venerdì 10 aprile 2026

Solo il 3% dei gol in Champions è italiano: 48 su 1463

Dati e statistiche

Qual è il peso degli attaccanti italiani nelle competizioni europee? La domanda, di grande interesse per il movimento azzurro, merita una risposta ponderata e approfondita. Un primo spaccato può però emergere dall’analisi sui gol segnati dai giocatori convocabili in Nazionale nelle tre principali competizioni continentali: Champions League, Europa League e Conference League. I numeri raccontano una situazione che non può lasciare indifferenti.

In Champions League, competizione che richiama il meglio del calcio internazionale, la cifra complessiva dei gol realizzati è di 627. Di questi, soltanto 14 reti sono state messe a segno da calciatori italiani o convocabili in azzurro, una percentuale minima che si ferma al 2,2%. Tra i protagonisti, spiccano l’attaccante Gianluca Scamacca, ora all’Atalanta, autore di 3 gol, e giovani talenti come Francesco Pio Esposito dell’Inter, a segno due volte, così come Federico Gatti della Juventus. Non manca la rappresentanza azzurra anche nelle retrovie, con gol importanti firmati da Alessandro Bastoni, Sandro Tonali, Giacomo Raspadori, Federico Dimarco, Davide Zappacosta, Manuel Locatelli. Attenzione particolare merita Antonio Vergara, calciatore del Napoli, che ha siglato un centro in Champions, confermando che la squadra guidata da Antonio Conte può fare affidamento anche sul talento azzurro in Europa.

Passando all’Europa League, migliorano leggermente i numeri azzurri. Su un totale di 482 gol segnati, i marcatori italiani sono 24, pari al 5% del totale. Federico Bernardeschi, ora al Bologna, emerge come il principale realizzatore con 5 reti, seguito da Vincenzo Grifo del Friburgo con 4. A conferma di un ruolo importante giocato dal nostro calcio in questa competizione, troviamo nomi come Lorenzo Pellegrini, Riccardo Orsolini, Niccolò Pisilli, Stephan El Shaarawy e Gianluca Mancini, tutti protagonisti con prestazioni e gol di rilievo. Anche giocatori di club esteri come Juri Cisotti e Davide Calabria contribuiscono ad arricchire la classifica marcatori italiani in Europa League.

Infine, nella Conference League, torneo che vede protagonista la Fiorentina, i marcatori italiani hanno realizzato 10 gol su un totale di 354, con una percentuale del 2,8%. Tra questi spiccano Cher Ndour e Roberto Piccoli, entrambi con 3 reti. Completano il quadro Rolando Mandragora, Moise Kean, Luca Ranieri e Nicolò Fagioli, tutti rigorosamente under italiani che hanno contribuito in modo significativo alla permanenza e all’impatto europeo della Viola.

L’analisi complessiva dei gol segnati dai calciatori italiani nelle tre competizioni europee mette in evidenza una certezza scomoda: su un totale di 1.463 gol segnati, soltanto 48 sono frutto di giocatori convocabili in Nazionale, pari a circa il 3,3%. Un dato che invita a riflettere sul ruolo e l’importanza degli italiani nel calcio internazionale delle Coppe, soprattutto in un momento in cui il movimento azzurro sta vivendo una profonda trasformazione sotto la guida di mister Antonio Conte al Napoli e negli altri club di Serie A.

Questa statistica testimonia una realtà ben nota: la presenza italiana nelle competizioni europee è ancora limitata in termini di efficacia offensiva. Un segnale che può orientare club e Nazionale a puntare sempre più su una valorizzazione dei talenti italiani e sul loro inserimento in contesti competitivi di alto livello. Il futuro del calcio italiano, soprattutto in ottica europea, passa anche da questi numeri.

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Mauro: "Spalletti rinnova, prima certezza per la Juventus"

Nel cuore della Juventus, la certezza rimane una sola: il rinnovo di contratto per Luciano Spalletti. A sottolinearlo è Massimo Mauro, ex calciatore ed esperto di calcio italiano, che conosce molto bene l’ambiente bianconero, avendo vissuto in prima persona l’intensità e le pressioni che accompagnano la maglia della Vecchia Signora. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Mauro ha offerto un’analisi lucida e realistica sul presente e sul futuro della Juventus, soffermandosi in particolare sul ruolo dell’allenatore e sulle prospettive della squadra in campionato.

"Menomale che verrà rinnovato il contratto a Luciano Spalletti", afferma Mauro, sottolineando come l’attuale tecnico della Juventus – e non del Napoli, ora guidato da Antonio Conte – rappresenti un punto fermo per una squadra in cerca di conferme e certezze. Tuttavia, puntualizza l’ex centrocampista, Spalletti non è un mago. Per ambire alla lotta scudetto, la Juventus ha bisogno di una rosa all’altezza, con giocatori capaci di garantire qualità e continuità in ogni partita.

A tal proposito, Mauro ha indicato alcuni elementi che potrebbero essere al centro di riflessioni di mercato durante la prossima finestra estiva. Tra i giocatori più appetiti dalle big, infatti, figurano nomi come Gleison Bremer, Khephren Thuram e Kenan Yildiz. Secondo l’ex calciatore bianconero, sarà fondamentale che Spalletti riesca a infondere nella squadra una consapevolezza di forza, ma anche di umiltà da dimostrare gara dopo gara. "L’ambiente juventino – spiega Mauro – è sempre molto esigente e tiene i piedi per terra, un’attenzione che dovrebbe essere per Spalletti più facile da gestire rispetto all’esperienza vissuta al Napoli."

La Juventus si avvicina ora a una sfida cruciale, quella contro l’Atalanta, che arriva in un momento altrettanto delicato per i bianconeri. La vittoria per 2-0 ottenuta contro il Genoa ha infuso un po' di morale, ma la prestazione non è stata delle più convincenti. "La partita contro il Genoa è stata abbastanza altalenante", osserva Mauro, "e durante la ripresa ho avuto la sensazione che la squadra snobbasse l’avversario, rischiando di compiere passi falsi inutili. La Juventus, soprattutto in trasferta a Bergamo, ha tutto da perdere e niente da guadagnare."

Questa analisi apre una finestra sulle ambizioni della formazione bianconera, che con Spalletti deve ancora trovare la giusta coesione per poter competere ad alti livelli. La pressione in casa Juventus rimane altissima: dal mercato alle prestazioni sul campo, ogni dettaglio sarà fondamentale per evitare ulteriori passi falsi. Nel frattempo, l’occhio degli addetti ai lavori resta puntato sui futuri movimenti di mercato e sull’evoluzione della squadra in Serie A, dove l’obiettivo rimane quello di tornare a lottare per lo scudetto contro avversari agguerriti.

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giovedì 9 aprile 2026

Materazzi attacca il Man Utd: "McTominay peggior errore mercato"

Scott McTominay si sta rivelando una delle vere sorprese di questa Serie A, incarnando una svolta importante nella sua carriera dopo il trasferimento dal Manchester United al Napoli. Il centrocampista scozzese, approdato sotto il Vesuvio per una cifra intorno ai 30 milioni di euro, ha dimostrato sul campo di valere molto di più, consacrandosi come uno dei protagonisti assoluti del campionato italiano e conquistando anche lo Scudetto con la maglia partenopea.

McTominay, alla sua prima stagione in Serie A, ha sfoderato numeri impressionanti: 13 gol e 6 assist, prestazioni di grande livello che hanno lasciato il segno. La sua esplosione con il Napoli ha inevitabilmente acceso un dibattito sulla gestione del Manchester United, che lo aveva ceduto per una somma ritenuta troppo bassa. A commentare duramente questa scelta è stato Marco Materazzi, ex difensore centrale e campione del mondo, intervenuto durante un evento promozionale.

«McTominay è un giocatore incredibile», ha dichiarato Materazzi, sottolineando il mistero dietro la cessione da parte dei Red Devils. «Non capisco come il Manchester United l'abbia venduto per così pochi soldi, perché il suo valore attuale è di almeno 70 milioni di euro». Parole dure e decise, quelle dell'ex milanista, che non ha dubbi: «È senza dubbio il più grande errore di mercato che abbiamo mai visto nella storia del calcio».

Materazzi ricorda anche l’inizio della carriera di McTominay, all’epoca giovane promessa del vivaio dello United: «Quando emerse giovanissimo, io dissi che sarebbe diventato uno dei migliori centrocampisti al mondo. Oggi quella previsione si sta avverando». A 29 anni, il classe ’95 ha infatti raggiunto traguardi importanti per la sua carriera, tra cui l’ingresso nella top 20 del Pallone d’Oro 2025, dove si è piazzato al 18° posto.

Il contributo decisivo di McTominay non si limita al Napoli: con la nazionale scozzese ha avuto un ruolo chiave nella qualificazione ai Mondiali 2026, esaltando le proprie qualità con prestazioni maiuscole e diventando un punto di riferimento imprescindibile per club e country. Nel presente, sotto la guida di Antonio Conte, il Napoli può contare su un centrocampista completo, capace di influenzare il gioco a tutto campo e di fornire anche un apporto concreto in fase realizzativa.

Il successo in Serie A e la crescita di McTominay all'ombra del Vesuvio rappresentano una duplice vittoria: per il Napoli di Antonio Conte, che ha saputo valorizzare un talento che era stato sottovalutato, e allo stesso tempo per il giocatore scozzese che, lasciando il Manchester United, ha trovato la dimensione ideale per esprimere tutto il suo potenziale.

In un campionato sempre più competitivo, la storia di McTominay si conferma esempio di come un trasferimento azzeccato possa cambiare le prospettive di un atleta. La stagione della svolta, numeri alla mano, parla chiaro: 13 gol e 6 assist in Serie A, oltre allo Scudetto conquistato dal Napoli, mettono in chiaro il valore reale del centrocampista scozzese. L’addio prematuro all’Old Trafford sembra oggi un clamoroso errore, come ha sottolineato senza esitazioni Marco Materazzi, lasciando intendere che il Manchester United, forse, ha lasciato andare via un vero e proprio fuoriclasse del calcio moderno.

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Sabatini: "Manna bravo, Alisson Santos al Napoli a gennaio top"

Walter Sabatini, figura storica e dirigente sportivo di lungo corso nel calcio italiano, ha recentemente concesso un'intervista a Radio Napoli, svelando alcune riflessioni approfondite sul presente e sul futuro dei dirigenti sportivi nel nostro calcio, con un’attenzione particolare ai cambiamenti che stanno investendo la Serie A e la squadra partenopea.

Partendo dal ruolo del direttore sportivo, Sabatini evidenzia come negli ultimi anni questa figura abbia perso la centralità e il peso che un tempo caratterizzava il suo lavoro: “Oggi il direttore sportivo è molto depotenziato. La presenza di investitori, soprattutto americani, ha cambiato le dinamiche: si fa sempre più affidamento su dati e algoritmi piuttosto che sulle sensibilità tipiche di chi conosce il campo e i giocatori. Tuttavia, va ricordato che un direttore sportivo si valuta soprattutto sulle scelte fatte. Se sbaglia, a pagare è l’intero club. In generale, questa categoria ha perso autorevolezza e peso rispetto al passato.”

