudetto della sua carriera.

Luis Henrique 6 - Giunto per offrire un’alternativa a Dumfries, ha sfruttato gli infortuni dell’olandese per guadagnare minuti in campo. Certamente non una stagione esaltante, ma ha comunque dato un contributo concreto con qualche gol e assist chiave, dimostrando di poter crescere nel tempo.

Frattesi 6 - Ruolo marginale per il centrocampista, che ha trovato poco spazio nel corso dell’anno. Un’annata difficile, che però si conclude con un meritato titolo anche per lui, in attesa di chiarire il suo futuro e il ruolo all’interno della rosa nerazzurra.

Diouf 6 - Poche presenze e poco spazio per il ragazzo in questa prima stagione italiana, ma il tempo è dalla sua parte. Un’annata di ambientamento che sarà utile per capire le sue reali potenzialità e il contributo che potrà dare all’Inter nei prossimi anni.

Calhanoglu 8 - Uno dei veri pilastri di questo trionfo nerazzurro, nonostante diversi stop fisici. Il turco ha siglato nove gol di grande valore, con una continuità di rendimento impressionante. È stato uno dei leader tecnici e morali, fondamentale nel riportare l’Inter sul gradino più alto dopo due anni.

Mkhitaryan 6,5 - Meno titolare rispetto al passato, ma sempre pronto a dare il proprio contributo quando chiamato in causa. La sua esperienza e la sua capacità di incidere nei momenti salienti sono state importanti, anche se resta da vedere se il futuro lo vedrà ancora protagonista con i colori nerazzurri.

Barella 7,5 - Cuore pulsante del centrocampo, tra i più utilizzati in Serie A con l’Inter, Barella ha chiuso la stagione con due gol fondamentali e numerosi momenti di leadership sia in campo che nello spogliatoio. La sua crescita continua è un elemento vitale per la squadra.

Thuram 7,5 - Tredici gol che hanno spesso fatto la differenza, soprattutto nelle fasi di assenza di Lautaro Martinez per infortunio. Ha saputo prendersi la responsabilità dell’attacco nei momenti più delicati e ha contribuito in maniera decisiva al successo finale.

Lautaro Martinez 8,5 - L’indiscusso capitano e simbolo dell’Inter campione: leader dentro e fuori dal campo, ha guidato la squadra soprattutto nella prima parte della stagione e nonostante gli infortuni ha saputo essere decisivo nel momento topico, con una doppietta contro la Roma che ha cambiato le sorti del campionato.

Bonny 7 - Al pari di Pio Esposito, è stata la rivelazione inattesa delle rotazioni offensive nerazzurre. la rete realizzata all’Olimpico contro la Roma si è rivelata cruciale e il suo equilibrio tra presenze da titolare e da subentrante ne ha fatto un elemento prezioso per l’intera stagione.

Pio Esposito 7,5 - Arrivato dalla Serie B con grandi aspettative, ha confermato il suo valore nonostante la pressione. La scelta di tenerlo, rifiutando offerte importanti, si è rivelata azzeccata: il giovane attaccante rappresenta infatti il futuro del club, arricchito dal primo Scudetto personale conquistato a soli 20 anni.

Chivu 8 - Prendere in mano l’Inter dopo l’era Conte non è stato semplice, e nemmeno raccogliere l’eredità di Inzaghi. Con grande capacità ha saputo risollevare un gruppo che l’anno precedente aveva fallito l’obiettivo triplete, ritrovando fiducia e spirito vincente. Nonostante un avvio titubante con due sconfitte nelle prime partite, dalla quarta giornata in poi la sua squadra ha ingranato la marcia vincente, superando critiche e pressioni esterne per centrare lo Scudetto. Un allenatore che ha dato una nuova identità e una spinta decisiva al ritorno al successo nerazzurro.

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Serie A, classifica aggiornata: Bologna ottavo, Cagliari +9 dalla zona rossa

Il 35° turno di Serie A vede Bologna e Cagliari dare vita a un pareggio a reti bianche al Dall’Ara, in un match che ha confermato l’equilibrio tra due squadre impegnate nella rincorsa alla salvezza e a un piazzamento di metà classifica.

Un 0-0 che accontenta un po’ tutti, soprattutto il Bologna di mister Italiano, che grazie a questo punto sale a quota 49, issandosi temporaneamente in ottava posizione, una posizione di prestigio in vista delle ultime giornate di campionato. Dall’altra parte, il Cagliari di Pisacane guadagna un punto importante per mantenere viva la speranza di evitare la retrocessione, portandosi a 37 punti, in compagnia della Fiorentina e a +9 dalla zona calda rappresentata dalla Cremonese.

Il match al Dall’Ara è stato molto combattuto, con entrambe le squadre attente a non scoprirsi troppo. Il Bologna ha provato a gestire il pallone con intelligenza, cercando di creare spazi ma senza riuscire a finalizzare, mentre il Cagliari ha puntato su una fase difensiva solida, mai disposta a lasciare campo libero agli avversari. Il risultato finale dunque rispecchia la sostanza di una partita molto tattica, dove le occasioni più nette sono state poche e il punteggio finale non si è sbloccato.

