mercoledì 1 aprile 2026

Gattuso: "Spero di fare meno danni con lo zero pressing"

«Spero di fare meno danni possibili». Sono state queste le parole di Gennaro Gattuso alla vigilia della delicatissima sfida tra Italia e Bosnia, disputata lunedì sera a Zenica. Parole che, pur sussurrate con cautela, sembravano già prefigurare un match difficile, segnato da scelte tattiche e prestazioni fatte di sofferenza e poca brillantezza.

L’Italia è scesa in campo con un piano abbastanza chiaro, ma sicuramente non ambizioso: cercare un vantaggio iniziale, resistere alla pressione avversaria e chiudere il match con un 2-0 che sancisse il passaggio al Mondiale. In realtà, quanto è accaduto ha raccontato un’altra storia. La squadra di Gattuso è apparsa troppo passiva: zero pressing alto, nessuna spinta offensiva significativa, limiti che si sono tradotti in una supremazia netta da parte dei bosniaci, capaci di produrre 30 tiri contro i soli 9 degli azzurri.

Le scelte di formazione non hanno aiutato a cambiare le sorti della partita. Un Dimarco visibilmente spompato, l’utilizzo di Bastoni come centrale difensivo, e soprattutto l’inserimento di Palestra sulla fascia destra in luogo di Politano hanno finito per alterare gli equilibri. Dal reparto avanzato, invece, Kean è sembrato incapace di reggere novanta minuti di gara, a differenza di Dzeko, la cui esperienza nei tempi supplementari si è fatta pesare. A complicare il quadro, inoltre, l’espulsione di Palestra, episodio contestato per la mancata ammonizione dell’avversario, il cosiddetto "braccio galeotto".

Già prima della sfida contro la Bosnia, Gattuso aveva anticipato la sua idea di squadra, riferendosi al match con l’Irlanda: «Forse non abbiamo giocato in maniera ultraoffensiva e ci sta essere meno brillanti. Preferisco in questo momento una squadra che stia bene in campo, che soffra meno, per essere meno bellini. Pensiamo al concreto». A conti fatti, però, il «pensare al concreto» non è bastato.

La pressione sul portatore di palla avversario, fulcro di una possibile svolta tattica, si è vista solo nei minuti centrali del secondo tempo, quando finalmente l’Italia ha avuto qualche chance concreta per segnare il secondo gol. Ma con un uomo in meno, e una squadra schiacciata nella propria metà campo, l’obiettivo è diventato impossibile da raggiungere.

Al termine, la delusione è enorme: l’Italia non parteciperà alla Coppa del Mondo, dopo aver mancato la qualificazione in uno spareggio dal sapore amaro in cui l’equilibrio tattico e le scelte di Gattuso non sono bastate a superare la Bosnia. Una serata che lascia aperti molti interrogativi sul futuro e sulla costruzione di un nuovo progetto azzurro capace di tornare protagonista nella scena internazionale.

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ADL spinge Malagò per presidente FIGC: Italia forte in 2 anni

Nel giorno successivo alla drammatica eliminazione della Nazionale italiana dai playoff di qualificazione ai Mondiali, un risultato che ha segnato la terza eliminazione consecutiva di fila in questa fase, Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha voluto intervenire con forza sulle dinamiche dirigenziali del calcio italiano. Intervistato a Radio CRC, ADL ha lanciato un chiaro segnale auspicando un cambiamento alla guida della FIGC, sostenendo apertamente la candidatura di Giovanni Malagò, già presidente del CONI, come possibile successore dell’attuale numero uno, Gabriele Gravina, molto contestato e ora sotto pressione anche da parte della politica.

“Il mondo dello sport, dove c’è lo Stato coinvolto, ha dimostrato di saper raggiungere grandi obiettivi – ha affermato De Laurentiis –, lo abbiamo visto alle recenti Olimpiadi invernali e estive. Malagò è una figura che ha lavorato in modo eccellente, impeccabile sotto il profilo professionale e nel calcio, oggi più che mai, serve un reset totale, senza paura né vergogna, per ripartire da zero”, ha aggiunto il patron partenopeo. Parole forti che evidenziano la necessità di un rilancio profondo del sistema calcio italiano, uscito con le ossa rotte dagli ultimi fallimenti internazionali.

De Laurentiis ha poi sottolineato le qualità umane e professionali di Malagò, rimarcando la sua esperienza e la sua mentalità vincente. “Giovanni è un grande professionista, sempre pronto a dare e non solo a prendere. Nella nostra società, purtroppo, sembra che molti vogliano occupare ruoli per beneficiare, senza comprendere che per ricevere bisogna prima dare. Malagò è umile, serio e sarebbe in grado di far risalire rapidamente il calcio italiano”, ha affermato ADL con convinzione.

Il presidente del Napoli si è spinto oltre, lanciando un pronostico ambizioso sul futuro della Nazionale azzurra sotto una nuova guida federale: “Se domani mattina Malagò prendesse in mano la FIGC, sono certo che entro un biennio il nostro calcio potrebbe tornare ai livelli di un tempo, competitivo e protagonista a livello internazionale.”

Queste dichiarazioni arrivano in un momento delicato per il calcio italiano, segnato non solo dall’uscita prematura ai playoff mondiali, ma anche da un clima di crescente insoddisfazione e critiche verso la dirigenza. Il Napoli, guidato dall’allenatore Antonio Conte, è uno dei club di punta della Serie A quest’anno e beneficia di una gestione societaria che punta alla serietà e al progetto di lungo termine, in netto contrasto con le attuali difficoltà che attanagliano il movimento nazionale.

Con l’ipotesi Malagò al timone della FIGC che prende corpo grazie anche a sostenitori autorevoli come De Laurentiis, si apre una fase di confronto e riflessione su ciò che serve per il rilancio del calcio italiano. La parola ora passa ai protagonisti della politica sportiva e ai club, chiamati a una scelta che potrebbe determinare il futuro del nostro movimento calcistico per i prossimi anni.

Clicca qui per rileggere le parole di De Laurentiis a Radio CRC

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