Una testimonianza intensa e sincera quella di Ezequiel Lavezzi, l’ex attaccante del Napoli e della Argentina, che si è raccontato senza filtri ai microfoni del Corriere della Sera. Poche parole, ma piene di emozione e riflessione, in cui il “Pocho” ripercorre un 2023 molto difficile sotto il profilo personale e psicologico, un anno in cui depressione e ansia hanno rischiato di sopraffarlo. "Ho avuto un profondo malessere, ho conosciuto l’oscurità. Mi ha salvato la nascita del mio secondo figlio Vittorio", ha confessato con il cuore in mano.
Una lotta interiore dura, fatta di "pensieri negativi continui", che si è aggravata anche a causa delle voci di corridoio attorno alla sua persona. Lavezzi rivela come quella situazione lo abbia ferito profondamente, ma fuori dal suo controllo: "Ho toccato il fondo, ma sono risalito grazie a mia moglie, alla mia famiglia e agli psicologi che mi hanno seguito. Ora dico a chi soffre: chiedete aiuto, non siete soli".
Con la consapevolezza che viene dall’esperienza, l’ex stella azzurra ha anche ripercorso il suo rapporto con il calcio, un amore che rimane intatto ma che non sente più come una necessità: "Il pallone sarà sempre il mio migliore amico, ma il calcio non mi manca. Mi sono ritirato presto, a 34 anni, perché ero stanco e sentivo che era arrivato il momento di smettere. Volevo farlo quando ero ancora ad alti livelli, per rispetto verso il calcio".
Lavezzi non nasconde come il calcio rappresentasse per lui molto più di uno sport, soprattutto in un contesto difficile come quello del suo quartiere d’origine in Argentina. "Il pallone mi ha salvato; lì si spacciava, si girava armati. Senza il calcio non so come sarebbe andata. Paradossalmente, tra i 13 e i 15 anni pensavo di smettere e fare l’elettricista", confessa.
Infine, l’ex attaccante ripercorre con passione gli anni vissuti al Napoli, dal 2007 al 2012, anni che hanno segnato indelebilmente la sua carriera e il suo legame con la città: "La prima squadra a volermi fu l’Atalanta, che era anche disposta a pagarmi quanto chiedevo. Poi arrivò il Napoli e rinunciai anche a dei soldi per andarci. Per noi argentini Napoli è la città di Maradona, non potevo rifiutare".
In quegli anni al San Paolo, Lavezzi fu travolto dall'affetto dei tifosi e dalla passione che solo la città partenopea sa regalare. "Riuscimmo a portare il Napoli in Champions League, era quasi una follia al tempo. Fui cercato da tutte le grandi squadre, ma per me in Italia esisteva solo il Napoli". Un legame, dunque, che va oltre il calcio e che ancora oggi lo rende orgoglioso di quei momenti.
Il passato glorioso nel Napoli, oggi guidato da Antonio Conte, si lega dunque a un presente di rinascita per Lavezzi. Dopo anni difficili, la stella argentina ha ritrovato nuova forza grazie soprattutto alla famiglia e alla volontà di non arrendersi mai, insegnamento prezioso che condivide con chi sta vivendo una situazione simile.
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