Un punto di luce, però, Sabatini lo individua nella figura di Giovanni Manna, direttore sportivo del Napoli. Queste le sue parole: “Manna sta dimostrando grande sensibilità e competenza nel suo ruolo. Ha una conoscenza profonda dei giocatori, ha fatto scelte che ritengo assolutamente condivisibili. È giovane e ha ampi margini di crescita: nel calcio si evolve sempre. Oggi è bravo, ma sono certo che potrà diventare un direttore sportivo di livello eccellente.”

Un esempio lampante della sua lungimiranza è l’operazione legata al nuovo acquisto Alisson Santos: “È un colpo da applausi, soprattutto perché è arrivato a gennaio, un periodo molto complicato per intervenire sul mercato. Le scelte azzeccate portano punti, e questa è senza dubbio una di quelle.”

Non poteva mancare il commento sull’attuale allenatore del Napoli, Antonio Conte, che sta guidando con grande carattere la squadra partenopea in questa stagione di Serie A. Sabatini guarda anche oltre e riflette su un’eventuale chiamata di Conte come commissario tecnico della Nazionale italiana: “Sarebbe una scelta coraggiosa, ma il coraggio non è mai mancato a Conte. Lo ha dimostrato in tutta la sua carriera affrontando scelte difficili. Se c’è un tecnico capace di non avere paura, quello è proprio lui.”

Con queste parole, Walter Sabatini accende i riflettori sul valore del coraggio e dell’esperienza nel calcio moderno, sottolineando come anche in contesti altamente professionali e data-driven, il peso delle scelte umane e tecniche resti determinante. La Serie A e il Napoli, tra mercato e tattica, continuano così a vivere una stagione sotto la visione di figure capaci di fare la differenza dentro e fuori dal campo.

Per ascoltare l’intervista completa a Walter Sabatini, consigliamo di seguire il podcast disponibile su Radio Napoli.

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Conte e le panchine Serie A 2024: Nico Paz e Real Madrid

NEWS News

Il mercato invernale della Serie A si tinge ancora una volta di riflettori accesi, non solo per le trattative legate ai giocatori, ma soprattutto per le strategie riguardanti le panchine. Antonio Conte, attuale allenatore del Napoli, ha recentemente alimentato le voci su un possibile ritorno alla guida della Nazionale italiana. Una suggestione che accende il dibattito sul suo futuro e sulle modalità con cui potrebbe liberarsi dell’impegno con il club partenopeo.

Il destino dell’allenatore azzurro è dunque al centro dell’attenzione, in un momento cruciale della stagione in cui il Napoli è impegnato a lottare su più fronti, dal campionato alla Champions League. L’eventuale addio di Conte avrebbe ripercussioni importanti per la squadra, che ha trovato equilibrio e identità proprio sotto la sua guida. Nel frattempo, il calendario della Serie A continua a offrire appuntamenti decisivi: domani all’Olimpico andrà in scena Roma-Pisa, una sfida che potrebbe influenzare le zone medio-alte della classifica. Sabato sera, invece, occhi puntati sul big match tra Atalanta e Juventus, sfida chiave soprattutto in ottica qualificazione Champions. Domenica la stagione si chiuderà con un'altra gara da non perdere, Como-Inter, che promette spettacolo e punti pesanti.

Le alternative al ruolo di ct: Allegri si candida Tra i possibili nomi per la panchina della Nazionale italiana, al netto di un’eventuale dipartita di Conte, spicca quello di Massimiliano Allegri. L’ex tecnico della Juventus porta con sé un bagaglio di esperienza rilevante e potrebbe rappresentare una scelta pragmatica e di grande livello per il ruolo di commissario tecnico. Diversamente, il ritorno di Roberto Mancini appare meno concreto. Il ct che lasciò la Nazionale nel 2023 per accasarsi con la selezione degli Emirati Arabi Uniti ha tentato questa estate di rilanciare la propria candidatura, ma per ora non ha convinto appieno la federazione, che continua a valutare le opzioni più solide per il futuro.

Il mercato delle panchine si intreccia così con la corsa per la Champions League e la lotta al vertice della Serie A, un intreccio che rende ancora più avvincente e incerto il proseguimento della stagione. Resta da vedere se Conte riuscirà a restare saldo al Napoli o se a breve sarà costretto a salutare per una nuova avventura con la maglia azzurra sulle spalle. Qualunque sarà la scelta, l’impatto sulle grandi del calcio italiano sarà imponente.

Per approfondire tutti gli sviluppi sulle panchine e sugli appuntamenti di campionato, clicca sotto per guardare il NEWS News.

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Ex commissario FIGC: tifo acceso per Conte e Malagò

Roberto Fabbricini, ex commissario straordinario della FIGC, ha tracciato un quadro critico e appassionato della situazione attuale del calcio italiano durante un intervento a Radio CRC, evidenziando un problema strutturale che va oltre le responsabilità individuali. "Non sono i singoli componenti a creare un problema generale, ma il loro strapotere che condiziona ogni decisione del consiglio federale", ha spiegato Fabbricini, sottolineando come la Federazione Italiana Giuoco Calcio si presenti più come una confederazione di organismi in lotta tra loro piuttosto che un corpo unitario. "La FIGC non è una vera federazione, ma una confederazione di tanti enti che cercano di prevalere l’uno sull’altro, ostacolando sistematicamente le decisioni del consiglio federale", ha aggiunto, evidenziando un malfunzionamento interno che rallenta e complica la governance del calcio nazionale.

Riguardo al ruolo di Giovanni Malagò, candidato alla presidenza FIGC, Fabbricini ha espresso un giudizio molto positivo, basato sia sul piano personale sia su quello professionale: "Gli ho dato la soddisfazione di essere il segretario del CONI, ancor prima che diventasse presidente. È un uomo dotato di una grande capacità e soprattutto di un grande pregio: sa ascoltare tutti i pareri. Sono convinto che potrebbe adattare la propria competenza alla complessità di una struttura collegiale, gestendola con equilibrio e rispetto dei ruoli". Il rapporto tra i due resta saldo: "Ci siamo sentiti nei giorni scorsi, ma non abbiamo affrontato direttamente il tema della presidenza FIGC. Certamente, l’argomento è presente e attuale". Malagò incarna così la figura di un leader capace di mediare e costruire, qualità ritenute imprescindibili in una federazione attraversata da tensioni e divisioni.

Il discorso di Fabbricini si è poi spostato su Antonio Conte, attuale allenatore del Napoli e figura chiave nel panorama calcistico italiano: "Conte ha già ricoperto il ruolo di commissario tecnico della Nazionale durante il mio incarico al CONI. Ha svolto un lavoro più che discreto alla guida di Coverciano e conosce molto bene le dinamiche del calcio italiano, così come sa come affrontare le diverse situazioni comportamentali che si presentano in questo ambiente complesso. È importante riconoscere che il ruolo di commissario tecnico è profondamente diverso da quello legato a una squadra di club". L’ex commissario straordinario ha quindi ribadito la propria stima verso l’allenatore partenopeo: "Sarei felice se Antonio Conte potesse tornare a guidare la Nazionale, perché rappresenta una personalità forte, capace di interpretare al meglio le esigenze della maglia azzurra".

Un pensiero conclusivo di Fabbricini unisce Conte e Malagò in un auspicio di rinnovamento e qualità per la FIGC: "Da tifoso accanito, sostengo con passione sia Antonio Conte che Giovanni Malagò affinché possano ricoprire ruoli di vertice all’interno della Federazione". Persone che, a suo giudizio, non sono figure comuni, bensì professionisti dotati di concretezza e autorevolezza. "Hanno la capacità di trovare soluzioni efficaci nelle situazioni più complicate, un po’ come fa anche Aurelio De Laurentiis nel suo ruolo di presidente del Napoli".

Le parole di Fabbricini arrivano in un momento di profonde sfide per il calcio italiano: dalla necessità di rinnovare la governance della FIGC, alla ricerca di un tecnico che possa riportare la Nazionale ai vertici internazionali. A trainare quest’ultima ambizione è certamente Antonio Conte, la cui esperienza e determinazione fanno ben sperare i tifosi azzurri e non solo. Nel frattempo, da Roma a Napoli, cresce la consapevolezza che il cambiamento nei vertici della FIGC potrebbe essere la chiave per il rilancio di tutto il movimento.

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Padovan: "Juve, Spalletti va ascoltato. Ecco la corsa Champions"

NEWS Radio

Nel corso della trasmissione Maracanà in onda su NEWS Radio, il giornalista Giancarlo Padovan ha commentato a tutto tondo alcune delle questioni più calde legate al calcio italiano, dalla Juventus alle scelte future della Nazionale, passando per la corsa verso la Champions League.

Futuro Juventus: Spalletti e il mercato Padovan ha aperto il dibattito con un focus sul rinnovo allenatore della Juventus. Nonostante l’intreccio di voci, è confermato che sarà Luciano Spalletti a sedersi ancora sulla panchina bianconera. “Se Spalletti firmerà – ha spiegato il giornalista – sarà necessario che venga ascoltato dalla proprietà, dal direttore generale e dal direttore sportivo. È fondamentale che la Juventus acquisti calciatori funzionali al suo modello di gioco e non necessariamente fenomeni. Servono elementi pronti e affidabili”.

Tra le priorità del tecnico toscano vi sono un portiere, un centrocampista centrale e forse un altro difensore. Soprattutto, in caso di permanenza di Vlahovic, sarà più importante sfoltire la rosa che effettuare nuovi grandi investimenti, specialmente con l’arrivo possibile di giocatori come Kolo Muani. Per quanto riguarda i nomi, Padovan ha fatto esempi concreti: “Ederson è un giocatore ideale per Spalletti nonostante non sia un campionissimo, così come Alisson”.

La Juve può puntare allo Scudetto nella prossima stagione? Secondo Padovan, la Juventus può restare competitiva anche se alle prese con un parziale rinnovamento. “Ci sarà una sorta di rifondazione con 4-5 nuovi innesti – ha proseguito – ma alcuni elementi come Cambiaso e McKennie dovrebbero mantenere il loro spazio. Vlahovic? Ha avuto una stagione non brillante, ma la sua assenza si è sentita molto. Spalletti, inoltre, sembra intenzionato a puntare ancora su McKennie.”

Corsa Champions: quali squadre arriveranno in Europa nella prossima stagione? Sul fronte corsa Champions, Padovan ha sottolineato come molte squadre mostrino ancora una certa discontinuità. “La Roma, per esempio, incassa troppi gol e fatica a segnare”, osserva il giornalista. “Anche la Juventus tende a essere altalenante, e in questo momento in trasferta all’Atalanta vedo qualche difficoltà. L’Atalanta, invece, ha un rendimento solido e costante.”

Padovan fa notare come la lotta per un posto in Champions League si intrecci anche con gli impegni in Coppa Italia: “La Juventus e l’Inter, entrambe impegnate nella competizione, non possono permettersi passi falsi. L’Inter, con una squadra giovane e non abituata a vincere, dovrà gestire bene queste pressioni.”

Italia: Antonio Conte sarà il nuovo commissario tecnico? Uno dei temi più intriganti riguarda la panchina azzurra. Secondo Giancarlo Padovan, la candidatura di Antonio Conte per diventare commissario tecnico della Nazionale italiana è da prendere molto sul serio. “Dopo l’esperienza intensa al Napoli, sembra ci sia disponibilità a separarsi senza polemiche”, racconta Padovan. “Conte una volta disse di sentirsi come una Ferrari, ma a volte le priorità cambiano. Il ruolo di ct può garantire più tempo libero e qualità di vita”.

