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È ufficiale: l'Hellas Verona retrocede in Serie B. Nonostante manchino ancora quattro giornate alla fine del campionato, la matematica decisione è ormai arrivata. L’annata 2025/26 rischia di essere una delle peggiori nella storia del club scaligero nella massima serie, almeno a livello di risultati. Dall’introduzione della regola dei tre punti per vittoria, il Verona aveva fatto registrare il peggior punteggio nella stagione 2017/18 con 25 punti. Prima di allora, i segni negativi vennero dal campionato 1978/79, quando il club raccolse appena 15 punti in un torneo a 16 squadre, e dal 1991/92 con 21 punti, ma con la vittoria che valeva due punti.
Questa stagione travagliata ha preso una piega negativa fin da subito, trasformandosi in una lenta agonia che ha infine condannato il Verona alla retrocessione. Ma come si è arrivati a questo triste epilogo? Ricostruiamo cinque momenti chiave di un campionato che ha segnato la caduta dei gialloblu.
1) L’illusione di una svolta
Dall’0-0 casalingo contro la Cremonese del 15 settembre 2025 fino al 2-2 contro il Cagliari del 26 ottobre, si è respirata una flebile speranza tra i tifosi scaligeri. Nonostante le difficoltà e i pochi punti, la squadra ha dimostrato di poter mettere in difficoltà avversari più quotati. La retroguardia sembrava solida, e la discussione ruotava soprattutto intorno alla mancanza di gol da parte di due elementi chiave come Orban e Giovane, con il pensiero speranzoso: "Quando si sbloccano quei due...". La squadra ha mostrato qualche buona prestazione, tra cui quella contro la Cremonese con ben 29 tiri verso la porta avversaria e l’1-1 con la Juventus. Anche le sconfitte di misura, come quella maturata negli ultimi minuti contro Inter e Roma, denotavano un Verona capace di lottare. Tuttavia, nonostante la qualità mostrata sul campo, il quadro della classifica restava amaro e la squadra si trovava già in fondo al gruppo.
2) I dubbi e le fragilità
Il Verona non merita la posizione in classifica che occupa, ma il destino sembra segnato. Emergono infatti tutti i limiti caratteriali di un gruppo che sembra mancare di personalità e compattezza, elementi fondamentali per una lotta salvezza. Il tasso tecnico, almeno sulla carta più alto rispetto alla stagione precedente, risulta poco amalgamato e incapace di reggere la pressione delle partite decisive. A complicare il quadro un’infinita serie di infortuni, con tempi di recupero spesso ben più lunghi del previsto. Quando arriva il momento di lottare sul serio, il Verona perde quasi sempre. L’amara realtà si materializza in partite cruciali come Verona-Parma (1-2), con un gol subito dopo un errore incredibile proprio di Giovane, finora uno dei pochi a brillare, segnale evidente che la stagione è fuori controllo.
3) Il fuoco di paglia
A dicembre sembrava possibile un’inversione di rotta. Nel giro di pochi giorni, dal 6 al 14 dicembre, il Verona ha inflitto un pesante 3-1 all’Atalanta e subito dopo ha conquistato un prezioso successo per 2-1 in casa della Fiorentina. Due vittorie che hanno offerto una speranza di risalita e una boccata d’ossigeno nel cuore della lotta salvezza. Ma purtroppo si è trattato soltanto di un fuoco di paglia, un’illusione destinata a svanire rapidamente.
4) Lo sconforto e i silenzi del mercato
Il 19 gennaio 2026 il Verona torna a pareggiare 0-0 contro la Cremonese, ma questa volta il risultato genera solo sconforto. La squadra ha presentato una linea difensiva con giocatori inattivi da mesi o addirittura esordienti in Serie A come Slotsager, a testimonianza delle difficoltà e della scarsità di alternative. In fase di mercato aperto da tre settimane, la società mantiene un silenzio assordante, decisamente fuori luogo in un momento di emergenza. La sensazione è che il Verona abbia perso un’importante occasione per interrompere la serie negativa durante un periodo cruciale, scivolando così lentamente verso la condanna. A peggiorare la situazione arriva anche la cessione di Giovane al Napoli di Antonio Conte, un colpo che pesa molto in una squadra già alla frutta.
5) La resa definitiva
Il 31 gennaio il Verona subisce una pesante sconfitta per 4-0 a Cagliari, che porta all’esonero di Paolo Zanetti. Il cambio alla guida tecnica sembrava una mossa necessaria per dare nuova linfa al gruppo, ma i problemi erano troppo radicati per essere risolti rapidamente. Il 6 febbraio, nella fondamentale sfida contro il Pisa – ultima in classifica – i gialloblu impattano 0-0 in una gara giocata senza energia e senza orgoglio. L’esordio in panchina per Hiljemark da un lato e Sammarco dall’altro non porta alcuna scossa. La paura e la rassegnazione dominano la scena, anticipando il nostro presagio: il cambio tecnico non sarà il punto di inversione di un trend ormai compromesso da tempo.
Ora, con la retrocessione certa, il Verona dovrà riflettere su una stagione da dimenticare, fatta di buoni propositi mai concretizzati e di una squadra incapace di trovare coesione e continuità. Un torneo che si potrebbe ricordare come uno dei peggiori dell’era moderna per numeri e risultati. Mentre la lotta per la salvezza prosegue ancora in Serie A, il club gialloblu è costretto a preparare la nuova sfida in Serie B con l’obiettivo di risalire il prima possibile.
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