Si è chiuso ufficialmente il sipario sulla Serie A 2024, sancendo con l’ultima giornata la fine di un’annata difficile per il Pisa. La retrocessione matematica era già arrivata con tre turni d’anticipo, al termine della sfida casalinga contro il Lecce nella notte del 1° maggio. Ora per i nerazzurri è il momento di metabolizzare l’amarezza e guardare avanti, rituffandosi in quel campionato di Serie B che conoscono fin troppo bene: quella 2024-2025 sarà infatti la loro 39esima partecipazione al torneo cadetto, quasi a pari merito con le 43 stagioni trascorse in Serie C e da sommare alle 18 annate disputate in massima serie. Dopo un ciclo di sei stagioni consecutive tra il 2019 e il 2025, il Pisa è chiamato a ripartire dalla Serie B con una riorganizzazione attenta sia dal punto di vista tecnico sia gestionale.
Il rendimento stagionale, però, lascia poco spazio alle interpretazioni: i numeri raccontano una realtà dura e impietosa, che ha visto il Pisa chiudere con la peggior difesa dell’intero campionato, incassando ben 71 gol, e un attacco incapace di andare oltre i 26 gol totali. L’inesorabile cattiveria della Serie A ha punito senza pietà le lacune strutturali dei toscani. Soltanto due le vittorie stagionali, entrambe ottenute tra le mura amiche dell’Arena Garibaldi, con un desolante zero in fatto di successi in trasferta. Spicca, però, il ricordo del successo rocambolesco contro il Cagliari, raggiunto nonostante l’inferiorità numerica e una prestazione fatta di cuore e corsa, testimoniata dagli oltre 112 km coperti in quella gara. Tuttavia, questi sprazzi di orgoglio non sono bastati a evitare quel baratro che si è tradotto in nove sconfitte consecutive nelle ultime giornate.
Nel tentativo di invertire la rotta, la società ha operato un cambio in panchina, sostituendo Alberto Gilardino con Oscar Hiljemark. La speranza di ritrovare continuità e risultati, però, è rimasta delusa: sotto la guida dello svedese il Pisa ha totalizzato appena una vittoria, quella storica contro il Cagliari, un pareggio a reti bianche sul campo del Verona e ben 13 sconfitte. I numeri testimoniano una crisi profonda: solo 7 reti messe a segno con Hiljemark in panchina, mentre la difesa ha subito un vero e proprio tracollo in trasferta, subendo 19 gol in 7 gare esterne e segnando soltanto un gol, opera di Moreo nella gara conclusiva ormai senza obiettivi.
Nonostante questa stagione negativa il Pisa ha comunque guadagnato il rispetto di molti addetti ai lavori, a testimonianza dell’impegno e della voglia di lottare fino alla fine. Personalità di rilievo come Daniele De Rossi hanno elogiato il coraggio della squadra, mentre Massimiliano Allegri ha sottolineato la capacità dei nerazzurri di spezzare i ritmi degli avversari. Anche Cesc Fàbregas, nonostante la netta sconfitta per 0-3 con il suo Como, ha riconosciuto il sacrificio del Pisa, così come gli applausi ricevuti dal portiere avversario Wladimiro Falcone rivolti al pubblico pisano nel momento ufficiale della retrocessione. Tuttavia, la pazienza della tifoseria si è esaurita con la lunga serie negativa, sfociando in una dura contestazione nello stadio durante l’ultima gara casalinga, disputata contro il Napoli di Antonio Conte, squadra che ha dominato la stagione con il suo gioco aggressivo e diretto. La Curva pisana ha mandato un chiaro segnale: il credito acquisito con la storica promozione è finito, e la piazza chiede un deciso cambio di passo.
Di fronte a questa crisi, la proprietà del Pisa ha scelto la strada della calma e della strategia, rifiutando di inseguire facili soluzioni con acquisti costosi o nomi altisonanti per tentare una salvezza estemporanea. In un periodo caratterizzato da molteplici crisi societarie e da club schiacciati da rose troppo onerose, il club toscano ha optato per la solidità economica e la sostenibilità, consapevole che solo una programmazione oculata può assicurare un futuro stabile. La società ha sintetizzato questo nuovo approccio con una metafora suggestiva: gli allenatori, i giocatori e i dirigenti sono «gli alberi», ma la società resta la «foresta». Anche se l’«albero» della prima squadra in Serie A è caduto, la «foresta nerazzurra» continua a crescere.
La recente posa della «prima pianta» del nuovo Training Centre rappresenta un segnale concreto di questa volontà di crescita. Si tratta di un’infrastruttura d’avanguardia pensata per colmare, attraverso investimenti mirati e valorizzazione del territorio, quel divario di bacino d’utenza che la costringe a misurarsi con club più strutturati in Serie A. È questo un progetto di lungo respiro, indispensabile per impostare una costruzione solida e duratura.
Si volta quindi pagina dopo un capitolo sportivamente oscuro, ma con il Pisa che retrocede senza debiti e con gestione oculata. La sfida per il club, adesso, è chiara: riconquistare la fiducia dei tifosi, trasformare la Serie B in un palcoscenico stabile e tornare a costruire un percorso di crescita tecnico-tattica e societaria più solido e ambizioso. Solo così sarà possibile tornare, prima o poi, a sognare la permanenza tra i grandi del calcio italiano.
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