Il giornalista ha ammesso di essere rimasto sorpreso dall’autocandidatura, ma evidenzia come la vera questione sarà la trattativa economica. “Il problema più grosso sarà capire l’aspetto finanziario, ma la sua candidatura è assolutamente da considerare.”

In sintesi, ai microfoni di NEWS Radio, Giancarlo Padovan ha offerto una panoramica chiara e precisa sulle prospettive nelle massime sfide del calcio italiano, dal ruolo di Spalletti alla Juve, passando per i destini delle big in campionato e la guida tecnica della Nazionale, con Antonio Conte al centro del dibattito.

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Sabatini: "Scudetto per l'Inter, Napoli può crederci, Bastoni"

Il campionato di Serie A sta prendendo una forma sempre più definita, ma i verdetti non sono ancora scritti. Lo sottolinea con forza Walter Sabatini, intervenuto in un’intervista esclusiva a Tuttosport, dove ha analizzato la corsa al titolo con il consueto equilibrio che lo contraddistingue. “Non è finito naturalmente, si sta indirizzando verso una città — ha detto —, ma non possiamo considerarlo chiuso”. Un pensiero che sa di invito alla prudenza, supportato dai numeri ma aperto a ogni possibile sorpresa. “Statistica e aritmetica portano a una soluzione chiara, però le partite vanno giocate” ha aggiunto, ribadendo quanto la Serie A sia ancora una competizione aperta e imprevedibile.

Il confronto tra Como e Inter è un altro tema da lui affrontato con competenza. Sabatini ha speso parole di grande stima per Cristian Chivu, direttore tecnico dei nerazzurri: “Lo ammiro molto, ha salvato il Parma senza fare barricate e ora si sta confermando. L’Inter gioca bene, e con Lautaro Martínez tutto diventa più semplice”. Un commento che evidenzia il lavoro dietro le quinte e la qualità tecnica che sta emergendo nella squadra di Milano. Ma non solo: nell’analisi del calcio italiano moderno, Sabatini ha voluto elogiare anche Cesc Fàbregas, definendolo “il nuovo che avanza, il suo è un calcio provocatorio, fatto di personalità e coraggio”.

Non sono mancati poi i giudizi sulla Nazionale di Roberto Mancini. Sabatini ha respinto le critiche rivolte agli azzurri, spiegando che “non credo stiano rendendo male, il problema è che certe partite arrivano in condizioni precarie”. Un motivo dunque che giustificherebbe, almeno in parte, alcune prestazioni al di sotto delle attese. Il dirigente ha anche voluto schierarsi con Alessandro Bastoni, bersaglio di fischi: “Non mi piacciono, è un ragazzo forte e sarà aiutato dal gruppo”. Un segnale chiaro di vicinanza al giovane difensore che continua a crescere nel panorama italiano.

Infine, lo sguardo di Sabatini si è posato sul Napoli e sull’allenatore Antonio Conte, autentico protagonista della stagione partenopea. “Devono crederci fino alla fine — ha affermato —. Politano è il miglior trequartista italiano e Conte continuerà a lavorare duro”. Un endorsement importante per il progetto azzurro e per il tecnico, sottolineando la fiducia e la determinazione necessarie per mantenere viva la lotta scudetto. Chiudendo il discorso con una riflessione sull’eventuale arrivo di Conte sulla panchina della Nazionale, Sabatini ha tagliato corto: “Non avrei nulla da eccepire, è un atto di coraggio”.

In un campionato come la Serie A, dove ogni giornata può riservare sorprese e cambi di fronte, le parole di Walter Sabatini rappresentano un invito a non abbassare mai la guardia e a godersi fino all’ultimo minuto una lotta al vertice che promette spettacolo fino alla fine.

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Lichtsteiner su Conte: "Vincere è l’unica cosa che conta"

Intervistato dall’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, l’ex terzino bianconero Stephan Lichtsteiner ha fatto un tuffo nel suo passato alla Juventus, raccontando cosa rendeva quel club diverso rispetto agli altri team in cui ha militato. Lichtsteiner ha sottolineato con fermezza come la mentalità vincente fosse il vero elemento distintivo della società torinese:

“Alla Juventus vinci cinque scudetti e non basta, vogliono sempre il sesto. È una pressione costante che parte dai tifosi, passa per la società e arriva fino ai giocatori. Serve molto più di un semplice talento per emergere in un contesto del genere. Capisci cosa cambia tra un giocatore normale e un campione proprio dalla quantità e qualità dei trofei conquistati”.

In quegli anni in panchina sedeva Antonio Conte, oggi al timone del Napoli, a cui Lichtsteiner riconosce un enorme merito nel plasmare lo spirito competitivo della squadra: “Ho tantissimi ricordi legati a quel periodo. Ricordo soprattutto i numerosi allenamenti in cui ripetevamo fino allo sfinimento le stesse giocate, lavoravamo ogni dettaglio senza mai mollare. Antonio aveva la certezza assoluta sin dal primo giorno: saremmo stati noi a vincere. È un allenatore che ti trasmette la cultura della vittoria, ti insegna con convinzione che ‘vincere è l’unica cosa che conta’ e con lui non sono parole vane. Fa di tutto per portarti al successo e tu gli dai ascolto, perché sai che accadrà esattamente come dice”.

Lichtsteiner ha poi raccontato come Conte sia stato fondamentale nel forgiare il suo carattere in campo, a tratti trasformandolo: “Il suo insegnamento più grande è stato quello di farmi diventare cattivo in campo, più di ogni altro allenatore. Quando scendevo in campo, mi trasformavo. So bene che anche gli arbitri non erano sempre contenti di dovermi gestire, così come non lo erano gli allenatori avversari. Non ero certo uno dei giocatori più facili da trattare, non parlavo con nessuno e giocavo con un’intensità che a volte risultava ingestibile”.

Parole che testimoniano come Antonio Conte, attuale guida tecnica del Napoli, abbia lasciato un segno indelebile nella carriera di Lichtsteiner, trasmettendogli una mentalità di ferro necessaria non solo per competere in Serie A, ma per dominare sul palcoscenico nazionale, e non solo. Il Napoli, guidato da Conte, punta proprio a questa cultura della vittoria, ambendo a imporsi nel campionato italiano con la stessa determinazione che Lichtsteiner ha vissuto nel suo periodo bianconero.

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mercoledì 8 aprile 2026

Kvaratskhelia meglio di Dembelé: numeri pazzeschi in Champions

È impossibile non restare impressionati dalla prestazione di Khvicha Kvaratskhelia nella sfida di Champions League tra PSG e Liverpool. Il talento georgiano, protagonista con il suo gol decisivo che ha fissato il punteggio sul 2-0 nel match d'andata dei quarti di finale, conferma ancora una volta di giocare una Champions League da autentico protagonista. Una serata da incorniciare per il numero 77 parigino, capace non solo di trovare la rete ma di essere la spina nel fianco della difesa reds per tutti i 90 minuti.

Con quella di oggi, Kvaratskhelia è diventato il primo giocatore del PSG a segnare per quattro gare consecutive nella fase a eliminazione diretta della Champions League. Un record importante che sottolinea la continuità e l’impatto decisivo che il classe 1999 ha nei momenti più delicati della competizione europea. Un premio meritatissimo gli è arrivato dalla UEFA, che lo ha incoronato Man of the Match, grazie a numeri fenomenali: 1 gol con 1.12 xGOT, 93% di passaggi riusciti, 7 duelli vinti e 6 progressioni palla al piede. Dati che testimoniano una prestazione dominante dal punto di vista tecnico e atletico.

Il suo impatto nel PSG è innegabile, e il Parco dei Principi si lecca le ferite per una stagione europea che rischia di complicarsi, soprattutto in vista del ritorno in casa del Liverpool. Ma chi conosce bene l'ex Napoli sa che Kvaratskhelia non è nuovo a queste imprese. In questa stagione di Champions League, l'ala georgiana ha segnato 8 gol e fornito 5 assist in appena 12 partite, confermandosi un elemento chiave del progetto tecnico di Antonio Conte al PSG.

La lista dei suoi contributi è lunga e variegata: gol all’Atalanta nel 4-0 del 17 settembre, un gol e un assist nel convincente 7-1 rifilato al Bayer Leverkusen, assist nella vittoria per 5-3 contro il Tottenham, rete anche nella sconfitta contro lo Sporting Lisbona, assist preziosi nel pareggio con il Newcastle, gol nel 2-2 a Monaco, così come una doppietta e un assist nella doppia sfida contro il Chelsea negli ottavi di finale, senza dimenticare la recente rete contro il Liverpool. Le sole tre partite in cui è rimasto a secco sono state contro Bayern Monaco, Athletic Bilbao e nell'andata del playoff contro il Monaco.

A soli 25 anni, Kvaratskhelia – che conta 13 gol e 8 assist in 39 presenze stagionali – dimostra una maturità incredibile e un talento in continua crescita, con davanti a sé una carriera destinata a grandi traguardi in una squadra di altissimo livello come il PSG. Un elemento che sta ricoprendo un ruolo fondamentale nella rinascita dei parigini, soprattutto sotto la guida di Antonio Conte.

Un confronto che rende ancora più evidente la classe di Kvaratskhelia riguarda un altro attaccante di spicco del PSG, il francese Ousmane Dembélé, uno dei pochi campioni nella rosa parigina ad aver vinto il Pallone d'Oro. Tuttavia, i numeri del francese in Champions League non sono altrettanto brillanti: 2 gol e 1 assist in 493 minuti giocati, spesso limitati da problemi fisici e diverse assenze. Dembélé ha giocato da titolare in 5 delle 9 gare sinora disputate, ma ha dovuto saltare 4 match, cifre nettamente inferiori rispetto all’instancabile Kvaratskhelia.

In una stagione europea che entra nel vivo, Kvaratskhelia ha confermato di essere una vera e propria arma in più per il PSG, un talento capace di rispondere presente nelle sfide importanti, sempre con il gol o la giocata decisiva. Napoli, città che lo ha visto crescere e brillare, può ben vantarsi di aver lanciato un astro destinato a lasciare un segno significativo anche nel calcio continentale.

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Calciomercato 8 aprile: tutte le trattative e indiscrezioni

MOTTA E IL NAPOLI: SMENTITA NETTA. RENZI LONTANO DALLA FIORENTINA. RINNOVI ROMA IN SOSPESO

Nel recente panorama calcistico italiano, molte voci hanno agitato mercato e panchine, ma alcune conferme sono arrivate proprio dagli ambienti più diretti. Dopo la scomparsa di Rocco Commisso lo scorso 16 gennaio, si erano rincorse indiscrezioni su un possibile ingresso di Matteo Renzi, ex premier e senatore, alla presidenza della Fiorentina attraverso un innesto in società di nuovi azionisti. Lo stesso politico ha però spento sul nascere queste ipotesi: “Tutte voci. La famiglia Commisso ha già detto che non vende. Finché sarà così, alé Viola. Quando si dimise Pradè mi permisi di suggerire di prendere qualcuno che capisse di calcio. Ancora non è finita, ma aver rimesso un po’ d’ordine ha dato i suoi frutti”.