Da sottolineare anche la riluttanza offensiva delle due squadre, molto attente a non prendere rischi in una fase cruciale del campionato. Per il Bologna, posizionato a metà classifica e ormai lontano dai pericoli della zona retrocessione, il pareggio è un risultato utile per consolidare il proprio posto nella parte destra della classifica. Il Cagliari, invece, conferma di voler mettere quanti più punti possibile in saccoccia per evitare di finire invischiato nella lotta salvezza.

La classifica aggiornata di Serie A dopo il 35° turno evidenzia chiaramente le dinamiche attuali del campionato. In vetta, l’Inter mantiene il comando a quota 79 punti con una partita in meno rispetto alle inseguitrici. Il Napoli di Antonio Conte, con 70 punti e ancora una gara da disputare, resta agguerrito nella corsa allo scudetto, seguito dal Milan a 67 e dalla Juventus a 64.

Le squadre della zona alta e di metà classifica si presentano così:

Inter 79 (34 partite giocate) Napoli 70 (35) Milan 67 (34) Juventus 64 (34) Como 62 (35) Roma 61 (34) Atalanta 55 (35) Bologna 49 (35) Lazio 48 (34) Udinese 47 (35) Sassuolo 46 (34) Parma 42 (34) Torino 41 (35) Genoa 40 (35) Cagliari 37 (35) Fiorentina 37 (34) Lecce 32 (35) Cremonese 28 (34) Verona 19 (34) Pisa 18 (35)

Questa classifica testimonia il fermento di questo finale di stagione, con molte squadre ancora coinvolte nella lotta per i rispettivi obiettivi. In particolare, la corsa per il tricolore vede Napoli e Inter protagoniste, con Antonio Conte chiamato a guidare i partenopei verso il sogno scudetto, mentre le squadre di media classifica devono ancora definire la loro posizione definitiva in vista dell’imminente chiusura del campionato.

Il Bologna continua quindi il suo cammino verso una tranquilla salvezza, mentre il Cagliari, pur lontano dai riflettori, lotta con determinazione per mantenere la Serie A anche nella prossima stagione.

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Napoli, Juan Jesus torna a Castel Volturno ma futuro incerto

Il futuro di Juan Jesus torna a essere un tema centrale in casa Napoli, tra dinamiche di campo e valutazioni di mercato. Il difensore brasiliano, infatti, è stato assente negli ultimi giorni agli allenamenti a Castel Volturno per motivi personali, ma è atteso al centro sportivo alla ripresa della preparazione prevista per martedì. Una situazione che, secondo le ultime indicazioni, sembra prossima a una rapida normalizzazione.

Tuttavia il nodo più importante riguarda il destino del classe 1991 in azzurro. Il contratto di Juan Jesus è in scadenza, e, nonostante i contatti continui, al momento non si è ancora trovato un accordo per il rinnovo. Questo scenario spinge sempre più verso una separazione a fine stagione. La sensazione è che la permanenza del difensore non rientri nei piani del tecnico Antonio Conte e della società, che guarda con attenzione alle possibili nuove soluzioni in difesa.

Tra le ipotesi che circolano in questi giorni, quella di un ritorno in Sudamerica sta acquisendo sempre più credibilità. In particolare l’Atlético Mineiro sembra interessato a Juan Jesus, che dopo diverse stagioni in maglia azzurra potrebbe rilanciarsi in Brasile. Il club brasiliano è noto per aver accolto ex giocatori europei con esperienze significative, e il nome del difensore partenopeo si inserisce bene in questa prospettiva.

Dunque, dopo anni di impegno e contribuiti importanti con la maglia del Napoli, il percorso di Juan Jesus sembra avviato verso i titoli di coda. Le prossime settimane saranno decisive per definire con precisione i dettagli dell’addio e il possibile nuovo capitolo della carriera del giocatore.

L’edizione odierna de Il Mattino conferma questa impostazione, restituendo un quadro chiaro e aggiornato sulle trattative e sulle opportunità che attendono il difensore brasiliano. Nonostante l’assenza negli ultimi giorni, la volontà del club è quella di mantenere un confronto aperto fino al termine della stagione, per gestire al meglio il futuro della rosa e le strategie per il prossimo mercato estivo.

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Veneto: tutte festeggiano tranne il Verona, che riparte da Sogliano

Il Veneto festeggia a suon di successi tra promozioni e salvezze sui campi professionistici, ma c’è una nota amara che spezza l’armonia: l’Hellas Verona è ufficialmente retrocesso dalla Serie A. La matematica condanna è arrivata venerdì scorso, con la vittoria del Lecce che ha sancito la fine di un incubo per i gialloblù, ora chiamati a raccogliere i cocci e programmare la risalita.