Nel frattempo, si delineano altre situazioni di mercato con risvolti importanti. Il futuro difensore Benjamin Pavard non vestirà la maglia dell’Olympique Marsiglia oltre questa stagione. Arrivato in prestito dall’Inter - allora allenata da De Zerbi - con diritto di riscatto fissato a 15 milioni di euro, il francese ha faticato a convincere tifosi e società, soprattutto a causa di prestazioni deludenti e atteggiamenti che hanno alimentato la tensione interna.

Sul fronte Lazio, la società capitolina guarda con interesse al calcio argentino, attenzionando giovani talenti emergenti. Tra i nomi più caldi spicca Lautaro Rivero, classe 2003 del River Plate, già inserito nel giro della nazionale argentina maggiore. In orbita biancoceleste ci sono anche Tobias Ramirez, classe 2006, cresciuto nell’Argentino Junior e acquistato di recente dai Millionarios per 4,3 milioni di euro, e Kevin Lomonaco, 2002, attualmente all’Indipendiente, profili seguiti con attenzione per rafforzare il reparto difensivo e di centrocampo.

Uno dei temi più discussi riguarda le voci su un possibile approdo di Thiago Motta sulla panchina del Napoli. A mettere un punto su queste speculazioni ci ha pensato Dario Canovi, padre dell’agente del tecnico italo-brasiliano, intervenuto a Radio Tutto Napoli: “Per sapere se c’è il gradimento di Thiago bisognerebbe chiederlo a lui. Io non ci ho parlato e nemmeno mio figlio ha avuto contatti. Non c’è nulla di concreto, e se ci fosse stato qualcosa, lui ci avrebbe avvisati”. Canovi ha inoltre ricordato un precedente contatto nel 2023: “Ci fu un approccio tra De Laurentiis e Thiago, ma senza sviluppi. Era uno dei tanti sondaggi fatti per trovare un allenatore”. Da sottolineare che, per quanto riguarda il Napoli, la guida tecnica è attualmente affidata ad Antonio Conte.

Sul fronte mercato azzurro, il nome di Richard Rios, centrocampista del Benfica, è considerato il primo obiettivo nel reparto di centrocampo che il Napoli intende rinforzare in vista della prossima stagione. Pur non essendo ancora state formalizzate offerte ufficiali né al giocatore né al club portoghese, i primi contatti esplorativi tra le parti sono già stati avviati, confermando un interesse concreto.

Alla Roma sono stati temporaneamente congelati i rinnovi contrattuali. Tra i giocatori coinvolti ci sono anche Gianluca Mancini e Bryan Cristante, sui quali si prevedeva una firma imminente. La società ha deciso di prendersi alcune settimane di riflessione per valutare l’andamento del finale di stagione e definire la programmazione tecnica futura, rinviando quindi le decisioni su nuovi accordi a lungo termine.

In Brasile, l’Atlético Mineiro spinge con decisione per l’acquisizione definitiva di Ruan Tressoldi, attualmente in prestito fino a metà stagione. L’operazione potrebbe chiudersi su una cifra di circa 3,5 milioni di euro, anche se le parti non hanno ancora comunicato dettagli ufficiali.

Situazione in evoluzione anche per Guillermo Maripan, difensore del Torino con contratto in scadenza il 30 giugno. Le trattative per rinnovare non hanno mai preso realmente quota, mentre dalla stampa cilena emergono ipotesi di un ritorno in patria, con il River Plate che osserva con interesse.

NOTIZIE DAL CALCIO INTERNAZIONALE E ALTRI AMBITI

Il Lorient ha ufficializzato la separazione dal tecnico Olivier Pantaloni al termine della stagione. La decisione, maturata da tempo, è stata confermata dallo stesso allenatore in un’intervista a Ouest-France, poco prima dell’uscita ufficiale del club.

In Germania, il Borussia Dortmund ha quasi chiuso un’ottima stagione, con il secondo posto ormai virtualmente assicurato, e si prepara a focalizzarsi sull’organico della prossima annata. Il direttore sportivo Lars Ricken, ai microfoni di Sport Bild, ha spiegato: “La priorità è rinforzare la difesa, vista la partenza di Niklas Süle e l’infortunio al crociato di Emre Can. Dobbiamo anche sostituire la qualità offensiva di Julian Brandt, senza però azzardare investimenti eccessivi”. Ricken ha altresì escluso un cambiamento per il ruolo di centravanti, convinto dall’attuale coppia Serhou Guirassy e Fabio Silva, e ha confermato che le piste su Fisnik Asllani e Nick Woltemade non si concretizzeranno. Sul fronte esterni, resta viva l’attenzione su possibili rinforzi, tra cui nomi importanti come Jadon Sancho: “Valutiamo se può migliorare la squadra, come per altri giocatori”.

A Lisbona continua a circolare con insistenza il nome di Ruben Amorim quale possibile sostituto di José Mourinho sulla panchina del Benfica. Sebbene non vi siano trattative ufficiali, il tecnico portoghese è finito sotto pressione, con contestazioni anche dopo l’eliminazione in Champions League asiatica. Il gradimento per Amorim da parte di una parte della tifoseria è alto, ma la questione resta spinosa: l’allenatore ha infatti costruito i suoi recenti successi con lo Sporting, storico rivale del Benfica, con due scudetti vinti e lascia un’eredità complessa. In caso di addio anticipato di Mourinho, il presidente Rui Costa dovrà vagliare con attenzione tutte le opzioni.

Nel calcio saudita, Okan Buruk emerge come uno dei potenziali candidati alla panchina dell’Al Ittihad. Il tecnico turco, che ha recentemente rifiutato un’offerta del Tottenham, rimarrà al Galatasaray fino a fine stagione prima di valutare il futuro. Buruk vanta un’esperienza significativa con club di alto livello, avendo guidato giocatori importanti come Mauro Icardi e Victor Osimhen e conquistato titoli nazionali, oltre a una storica vittoria in Champions League contro la Juventus. Nel frattempo, Sergio Conceicao, attuale allenatore dell’Al Ittihad, è finito nel mirino degli ultras ed è sotto pressione: “Ho una famiglia, amico mio. Non sono felice di questo momento – ha dichiarato nella recente contestazione – ma prometto che continueremo a lottare”. Si attendono sviluppi entro giugno, mese in cui il tecnico potrebbe aprire a nuovi scenari visto l’interesse di diversi club.

Infine, sempre verso l’Inghilterra va la notizia del Tottenham, che dopo aver annunciato Roberto De Zerbi come nuovo allenatore ha ufficializzato anche lo staff tecnico che lo accompagnerà. Fra i nuovi ingressi all’interno dello staff degli Spurs ci sono Marcattilio Marcattili, che ricoprirà il ruolo di preparatore atletico, e Marcello Quinto, allenatore senior per lo sviluppo professionale. Entrambi hanno già lavorato con De Zerbi, rispettivamente dal 2015 e negli ultimi tre anni tra Brighton e Marsiglia. Con loro rimangono nel team tecnico anche Bruno Saltor e Andreas Georgson come vice, Cameron Campbell per lo sviluppo individuale, Fabian Otte preparatore dei portieri e il supporto di Stuart Lewis e Dean Brill.

Concludiamo segnalando il futuro incerto di Mahmoud Dahoud, centrocampista tedesco in uscita dall’Eintracht Francoforte. Il giocatore terminerà la sua avventura con il club tedesco al 30 giugno 2026, dopo che entrambi hanno deciso di non rinnovare il contratto in scadenza, sancendo una separazione consensuale.

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Serie A e giovani: Parma la più "verde", Napoli 0% giovani

La Serie A continua a mostrare un volto poco incline alla valorizzazione dei giovani under 21, confermandosi un campionato dove l’esperienza prevale nettamente sulla freschezza giovanile. È quanto emerge chiaramente da un’analisi condotta dal CIES, Centro di Ricerca sullo Sport, che ha monitorato il minutaggio degli under 21 nelle principali cinque leghe europee. L’Italia fatica a competere in questa speciale classifica: tra le big, solamente il Parma figura tra le prime venti squadre per minuti giocati dai giovani talenti.

Se si focalizza l’attenzione esclusivamente sul nostro campionato, il quadro resta chiaro e senza grandi sorprese. I club che maggiormente impiegano under 21 sono spesso squadre che lottano per non retrocedere, come Parma, Cagliari e Hellas Verona, rispettivamente prima, seconda e terza in questa particolare graduatoria. Dalle grandi realtà emerge invece un chiaro segnale di scarsa fiducia nei giovani. La Juventus, pur retrocessa a quarto posto tra chi concede spazio ai più giovani, guida comunque questo gruppo di big. A seguire Lazio e Inter, con percentuali di utilizzo davvero contenute. Il dato più emblematico riguarda però il Napoli: 0%, il che significa nessun giovane under 21 ha avuto minuti in campionato sotto la guida di Antonio Conte.

La graduatoria completa racconta di questa realtà con precisione:

1. Parma – 9,5% 2. Cagliari – 8,6% 3. Hellas Verona – 7,5% 4. Juventus – 5,9% 5. Bologna – 5,5% 6. Como – 5,4% 7. Atalanta – 5,2% 8. Udinese – 5,1% 9. Lecce – 4,9% 10. Genoa – 4,5% 11. Roma – 4,0% 12. Cremonese – 3,9% 13. Fiorentina – 3,7% 14. Milan – 3,2% 15. Torino – 3,1% 16. Sassuolo – 2,3% 17. Pisa – 2,3% 18. Inter – 0,8% 19. Lazio – 0,4% 20. Napoli – 0,0%

È evidente come la Serie A, nonostante i proclami e le strategie di molte società, fatichi ancora a trasformarsi in un campionato di lancio per i giovani. Ne deriva una tendenza che vede il campionato italiano meno fertile rispetto ad altre realtà europee per quanto riguarda lo sviluppo dei talenti under 21, con importanti implicazioni anche per la crescita della nazionale italiana.

Il Napoli, allenato da Antonio Conte, si distingue in modo negativo in questo contesto: è l’unica grande squadra a non aver concesso neanche un minuto di gioco a un giocatore under 21, sintomo di una gestione tecnico-tattica che punta prevalentemente su calciatori esperti. Lazio e Inter, pur impiegando qualche giovane, seguono questa linea con percentuali ridotte. I dati evidenziano dunque una pesante mancanza di ricambio generazionale nelle formazioni più importanti del nostro calcio.

Il difficile equilibrio tra competitività immediata e scommessa sul futuro sembra ancora pendere a favore della prima. Una realtà che impone riflessioni profonde sul modello di sviluppo dei giovani talenti nel nostro massimo campionato, se si vuole veramente riportare la Serie A su un percorso di crescita sostenibile e allineato alle migliori realtà europee.

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Conte in Nazionale? Moggi scettico: "Manca anche il presidente"

Luciano Moggi mette un freno alle anticipazioni sul possibile ritorno di Antonio Conte sulla panchina della Nazionale italiana. Intervistato da Radio TuttoNapoli, l’ex direttore generale della Juventus ha definito le voci a riguardo “premature” e frutto più della necessità dei media di riempire pagine che di una reale trattativa in corso.

"Il problema è che i giornali devono scrivere qualcosa”, esordisce Moggi, commentando con pragmatismo le speculazioni che indicano Conte come prossimo ct azzurro. “Ricordo quando, dopo la conquista dello scudetto col Napoli, si diceva che Conte sarebbe tornato alla Juventus, ma lui ha chiarito subito: ‘Io sto a Napoli’. E deve restarci. Conte sa dove può stare bene e non si lancerebbe mai in un’avventura complicata come quella che affronta ora la Nazionale.”