Nel frattempo, tutto il resto della regione può brindare. Il Venezia torna nella massima serie con merito, mentre il Padova centra una tranquilla salvezza in Serie B. Dal basso verso l’alto, il Vicenza si è imposto con autorità in Serie C, dominando il proprio campionato, così come il Treviso in Serie D. Da segnalare anche la grande impresa della Dolomiti Bellunesi, che ha ottenuto la salvezza nella terza serie, una boccata d’ossigeno fondamentale in chiave futura e per lo sviluppo del calcio locale.

Per l’Hellas Verona, ora inizia una nuova fase, una sorta di conto alla rovescia verso la prossima stagione in Serie B. Il tecnico Paolo Sammarco, chiamato a guidare la squadra nelle ultime quattro giornate di campionato, dovrà trasformare le partite residue in occasioni di crescita e sperimentazione, gestendo la rosa come se fossero preparatori precampionato. Lo sguardo è infatti rivolto al futuro, con la possibilità di valorizzare quei calciatori destinati a far parte del progetto 2024/2025 o, al contrario, di mettere in mostra chi potrebbe essere ceduto sul mercato.

Parallelamente, sul fronte societario, si muovono passi importanti. Sul punto di essere concluso c’è il rinnovo contrattuale di Sean Sogliano, il direttore sportivo che sta diventando sempre più un punto di riferimento per l’Hellas, soprattutto in un momento di profondo cambiamento. La proprietà del club è recentemente passata nelle mani di un fondo americano, una nuova realtà chiamata a rilanciare la squadra e ridisegnarne ambizioni e strategie.

Il lavoro di Sogliano non si limita al mercato e alla prima squadra. Nelle scorse settimane, infatti, il direttore sportivo non ha mancato di supportare anche la crescita del vivaio gialloblù, come dimostra la sua presenza alla partita decisiva della squadra Primavera. Il Verona ha ottenuto la salvezza in Primavera 1 grazie a una convincente vittoria per 5-2 contro il Napoli, un risultato che mette in evidenza la qualità e la solidità del settore giovanile, cruciale per lo sviluppo e la programmazione futura della società.

Con l’addio definitivo alla Serie A, Hellas Verona e la sua dirigenza si trovano davanti a una sfida di grande responsabilità e impegno. Il prossimo campionato di Serie B dovrà rappresentare la rampa di lancio per un rilancio sportivo e societario, con la convinzione che, grazie alla professionalità di figure come Sogliano e al progetto ambizioso della nuova proprietà americana, la scalata verso la massima serie non sarà solo un sogno, ma un obiettivo concreto.

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sabato 2 maggio 2026

Sosa sul Napoli: "Prestazione orrenda, ma si parla solo del punto"

Al termine del pareggio senza reti tra Napoli e Como, l’ex attaccante azzurro Roberto El Pampa Sosa ha voluto esprimere il suo giudizio severo sulla prova della squadra allenata da Antonio Conte. Intervistato da Tele A, l’argentino non ha esitato a sottolineare le criticità emerse, andando oltre il semplice risultato.

“Il problema è sempre la narrazione”, ha esordito Sosa. “C’è chi potrebbe dire che conquistare un punto contro il Como è importante per blindare la qualificazione in Champions League, ma questo non è il punto centrale. Il vero nodo riguarda la prestazione. Se si continua a ragionare solo sul risultato, si rischia di ripercorrere nuovamente la stagione precedente con un rendimento di 30 punti in 36 partite. Non possiamo accontentarci solo di un punto in mezzo alla settimana, non può andare sempre bene così.”

Il commento di Sosa è arrivato come una netta bocciatura del modo in cui il Napoli ha interpretato la gara sul piano del gioco e della competitività. “Questa prestazione è orrenda, bisogna dirlo chiaramente”, ha continuato l’ex attaccante partenopeo. “Non si può limitarsi ad analizzare solo il punto ottenuto.”

Il Napoli, che sotto la guida di Antonio Conte punta a consolidare la propria presenza nelle prime posizioni della Serie A e a competere ad alto livello in Champions League, sembra aver mostrato contro il Como un volto ben lontano dagli standard richiesti per una squadra ambiziosa. La partita, giocata in casa, ha evidenziato una mancanza di incisività e una difficoltà a creare occasioni da rete contro un avversario che, pur essendo una formazione neopromossa, ha saputo chiudersi con ordine e mettere in difficoltà gli uomini di Conte.

Il pareggio a reti bianche lascia quindi più di un interrogativo sul momento degli azzurri: se da un lato serve comunque guardare il lato positivo di aver mantenuto l’imbattibilità in campionato, dall’altro la mancanza di brillantezza e la scarsa pericolosità offensiva sono segnali che non possono essere sottovalutati, soprattutto a pochi mesi dal rush finale della stagione.

Conte, chiamato a gestire una rosa ambiziosa e costruita per puntare ai massimi traguardi, dovrà inevitabilmente lavorare sull’impatto emotivo e tecnico della squadra nelle partite meno “appariscenti” per evitare di incappare in prestazioni al di sotto delle aspettative. Il messaggio di Sosa, con la sua esperienza vissuta proprio al Napoli, suona come un campanello d’allarme importante sul progetto e sulla volontà di non accontentarsi di mezze misure.

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