L’ex dirigente bianconero si soffermato sull’attuale situazione della Federazione Italiana Giuoco Calcio, definita da Moggi un “problema talmente grave che coinvolge tutto il sistema”. Secondo lui, Conte apprezza l’ambiente partenopeo, dove è legato non solo agli aspetti professionali ma anche alla città e alla famiglia, “un contesto in cui sta bene” e dove certamente non avrebbe l’intenzione di mettersi a capo di una “disorganizzazione organizzata” come quella del calcio azzurro, strangolato da confusione e mancanza di certezze.

"Antonio potrebbe certamente essere interessato a un progetto serio e strutturato, ma oggi la Nazionale non lo è. Può tenere d’occhio la situazione, certo, ma senza cambiamenti radicali nella struttura organizzativa non c’è alcuna possibilità di successo," spiega Moggi, sottolineando un dato di fatto che non può essere ignorato: “Se nemmeno si è definito un presidente federale, come si può parlare di chi guiderà la Nazionale? Oggi serve un rifondamento totale, partendo dalle basi.”

Per Moggi, dunque, l’associazione del nome di Conte alla panchina azzurra ha più una funzione mediatica che una reale concretezza. “Se non si fanno nomi, la gente non legge. Perciò ogni tanto bisogna inventare qualcosa per attirare attenzione,” conclude l’ex dirigente, gettando ulteriore ombra su un futuro azzurro ancora tutto da scrivere.

Il Napoli di Antonio Conte, intanto, continua a mostrare solidità e ambizione nella Serie A, e la stabilità del progetto partenopeo sembra favorire proprio il tecnico, il quale appare concentrato sull’obiettivo di portare la squadra al massimo livello nazionale e internazionale. In un momento di grande turbolenza per il calcio italiano, rimangono dunque più i dubbi che le certezze su quando e come si potrà finalmente delineare il futuro della Nazionale italiana, con Conte che per ora sembra intenzionato a seguire la sua strada in azzurro, lontano dalle complicazioni della FIGC.

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Rios in Serie A con un anno di ritardo: il flop con la Roma

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Richard Ríos, talento emergente del centrocampo sudamericano, potrebbe finalmente raggiungere la Serie A con un anno di ritardo rispetto alle aspettative iniziali. Il Napoli, guidato da Antonio Conte, sembra ora intenzionato a concretizzare l’operazione per assicurarsi le prestazioni del regista classe 2000, che ha già dimostrato notevoli qualità con la maglia del Benfica. Tuttavia, portare in Italia l’ex Palmeiras non sarà scontato, vista la complessità della trattativa e i costi elevati imposti dal club lusitano.

Lo scorso mercato estivo, Richard Ríos era finito nel mirino della Roma, che aveva mostrato grande interesse nel tentativo di rafforzare la linea mediana con un centrocampista dotato di ottime capacità tecniche e di inserimento. I tifosi giallorossi, entusiasti delle prestazioni offerte dal colombiano in Brasile e successivamente al Benfica, sognavano un suo approdo in Serie A. Tuttavia, quel trasferimento non si è mai concretizzato, lasciando un velo di delusione tra gli appassionati romanisti.

Il nodo della trattativa estiva si è rivelato proprio la riluttanza dello stesso calciatore. Inizialmente, Ríos sembrava pronto a dare priorità alla Roma, tanto da essere disposto a rinunciare al 10% dei suoi diritti economici pur di facilitare l’accordo. Ma con il passare delle settimane, il giocatore ha iniziato a mostrare dubbi e indecisioni che i dirigenti giallorossi non hanno potuto ignorare. Una telefonata tra il direttore sportivo Florian Massara e lo stesso Ríos non ha fugato i sospetti: la dirigenza capitolina ha percepito una scarsa determinazione e un dubbio di fondo nelle intenzioni del centrocampista, spingendo così la Roma a virare rapidamente verso altri profili più affidabili nel medio-lungo termine.

In aggiunta alle perplessità del giocatore, un ulteriore elemento di complicazione è arrivato dal Palmeiras. Il club brasiliano, infatti, ha oscillato nella definizione delle condizioni economiche per liberare Ríos. Fissata inizialmente una valutazione attorno ai 30 milioni di euro, la società verdeoro ha più volte modificato le richieste in corso di trattativa, probabilmente con l’obiettivo di innescare un’asta e ottenere un prezzo più alto. Questa instabilità ha irritato la Roma, che ha ritenuto eccessivamente incerto l’atteggiamento del Palmeiras, che di fatto ha rallentato e complicato l’affare.

Alla fine, la strategia della Roma è cambiata e la società giallorossa ha deciso di chiudere la trattativa per un altro rinforzo a centrocampo, portando alla firma El Aynaoui dal Lens. Nel frattempo, il Napoli, con la guida di Antonio Conte, ha preso contatti concreti per riprendere la pista Ríos, sperando di poter strappare all’ultima la firma di un giocatore che rappresenta un investimento di qualità per il futuro della mediana partenopea.

Il calendario ora si fa serrato e resta da vedere se Richard Ríos arriverà finalmente in Serie A sbarcando in azzurro, nonostante la concorrenza e le difficoltà di mercato. Quel che è certo è che il Napoli tiene alta l’attenzione su un centrocampista dalle potenzialità importanti e già affermato a livello internazionale, con l’obiettivo di rafforzare un reparto chiave per il progetto tattico di Conte.

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Napoli, Italiano favorito per sostituire Conte: svolta in arrivo

Napoli, futuro Conte: apertura al possibile ritorno in Nazionale

Il futuro di Antonio Conte sulla panchina del Napoli si tinge di incertezza. A meno di un anno dalla naturale scadenza contrattuale, il tecnico leccese non esclude un possibile addio alla guida dei partenopei per tornare a vestire il ruolo di commissario tecnico della Nazionale italiana. A scatenare gli interrogativi in vista della prossima stagione, sono state le dichiarazioni dello stesso Conte al termine della delicata vittoria per 1-0 contro il Milan, un successo che ha rilanciato la squadra di Conte al secondo posto assoluto della Serie A.

«Fossi nel presidente della Federazione, metterei il mio nome tra il novero dei candidati», ha ammesso lo stesso Conte, spiegando di conoscere l’ambiente azzurro dato che ha già ricoperto il ruolo di CT per due anni. «È un motivo di grande lusinga, rappresentare il Paese è bello e importante. Però sapete bene la mia situazione: ho un altro anno di contratto col Napoli e a fine stagione parlerò con il presidente De Laurentiis», ha aggiunto il tecnico. Parole che non sono passate inosservate e che alimentano le voci sul futuro del Napoli.

Da parte sua, Aurelio De Laurentiis, numero uno azzurro, ha rilasciato dichiarazioni chiare qualche giorno fa a proposito di un possibile addio di Conte: «Se Antonio mi domandasse di lasciarlo andare per la Nazionale, penso che direi di sì». Il presidente però ha sottolineato una riflessione importante: «Fintanto che non ci sarà un interlocutore serio, e finora non ce ne sono stati, penso che Conte desisterà dall’immaginarsi a capo di una gestione disorganizzata». Lo scenario resta quindi nella massima sospensione, ma una cosa è certa: la panchina del Napoli potrebbe cambiare pelle.

Ma chi potrebbe sostituire Antonio Conte qualora il tecnico decidesse di lasciare?

Il nome in cima alla lista dei possibili successori è quello di Vincenzo Italiano, oggi alla guida del Bologna ma già nel mirino del Napoli in passato. L’allenatore ex Fiorentina, che domani giocherà il primo atto dei quarti di Europa League contro l’Aston Villa all’ombra del Dall’Ara, rappresenta una soluzione di primo piano. Il tecnico emiliano, reduce dalla storica vittoria della Coppa Italia con il Bologna, aveva ricevuto una proposta importante lo scorso giugno da parte del Milan, proposta che però ha deciso di declinare preferendo restare sulla panchina rossoblù. Italiano era stato valutato anche da Igli Tare come alternativa prioritaria rispetto ad altri profili, ma la sua volontà di rimanere a Bologna ha retto fino a ora.

Non è escluso, però, che qualora la necessità si concretizzasse la prossima estate, un’altra grande squadra possa bussare alla sua porta: il Napoli potrebbe tornare alla carica per convincere Italiano a prendere in mano la squadra azzurra.

Un altro candidato sul taccuino del Napoli è Thiago Motta, il cui nome è stato accostato a più riprese alla società di De Laurentiis. Tuttavia, le ultime dichiarazioni del suo agente Dario Canovi ai microfoni di 'Radio TuttoNapoli' appaiono chiare: «Per sapere se c’è il gradimento di Thiago bisognerebbe chiederlo a lui. Io non ho avuto contatti e neppure mio figlio. Non c’è nulla di concreto, e se ci fosse stato qualcosa, lui ce lo avrebbe detto». Al momento, quindi, nessun approccio formale né accordi né trattative in corso per l’ex tecnico dello Spezia e Genoa.

Il futuro del Napoli, dunque, resta avvolto nel mistero. Antonio Conte, dopo due stagioni intense e importanti sulla panchina partenopea, potrebbe scegliere di tornare a guidare la Nazionale, un’opportunità che il tecnico stesso ha definito «un onore e una lusinga». Ma il club azzurro è pronto a muoversi con anticipo per trovare il successore ideale, e i nomi di Italiano e Motta rimangono i più caldi per riscrivere la storia tecnica della squadra partenopea.

Il destino del Napoli si deciderà nelle prossime settimane, quando le parti si confronteranno e sarà chiaro se Conte continuerà a guidare una squadra alla conquista del titolo o se invece la società aprirà un nuovo ciclo affidandosi a un nuovo allenatore.

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Altafini difende Allegri e punta su Kean per l'attacco Milan

Jose Altafini, leggendario ex attaccante e oggi voce autorevole nel panorama calcistico italiano, si è raccontato in esclusiva a Tuttosport, offrendo un’analisi approfondita sul momento delicato vissuto dal reparto offensivo del Milan.

Secondo Altafini, la recente sconfitta del Milan contro il Napoli non rappresenta una sorpresa, né un campanello d’allarme inaspettato: “Mi aspettavo la sconfitta a Napoli, non sono sorpreso dall’uscita dal giro Scudetto, perché Allegri con questa squadra non poteva fare di più. La rosa del Milan vale la classifica, Inter e Napoli restano superiori”, ha dichiarato senza mezzi termini. Un giudizio netto, che evidenzia come, secondo lui, la differenza in stagione si stia giocando con squadre come Inter e Napoli, entrambe avanti nel confronto diretto e nella qualità complessiva delle rose in Serie A.

Nel suo intervento, Altafini non ha risparmiato una difesa appassionata sull’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri, spesso sotto accusa da tifosi e stampa. L’opinionista ha voluto rimarcare il percorso di crescita che Allegri ha saputo imprimere al Diavolo: “Non capisco proprio le critiche verso Allegri. Ha preso un Milan che veniva da un ottavo posto e lo ha riportato competitivo, senza particolari acquisti di alto livello. Mica gli sono arrivati Van Basten e Gullit in estate!”. Una frase che sottolinea la realtà: senza colpi di mercato di grande risonanza, Allegri ha comunque mantenuto la squadra su livelli elevati, rendendola nuovamente protagonista sui palcoscenici nazionali ed europei.

Proprio il mercato estivo è stato un altro tema centrale dell’intervista, con un focus sulle mosse indispensabili per rinforzare la rosa rossonera in vista della prossima stagione. Altafini ha indicato alcune priorità chiare: “La spina dorsale va rinforzata, servono un difensore forte e un centrocampista di livello accanto a Modric e Rabiot. Poi, per l’attacco, occorrono interventi importanti: serve un bomber capace di garantire almeno 20 gol all’anno”. Parole che indicano le lacune percepite in difesa e a centrocampo, ma soprattutto la necessità di un vero finalizzatore, un centravanti da grande squadra, in grado di fare la differenza in zona gol.

Infine, non sono mancati i suggerimenti sul nome giusto con cui il Milan potrebbe puntellare il proprio reparto offensivo. Altafini ha espresso una preferenza precisa: “Mi piace Kean. Tra Fiorentina e Nazionale ha segnato diversi gol ed è cresciuto molto negli ultimi due anni. Lo vedrei bene in rossonero”. Un endorsement importante per Moise Kean, attaccante versatile e ancora giovane, che con la sua crescita continua può rappresentare un investimento vincente per il Milan, a caccia di quel bomber affidabile che ancora manca.

In un campionato così equilibrato e combattuto come quello di Serie A, dove il Napoli di Antonio Conte si conferma uno degli avversari più temibili, e la lotta per il titolo si fa sempre più intensa, il Milan di Allegri sembra aver bisogno di ritrovare quella incisività offensiva che fa la differenza ai massimi livelli.

Jose Altafini, con la sua esperienza e lo sguardo da ex centravanti, delinea dunque con chiarezza le sfide che attendono il club rossonero, dalla conferma della competitività di Allegri fino alle mosse di mercato indispensabili per rientrare nella corsa alla vetta del campionato e puntare allo scudetto.

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martedì 7 aprile 2026

Giaccherini: "Bosnia senza fame, Conte è l'uomo giusto Italia"

Intervistato in esclusiva dall'edizione odierna della Gazzetta dello Sport, Emanuele Giaccherini ha espresso la sua fiducia nel possibile ritorno di Antonio Conte alla guida della Nazionale italiana. L'ex centrocampista azzurro ha sottolineato la capacità del tecnico leccese di imprimere un'impronta immediata e decisa nei suoi gruppi: "Riesce a far assimilare le cose in modo molto veloce. In campo sai sempre cosa fare, in allenamento l’hai provato mille volte, fino allo sfinimento. E poi quanto lavoro: ricordo sedute a Coverciano in cui vomitavamo, servivano le maschere d’ossigeno per arrivare a fine allenamento. Uscivamo stremati da quelle sedute

Per Giaccherini non ci sono dubbi: Conte è l’uomo giusto per rilanciare la Nazionale e riportarla in un palcoscenico che le compete di diritto. "È il migliore, ci riporterà ai Mondiali. Ha già dimostrato di saper fare bene alla guida della Nazionale. E lo dice la sua storia: ha rifondato con la Juventus, con l’Inter e con il Napoli. E lo farebbe anche con l’Italia, ora più che mai".

L’ex giocatore del Napoli ha poi evidenziato due caratteristiche fondamentali che sono mancate nell’ultimo turno di qualificazione, in cui l’Italia ha mostrato limiti evidenti: "Fame e coraggio. Sono due elementi che sono mancati in Bosnia". E proprio per questo motivo, secondo Giaccherini, Antonio Conte rappresenta la persona ideale per riportarli nella squadra azzurra: "I giocatori andrebbero in guerra per lui: non guarda come ti chiami o quanti anni hai, ma soltanto se ti alleni e se dai tutto. Ti spinge oltre il tuo limite e a credere in quello che si fa. Il lavoro è alla base del suo successo".

Infine, Giaccherini ha toccato un tema sempre più delicato e centrale nel calcio italiano: il rapporto tra club e Nazionale, spesso fonte di tensioni e incomprensioni. "Bisognerà ristabilire un rapporto tra i club e la Nazionale", ha affermato, indicando questa come una delle sfide fondamentali per il nuovo corso azzurro.

Antonio Conte, attualmente alla guida del Napoli, ha dimostrato in Serie A e nelle competizioni internazionali di saper rimettere in carreggiata squadre in cerca di identità e motivazioni. Il tecnico salentino è noto per il suo stile di lavoro meticoloso e intenso, capace di forgiare mentalità vincenti. Dopo un periodo di difficoltà per la Nazionale italiana, il possibile ritorno di Conte potrebbe rappresentare la svolta che tutto il movimento attende, con l’obiettivo di tornare a disputare i grandi tornei internazionali, a partire dai prossimi Mondiali.

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Juan Jesus: "Darò tutto per il Napoli fino all'ultimo giorno"

Rientrato nel cuore della difesa del Napoli dopo un periodo di panchina, Juan Jesus ha risposto presente nel delicato confronto contro il Milan, dimostrando tutta la sua esperienza e solidità difensiva. Antonio Conte, che ha scelto di schierarlo in un ruolo insolito per lui – quello di braccetto destro nella linea a tre del Napoli –, ha visto ripagati i suoi rischi tattici grazie a una prestazione attenta e senza sbavature da parte del centrale brasiliano.

La partita, fondamentale per le ambizioni azzurre, ha infatti visto Juan Jesus interpretare con grande personalità il compito difensivo, garantendo copertura e concretezza per tutti e novanta i minuti, un elemento chiave in una gara di alta intensità e forte pressione come quella giocata contro la formazione rossonera.

Al termine dell’incontro, l’ex difensore di Roma e Inter non ha mancato di manifestare il suo legame profondo con il club partenopeo. Attraverso un post pubblicato sul suo profilo Instagram, Juan Jesus ha celebrato il successo e al tempo stesso l’identità collettiva che sta alla base del gioco di Antonio Conte: “Non è solo una vittoria. È identità, lavoro quotidiano e disciplina. Personalmente, darò tutto per questa maglia, fino all’ultimo giorno”.

Queste parole ribadiscono non solo la dedizione del calciatore, ma anche l’importanza dei valori che Conte sta cercando di imprimere al Napoli, elevando la squadra non solo sul piano tecnico ma anche su quello mentale, elementi fondamentali nella corsa per traguardi importanti in Serie A e nelle competizioni europee.

Il Napoli, sotto la guida solida di Antonio Conte, continua quindi a mostrare un equilibrio in difesa che rappresenta la base per un gioco offensivo brillante, dove ogni elemento della rosa viene chiamato a interpretare al meglio il proprio ruolo, anche in ruoli non abituali come quello di Juan Jesus.

Il rendimento del brasiliano rappresenta un segnale incoraggiante per gli azzurri, che sanno di poter contare su un reparto arretrato solido e versatile, capace di adattarsi alle esigenze tattiche di Conte e di sfidare a viso aperto le big del campionato. La sfida contro il Milan è stata un banco di prova importante, superato con successo grazie a una prova difensiva fatta di attenzione, grinta e disciplina.

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Calciomercato 7 aprile: trattative, indiscrezioni e retroscena

Una giornata intensa sul fronte calciomercato porta con sé novità e conferme su più fronti, dalla Nazionale italiana alla Serie A, passando per Premier League e selezioni internazionali. Ecco il resoconto completo delle notizie più rilevanti di oggi.

Antonio Conte, futuro commissario tecnico della Nazionale? De Laurentiis apre ma resta cauto.

Nel puzzle del possibile cambio sulla panchina della Nazionale italiana, il nome di Antonio Conte, attuale allenatore del Napoli, sta guadagnando sempre più spazio tra le ipotesi più concrete. Il tecnico azzurro si è espresso sul tema subito dopo la vittoria della sua squadra contro il Milan, ammettendo: “Rappresentare il proprio Paese è qualcosa di bello e io, se fossi presidente della Figc, prenderei sicuramente in considerazione questa possibilità. Ho un altro anno di contratto con il Napoli e a fine stagione ci sarà un incontro con il presidente”.

Dal canto suo, Aurelio De Laurentiis, patron partenopeo, non chiude le porte ma si mantiene prudente. Intercettato a Los Angeles in occasione della premiere del documentario 'Ag4ain', ha dichiarato: “Se me lo chiedesse Antonio lo libererei, ma non credo che lo farà. Lui è un uomo intelligente e finché non ci sarà un interlocutore serio, cosa che finora non è accaduta, dubito che si immaginerà a capo di una federazione ancora disorganizzata”. Sulla figura del futuro presidente della FIGC, De Laurentiis ha espresso una preferenza netta: “Io voto per Giovanni Malagò, sarebbe perfetto come commissario prima e poi presidente di una nuova federazione”.

Inter e mercato: Vicario, Diaby e la spinta al rinnovo di Calhanoglu

Sul fronte nerazzurro, proseguono le manovre di mercato e le strategie per costruire un futuro competitivo. L’Inter ha messo nel mirino Guglielmo Vicario, portiere attualmente al Tottenham. Il club di Milano è pronto a offrire al 29enne un contratto quadriennale con un ingaggio netto di circa 3 milioni di euro annui. Tuttavia, per convincere gli Spurs a lasciare libero l’estremo difensore, occorrerà stanziare una cifra compresa tra i 17 e i 20 milioni di euro. Vicario è la prima scelta per rinforzare la porta interista, con Sommer destinato a perdere il posto da titolare.

L’Inter non perde di vista nemmeno Moussa Diaby, talento francese ora in forza all’Al Ittihad in Arabia Saudita. Già a gennaio era stata avanzata un’offerta importante – 30 milioni – che però non ha trovato riscontro a causa sia delle richieste del club saudita, sia del ribaltamento degli equilibri in attacco seguito alla clamorosa venuta di Benzema. Adesso però la volontà resta chiara: Diaby desidera tornare in Serie A, e l’Inter, attraverso Ausilio, sta lavorando per fargli indossare nuovamente la maglia nerazzurra, con segnali incoraggianti anche sul prezzo del suo cartellino, destinato a scendere per via di un rapporto ormai logoro tra giocatore e club.

Infine, nel campionato di casa, un episodio chiave potrebbe cambiare il destino dell’Inter stessa e di uno dei suoi protagonisti. Il gol di Hakan Calhanoglu al 45’ contro la Roma, arrivato in pieno recupero, ha aperto scenari importanti: non solo ha influito pesantemente nel consolidare il vantaggio di 7 punti sull’immediata inseguitrice Napoli, facendo avvicinare il club di Milano al tricolore numero 21, ma potrebbe anche modificare le prospettive del centrocampista turco. Calhanoglu, il cui contratto scadrà nel 2027, sembra ora spingere per il rinnovo con l’Inter. Secondo ‘La Repubblica’, infatti, il trequartista sta lavorando in prima persona con Cristian Chivu, responsabile dell’area tecnica nerazzurra, per convincere la società a blindare il suo talento – finora autore di 10 gol e 5 assist in stagione – ritenuto un elemento fondamentale per i piani futuri.

Carlo Ancelotti rinnova con il Brasile fino al 2030

Un nome che si toglie dalla corsa per la panchina azzurra è sicuramente quello di Carlo Ancelotti, che, secondo ESPN Brasil, ha ormai definito l’accordo per il rinnovo del suo contratto con la Confederazione Brasiliana di Calcio (CBF). Se formalizzato nei prossimi giorni, l’intesa lo legherà al ruolo di commissario tecnico della Selecao fino ai Mondiali del 2030, che si disputeranno in Spagna, Portogallo e Marocco. Il nuovo accordo prevede una durata complessiva di 4 anni, divisi in due bienni, oltre a un aumento salariale: Ancelotti percepirà 10 milioni di euro l’anno (equivalenti a 59,3 milioni di reais), diventando così il tecnico più pagato nella storia della nazionale brasiliana.

Oltre all’allenatore, anche i suoi collaboratori avranno degli adeguamenti. Gli assistenti Paul Clement e Francisco Mauri, il preparatore atletico Mino Fulco e l’analista Simone Montanaro avranno stipendi rivisti al rialzo su precisa richiesta di Ancelotti. Il tecnico, impegnato in Canada con la famiglia, firmerà il nuovo contratto tramite firma digitale, una prassi ormai consolidata nei tempi moderni.

Il ritiro di Aaron Ramsey, addio a 35 anni dopo una carriera intensa

Nel mondo dei calciatori, si registra una notizia importante con il ritiro di Aaron Ramsey, classe ’90, ex centrocampista di Juventus e Arsenal. Ramsey, che ha militato in club prestigiosi come Nizza, Rangers e Cardiff, ha annunciato ufficialmente la fine della sua carriera all’età di 35 anni. Un giocatore che ha lasciato un segno significativo soprattutto con la maglia del Galles, con cui ha conquistato 86 presenze e segnato 21 gol, partecipando a tre edizioni di grandi tornei internazionali.

Il suo messaggio sui social è carico di emozione: “Questa non è stata una decisione facile. È stato un privilegio rappresentare il Galles e vivere momenti straordinari, grazie a tutti gli allenatori, lo staff, i compagni e, soprattutto, alla mia famiglia e ai tifosi”. Ramsey intraprenderà probabilmente la carriera da allenatore, portando con sé l’esperienza accumulata in una carriera ricca di successi e momenti intensi.

Harry Maguire rinnova con il Manchester United fino al 2027 con opzione per un altro anno

Concludiamo con un rinnovo importante in Premier League: Harry Maguire ha firmato un nuovo contratto che lo vincola al Manchester United fino a giugno 2027, con un’opzione per estendere ulteriormente di dodici mesi. Il difensore, in maglia Red Devils dal 2019, ha accumulato 266 presenze e vinto due coppe nazionali (Carabao Cup e FA Cup).

Nonostante i dubbi che avevano circondato il suo futuro, legati soprattutto all’ingaggio elevato – intorno alle 190mila sterline settimanali – l’ex capitano dell’Inghilterra ha scelto di prolungare la sua avventura a Old Trafford. Maguire ha commentato così l’accordo: “Rappresentare il Manchester United è un onore enorme, una responsabilità che mi rende fiero ogni giorno. Sono felice di continuare per almeno otto stagioni. Il club ha l’ambizione e il potenziale per lottare ad alti livelli, e sono sicuro che il meglio deve ancora venire”.

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Serie A in lutto per Mircea Lucescu: i messaggi dei club

Il mondo del calcio italiano e internazionale piange la scomparsa di Mircea Lucescu, leggendario allenatore rumeno che si è spento oggi all’età di 80 anni. Una figura carismatica e carica di successi, Lucescu ha lasciato un’impronta indelebile nel calcio europeo, anche in Serie A, dove ha guidato diverse squadre con grande competenza e visione tattica.

I club italiani si sono immediatamente uniti nel ricordo e nel cordoglio per la perdita di uno dei tecnici più vincenti e rispettati della storia recente del calcio. La Lazio ha voluto sottolineare come Lucescu fosse «uno degli allenatori più vincenti di sempre, leggenda del calcio mondiale e protagonista anche nel campionato italiano».

Il Genoa CFC ha espresso le proprie condoglianze alla famiglia Lucescu, definendo il tecnico «una leggenda del calcio internazionale e cultore dei più autentici ideali sportivi e umani», mentre la Fiorentina si è unita «al dolore del mondo del calcio per la scomparsa di un allenatore tra i più vincenti della storia recente».

Parole di grande rispetto e commozione sono arrivate anche dal Napoli, dove il Presidente Aurelio De Laurentiis, l’allenatore Antonio Conte e tutta la società hanno espresso il proprio cordoglio per la perdita di una figura così autorevole del calcio. Da parte del club campano, un sentito ricordo di Lucescu come «eccezionale esponente del mondo del calcio, avversario leale e validissimo in tante sfide disputate».

Anche club come Cremonese e Hellas Verona sono scesi in campo con messaggi di solidarietà nei confronti della famiglia Lucescu. L’Hellas Verona ha ricordato il tecnico come «apprezzato allenatore e stimato uomo di calcio, in Italia e in Europa», esprimendo «le più sentite e sincere condoglianze».

Il Torino, rappresentato dal Presidente Urbano Cairo, ha voluto rendere omaggio a un maestro di calcio «sempre elegante e signorile, uno degli allenatori più titolati nella storia del nostro sport», ricordando il suo importante percorso in Serie A, dove ha guidato squadre come Pisa, Brescia, Reggiana e Inter.

Infine, il Cagliari ha ricordato Lucescu come un «allenatore visionario, che ha lasciato un segno nella storia di questo sport» e una persona dalle straordinarie qualità umane, stringendosi idealmente alla famiglia e ai cari del tecnico rumeno.

Mircea Lucescu lascia così un’eredità importante nel calcio italiano, dove ha saputo coniugare valori sportivi e umanitari, diventando un punto di riferimento per giocatori, tifosi e colleghi. Il mondo del calcio europeo e la Serie A in particolare, oggi si fermano per onorare la memoria di un grande uomo e di un tecnico dalla carriera strepitosa, capace di fare la differenza sia in campo che fuori.

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Serie A 31ª giornata: Flop 11 con il ritorno di Morata in attacco

Dopo 31 giornate di Serie A, emergono due nuovi protagonisti nella Flop 11 del campionato, a testimonianza di una stagione ricca di alti e bassi: fuori Ehizibue e Marin, dentro Giuseppe Pezzella della Cremonese e Alvaro Morata del Como. Il nostro consueto 4-3-3 riflette inevitabilmente le difficoltà di alcune squadre e il rendimento altalenante di certi giocatori chiave.

In porta troviamo Yann Sommer dell’Inter, con una media voto di 5.86, un dato che evidenzia come anche la fase difensiva dei nerazzurri abbia subito qualche difficoltà nel corso della stagione finora.

La linea difensiva arranca con Valentino Lazaro del Torino (5.66), Gabriele Zappa del Cagliari (5.70), Marin Pongracic della Fiorentina (5.75) e appunto Giuseppe Pezzella, autentica novità a sorpresa in casa Cremonese, che chiude con una valutazione di 5.73. Pezzella ha pagato una stagione complicata in una retroguardia spesso sotto pressione, riflettendo le difficoltà della sua squadra nella zona bassa della classifica.

A centrocampo, spiccano Simon Sohm del Bologna (5.53) e Cher Ndour della Fiorentina (5.64), con quest’ultimo ormai riconosciuto tra i giocatori maggiormente in difficoltà in un ruolo nevralgico come quello mediano. Completa il reparto Teun Koopmeiners della Juventus, con una media voto di 5.67, un segnale chiaro delle difficoltà bianconere nel calibrare prestazioni ottimali pur essendo in lotta per la zona europea.

In avanti la coppia d’attacco che non ha convinto è composta da Amin Sarr dell’Hellas Verona (5.38), fanalino di coda con i veneti, e Jonathan David della Juventus (5.64), mentre la sorpresa è rappresentata da Alvaro Morata, il bomber del Como, che con 5.63 si inserisce nella Flop 11 a testimonianza di una stagione complicata nonostante la sua esperienza e il valore tecnico. Morata sta vivendo una stagione di sofferenza personale all’interno di una compagine come il Como, ben piazzata in classifica ma in cui la sua produzione offensiva non sta raggiungendo i livelli attesi.

Risultati e classifica dopo la 31ª giornata

Nel weekend appena trascorso, spicca la conferma del Napoli, guidato da Antonio Conte, che consolida il secondo posto con la vittoria sul Milan per 1-0 grazie alla rete di Politano al 79’. Un successo fondamentale per la truppa partenopea, concentrata nella rincorsa all’Inter, adesso a +7 con 72 punti. Il Milan scende così a 63 punti, precipitando al terzo posto.

Negli altri match, il Sassuolo supera il Cagliari 2-1 con doppietta di Esposito e gol di Garcia, rafforzando la sua posizione di metà classifica. L’Hellas Verona cade in casa contro la Fiorentina, con una rete di Fagioli nel finale che regala tre punti ai viola. Lazio e Parma pareggiano 1-1, mentre il Bologna espugna Cremona per 2-1 in una gara intensa e combattuta.

Prosegue la striscia positiva dell’Atalanta, vittoriosa 3-0 sul Lecce con una doppietta di Krstovic e una marcatura di Raspadori, consolidando la lotta per un posto in Europa. La Juventus si impone con un netto 2-0 sul Genoa grazie a Bremer e McKennie, mentre l’Inter fa un sol boccone della Roma vincendo 5-2 con una doppietta di Lautaro Martinez, confermandosi prima forza del torneo.

La classifica vede quindi l’Inter prima con 72 punti, seguita dal Napoli con 65, il Milan a 63 e il sorprendente Como a 58. La Juventus rimane in quinta posizione con 57, mentre Roma e Atalanta inseguono rispettivamente a 54 e 53 punti.

Marcatori

a comandare la classifica marcatori è Lautaro Martinez con 16 reti, autore di una stagione esaltante con l’Inter. Seguono Douvikas del Como con 11 gol, e a quota 10 troviamo Paz (Como), Yildiz (Juventus), Hojlund del Napoli – anch’egli in evidenza nella corsa al titolo – e Davis dell’Udinese.

Il prossimo turno

Il programma della 32ª giornata si apre con Sassuolo-Como il 17 aprile alle 18:30 su DAZN, seguita da Inter-Cagliari alle 20:45, in diretta anche su Sky, incontro cruciale per la lotta scudetto. Il 18 aprile Napoli ospita la Lazio alle 18, una sfida chiave per mantenere vive le chance di Antonio Conte e i suoi azzurri nella corsa al titolo.

Da seguire anche Roma-Atalanta sempre il 18 aprile alle 20:45, mentre Creomnese-Torino e Hellas Verona-Milan si giocano il 19 aprile. Juventus-Bologna chiuderà il turno sabato 19 in serata. Infine, Lecce e Fiorentina si affrontano lunedì 20 alle 20:45 su DAZN.

La Serie A entra così nella fase calda, con squadre e giocatori chiamati a dare il massimo nelle ultime dieci giornate per centrare gli obiettivi stagionali, tra titoli da difendere, qualificazioni europee da contendere e salvezze da conquistare.

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Padovan: "Conte ct Italia? Cambiato, cerca meno stress"

Nel corso della trasmissione Un Calcio alla Radio su Radio Napoli Centrale, il giornalista Giancarlo Padovan ha espresso un giudizio incisivo sul momento del Napoli e sulla figura di Antonio Conte, attuale allenatore degli azzurri. “Il Napoli è tornato a inanellare vittorie consecutive nonostante l'assenza della Champions League – ha esordito Padovan –. Conte è un tecnico abituato alla gestione a tappe forzate: ha sempre lottato per lo scudetto, vincendolo o piazzandosi comunque alle spalle della prima classificata. Il suo stile di lavoro è caratterizzato da un impegno massimo, ma sufficiente a garantire grandi risultati settimanali. Basti pensare all’esperienza alla Juventus: in un anno scelse di giocare con i rincalzi la semifinale di Europa League per concentrarsi completamente sulla Serie A, ottenendo nel frattempo un record importante. Anche all’Inter ha sfiorato il titolo europeo, perdendo la finale di Europa League.”

Il valore di Conte, secondo Padovan, risiede proprio in questo equilibrio e nella capacità di alimentare la competizione interna al campionato: “Antonio ha bisogno di un ritmo settimanale, massimo un impegno a settimana, per mantenere alta la concentrazione dei suoi giocatori.” Ma la chiacchierata si è spostata anche sull’ipotesi di vedere Conte sulla panchina della Nazionale. “C’è un po’ di contraddizione nell’idea che Conte possa candidarsi per guidare l’Italia – ha osservato Padovan –. Dopo appena due anni alla guida azzurra, Conte smise, dicendo che allenare la Nazionale era come una Ferrari costretta a restare nel garage. Ora, evidentemente più maturo e saggio, sembra si stia preparando a un impegno meno stressante e con maggiore attenzione alla famiglia. La Nazionale resta una panchina prestigiosa e, se dovesse accettare, sarebbe certamente supportato da tutti. Anche il presidente De Laurentiis sembra già aver metabolizzato questa eventualità.”

Il campionato di Serie A, seppur dominato finora dal Napoli, potrebbe ancora riservare sorprese? “Fatico a pensare che la stagione sia ormai chiusa – ha proseguito Padovan –. Sette punti sono tanti, ma non impossibili da recuperare. L’Inter, in particolare, sembra ritrovare smalto e convinzione. Lautaro Martinez è tornato protagonista, Calhanoglu ha ripreso a incidere e Barella sembra letteralmente rinato. Il vero ostacolo per l’Inter però rimane il Como, una squadra che crea problemi con il suo stile di gioco. Tuttavia, il campionato italiano resta un torneo imprevedibile, molto tattico.”

Non sono mancate le riflessioni sul rendimento del Milan e di Allegri: “Il Milan, che in passato sembrava imbattibile, oggi appare meno solido – ha commentato Padovan –. Allegri si affida a due punte che, di fatto, punte non sono, e questo limita lo sviluppo offensivo della squadra. Contro il Napoli il suo approccio fu prudente, giocando per il pareggio, ma non credo sia stato un errore tattico clamoroso. A questa squadra mancano giocatori in grado di saltare l’uomo, un elemento fondamentale nel calcio moderno. Fullkrug, Nkunku o altri nomi che vengono accostati al Milan non sono in grado di fare la differenza in questo senso.”

L’analisi di Padovan si spinge anche più in generale sulle caratteristiche del calcio italiano: “Non penso che l’Italia sia indietro tecnicamente nella capacità di dribblare, piuttosto siamo troppo ancorati a schemi e tattiche sofisticate. Il giocatore capace di creare superiorità numerica disorientando la difesa avversaria è una risorsa imprescindibile. Gli allenatori devono puntare a valorizzare esterni con queste qualità per non correre il rischio di stagnare. Se non riusciamo a produrre calciatori dotati di queste abilità, rischiamo di seguire la sorte della Nazionale, che vive una crisi grave: tre Mondiali senza qualificazione sono un dato inaccettabile per un paese calcisticamente così prestigioso.”

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Zoff: Conte ideale per Italia, Capello: Mancini squalificato

Le parole pronunciate da Antonio Conte, attuale allenatore del Napoli, hanno subito acceso il dibattito nel mondo del calcio italiano. Conte ha confermato di essere consapevole che la FIGC possa prenderlo in considerazione come prossimo commissario tecnico della Nazionale, ammettendo di sentirsi lusingato da questa eventualità. Un’ipotesi che ha raccolto i pareri autorevoli di diverse figure di spicco del calcio italiano e internazionale.

Fabio Capello, noto ex allenatore di squadre prestigiose come Juventus, Real Madrid, Roma e delle Nazionali di Russia e Inghilterra, ha espresso il proprio punto di vista ai microfoni di Adnkronos. Capello ha definito Conte una candidatura valida per guidare l’Italia: "È una buona candidatura. Non so se sia chiuso il casting, ma Allegri si è tirato fuori, lui si è offerto, Mancini per me è squalificato, l'ho detto e lo ripeto. Per cui mi sembra una buona idea". Il riferimento è ovviamente a Roberto Mancini, attuale ct, la cui situazione è stata definita complessa da Capello.

Anche Dino Zoff, leggenda del calcio italiano e storico portiere della Nazionale nonché ex tecnico azzurro, ha dato il proprio consenso in merito alla figura di Conte come potenziale successore. "È un nome importante, sicuramente potrebbe essere l'uomo giusto. Il ct lo ha già fatto e anche bene", ha sottolineato Zoff, rimarcando la consolidata esperienza di Conte alla guida di una Nazionale, quella della sua esperienza passata in azzurro.

Un elemento che potrebbe facilitare questo passaggio è rappresentato dalla posizione espressa dal presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis. Il patron partenopeo ha confermato che, nel caso Conte dovesse diventare ct, non porrebbe ostacoli né vincoli al tecnico, riconoscendo la valenza della chiamata azzurra come un’occasione prestigiosa e prioritaria. Questo fattore potrebbe risultare decisivo nel determinare il futuro del tecnico pugliese alla guida degli azzurri.

Il Napoli sotto la guida di Antonio Conte sta vivendo una stagione molto intensa, con il club impegnato a mantenere un ruolo da protagonista in Serie A e nelle competizioni europee. Tuttavia, la prospettiva di una chiamata in Nazionale rappresenterebbe per Conte un motivo di grande orgoglio e una sfida di altissimo livello, a cui si dice pronto. L’eventuale nomina di Conte a commissario tecnico azzurro aprirebbe scenari importanti sia per il Napoli, che si troverebbe a dover affrontare un cambio sulla panchina, sia per la Nazionale italiana, alla ricerca di una guida forte e autorevole.

Il dibattito dunque è aperto e nei prossimi mesi si attendono sviluppi decisivi. Tra i nomi in campo, Antonio Conte si conferma protagonista, supportato anche dai pareri di tecnici e ex calciatori di grande esperienza, segno che la scelta della FIGC sarà ben ponderata e mirata a riportare la Nazionale ai fasti di un tempo.

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Carlos Bacca miglior attaccante del Milan dal 2015 secondo i numeri

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Il Milan esce ancora una volta sconfitto dal Napoli di Antonio Conte, incapace di incidere in attacco e di trovare la via del gol contro una difesa azzurra solida e ben organizzata. Al Maradona sono stati Nkunku e Fullkrug a partire titolari insieme per la prima volta in stagione, ma l’inedita coppia offensiva non è riuscita a dare la scossa necessaria per invertire il risultato. Nel post partita, l’allenatore rossonero Massimiliano Allegri ha adottato un approccio prudente, cercando di minimizzare i problemi, ma i numeri parlano chiaro e pesano come un macigno.

Analizzando infatti lo storico delle prime punte del Milan degli ultimi anni, la crisi realizzativa appare ancor più preoccupante. La stagione in corso vede Rafael Leao come miglior marcatore della rosa rossonera in campionato, con 9 gol all’attivo, un bottino che difficilmente raggiungerà il suo record personale della scorsa annata, fermo a 15 gol. Per fare un confronto, quel numero di gol segnati in un singolo campionato è stato la cifra toccata da Olivier Giroud nell’attuale stagione 2023/2024 e da Zlatan Ibrahimovic nel 2020/2021, stagione in cui lo svedese raggiunse quei 15 gol in sole 19 presenze.

Tra le varie stagioni, si sono susseguiti attaccanti come Cutrone, Piatek, Rebic e Pulisic, che però non sono mai riusciti a superare quella soglia in maniera costante, confermando le difficoltà strutturali del Milan nell’avere un bomber affidabile e prolifico come nei grandi cicli passati. Il record moderno del periodo post-2015 per la miglior prestazione realizzativa in un singolo campionato resta saldamente nelle mani di Carlos Bacca: l’ex attaccante colombiano, in una stagione di alto livello, mise a segno ben 18 gol, un traguardo da allora irraggiungibile per le punte rossonere.

Se si vuole ambire a cifre simili a quelle dei top bomber europei, bisogna guardare ancora più indietro nel tempo. L’ultimo a superare la soglia dei 20 gol in Serie A con la maglia del Milan è stato Zlatan Ibrahimovic nella stagione 2011/2012, quando mise a segno 28 reti in 32 partite, dimostrando tutta la sua caratura di campione e trascinatore. Da allora, nessun centravanti rossonero è riuscito a replicare un rendimento del genere, segno di una fragilità offensiva su cui il Milan sta ancora lavorando senza riuscire però a colmare il gap con le altre big della Serie A e con squadre attualmente dominanti come il Napoli di Conte.

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Clemente Russo: "Puntiamo allo scudetto, ma l'Inter è forte"

Clemente Russo, ex pugile e noto tifoso del Napoli, ha voluto condividere le proprie impressioni sulla Serie A durante la trasmissione Pressing in onda su Mediaset. L’ex atleta ha analizzato la situazione attuale del campionato, focalizzandosi in particolare sulla lotta scudetto che, nonostante il vantaggio, resta aperta a sorpresa.

“L’Inter è una grandissima squadra – ha dichiarato Russo – e con un margine di 7 punti sulla seconda in classifica nessuno può pensare che abbia già perso lo scudetto. Però, ammetto che le ultime tre partite precedenti allo scontro diretto con la Roma hanno fatto sorgere qualche dubbio sulla tenuta della squadra nerazzurra”, ha aggiunto.

Il focus dell’ex pugile si è spostato poi sulla partita di ieri, che ha dimostrato come i cambi tattici possano diventare decisivi nel momento chiave della stagione: “Antonio Conte con gli ingressi di Alisson Santos e Matteo Politano ha praticamente cambiato la partita. Era necessario portare in campo più velocità e imprevedibilità, caratteristiche che il giovane attaccante non stava offrendo”, ha spiegato Russo, evidenziando così la capacità del tecnico nerazzurro nel leggere la partita e modificare il gioco per ottenere il massimo dal secondo tempo.

Infine, Russo ha voluto sottolineare l’ottimismo che ancora caratterizza la corsa al titolo, soprattutto in casa Napoli: “Credo fortemente nello scudetto — ha detto con convinzione — e sono sicuro che non solo i tifosi napoletani, ma anche lo spogliatoio e l’intera squadra credano ancora in questa possibilità”. Un messaggio chiaro che riflette la determinazione del Napoli allenato da Antonio Conte, chiamato a non mollare e a inseguire con costanza il sogno tricolore, nonostante le difficoltà e il distacco dall’Inter in vetta.

Il campionato di Serie A entra così in una fase cruciale, con il Napoli pronto a dare battaglia fino all’ultimo minuto in questa avvincente sfida per il titolo. I cambi di Conte nel match appena disputato hanno dimostrato come la capacità di adattamento e la profondità della rosa possano rivelarsi decisive nel lungo cammino verso lo scudetto.

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