mercoledì 25 febbraio 2026

Atalanta da Liverpool: impresa Champions in numeri chiave

Atalanta, impresa storica in Champions League: dopo il 4-1 sul Borussia Dortmund è qualificazione da sogno

L'Atalanta ha scritto una delle pagine più emozionanti della sua storia europea grazie al 4-1 rifilato al Borussia Dortmund, risultato che regala alla squadra bergamasca un ritorno trionfale in Champions League dopo essere uscita sconfitta dall’andata con almeno due gol di scarto. Un traguardo che va ben oltre il semplice passaggio del turno ed entra di diritto nella storia del calcio italiano nelle competizioni europee.

Il dato è sorprendente: l’Atalanta è solo la seconda formazione italiana a ribaltare una sconfitta con due o più gol di scarto in una fase a eliminazione diretta di Champions League. L’unico precedente risale alla Juventus, che nel 2018/2019 riuscì a qualificarsi battendo l’Atletico Madrid dopo un complicato ko all’andata. Ancora più lontano, ma altrettanto prestigioso, il cammino della Roma, che nella stagione 2017/2018 rimontò il Barcellona in una storica eliminazione che ha fatto scuola.

«Abbiamo fatto la storia», ha commentato Raffaele Palladino, volto noto nel mondo del calcio italiano, sottolineando con entusiasmo la portata dell’impresa realizzata dal club lombardo. La qualificazione ottenuta dall'Atalanta rappresenta uno dei momenti più alti del calcio italiano nell’ultimo periodo, in un contesto europeo dove le squadre tricolori faticano spesso a imporsi con continuità contro i colossi del continente.

Questa notte di Bergamo ha regalato anche un altro dato di assoluto rilievo: l’Atalanta è tra le pochissime squadre italiane capaci di battere con almeno tre gol di scarto una squadra tedesca in una fase a eliminazione diretta della competizione. Altre realtà italiane sono riuscite in simili imprese: il Napoli, allenato da Antonio Conte nella stagione 2022/2023, annientò l’Eintracht Francoforte; la Juventus fece lo stesso con il Borussia Dortmund nella stagione 2014/2015; mentre il Milan colse una vittoria netta contro il Bayern Monaco nel lontano 2005/2006.

Questi risultati testimoniano la grande difficoltà per le squadre italiane di imporsi con forza contro avversari tedeschi in Champions League, fattore che rende ancora più straordinaria la notte dell’Atalanta. Nonostante il percorso non sia terminato con la conquista di un trofeo, per almeno una sera gli appassionati tricolori hanno potuto vivere una serata di grande emozione, in un momento in cui le soddisfazioni europee per i club italiani sono sempre più elusive.

Il calcio italiano di alto livello, dunque, torna a respirare grazie a un’Atalanta che, dopo un anno di grandi sacrifici e crescita, si conferma capace di avventure incredibili sul palcoscenico più prestigioso. Protagonista di una rimonta mai banale, i nerazzurri hanno dimostrato di possedere quel carattere e quella qualità tecnica che possono competere ad altissimi livelli.

Sarà interessante vedere come questa vittoria influenzerà il morale e la fiducia della squadra per il prosieguo della competizione europea, così come quale eco potrà avere questo risultato in ottica Serie A, dove le grandi sfide continuano a regalare emozioni di altissimo profilo.

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Napoli, Sosa: "Alisson Santos non è il nuovo Lavezzi. Hojlund instancabile"

Roberto Sosa, ex attaccante del Napoli, ha offerto un’analisi coinvolgente e schietta sulla stagione degli azzurri, attualmente guidati da Antonio Conte. Intervenuto sulle frequenze di Radio Marte, ‘El Pampa’ ha commentato il periodo delicato vissuto dal Napoli, campione d’Italia in carica, ma alle prese con una serie di infortuni che hanno pesato molto sulla squadra, attualmente in bilico tra il terzo e il quarto posto in classifica dopo essere stato superato dalla Roma di Gasperini.

"Non saprei dire con esattezza quanti punti saranno necessari per centrare la qualificazione alla prossima Champions League – ha spiegato Sosa – non sono certo un maestro della matematica come Allegri quando si tratta di calcolare questi scenari. Io preferisco soffermarmi sulle prestazioni che il Napoli sta offrendo in campo. A Bergamo per esempio gli azzurri mi sono sembrati convincenti, al di là degli errori arbitrali che li hanno chiaramente penalizzati e hanno influito sul risultato finale", ha commentato l’argentino a proposito della sconfitta per 2-1 subita dall’Atalanta.

L’ex attaccante si è poi soffermato sul tema caldo degli errori arbitrali che stanno caratterizzando questa Serie A. "In generale, si lamentano un po’ tutte le squadre per le sviste dei direttori di gara. Gli arbitri sono senza dubbio in grossa difficoltà, tra VAR e valutazioni sul campo. Non è facile gestire tutto questo senza commettere errori.", ha aggiunto, sottolineando come la stagione dei fischietti italiani stia passando un momento critico.

Roberto Sosa ha poi rivolto la sua attenzione ai nuovi volti in maglia azzurra: Alisson Santos e Hojlund. "Alisson Santos, visti dal vivo durante il suo esordio con il Como, non mi aveva ancora pienamente convinto. Tuttavia, nelle partite contro Roma e Atalanta ha evidenziato le sue qualità", ha osservato, con un richiamo a non farsi prendere la mano dai paragoni affrettati con il passato: "Non bisogna però esagerare con i confronti, non è il nuovo Pocho Lavezzi, c’è da andare coi piedi di piombo."

Infine, sulla punta danese Hojlund, poco prolifico in termini di gol ma molto attivo in campo, Sosa ha mostrato ammirazione: "A me il danese piace molto. Fa un lavoro incredibile, attacca la profondità, sa difendere palla e non si risparmia mai. Forse, se fosse uscito anche qualche volta dopo un’ora di gioco, avrebbe potuto recuperare un po’ di energie, ma la sua presenza costante è un valore aggiunto per la squadra".

Il Napoli, dunque, guarda avanti sotto la guida di Conte, con la fiducia che la squadra possa superare la difficile situazione infortuni e tornare a esprimere il calcio brillante che ha conquistato lo scudetto. Le dichiarazioni di Roberto Sosa alimentano l’attesa e l’interesse attorno a una squadra ancora viva nella lotta europea, nonostante le difficoltà.

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La Penna torna in Serie B con Piccinini quarto uomo

Il ritorno in campo di Federico La Penna dopo la moviola infuocata che ha fatto discutere l’intero mondo della Serie A. L'arbitro romano, al centro delle polemiche per l’ingiusta espulsione di Pierre Kalulu durante Inter-Juventus del 14 febbraio, verrà infatti reinserito nelle designazioni arbitrali già nel prossimo weekend, seppur con una nuova collocazione in Serie B.

La Penna, che durante il derby d’Italia è stato condizionato dalla simulazione di Alessandro Bastoni, dovrà scontare un turno di squalifica e poi tornerà in campo per dirigere la partita di Serie B tra Sudtirol e Venezia, in programma sabato pomeriggio alle 16 a Bolzano. Questo passaggio in cadetteria può essere letto come una sorta di declassamento punitivo, ma rappresenta anche un’occasione per l’arbitro di rifarsi e rilanciare il proprio rendimento, mantenendo la speranza di rientrare presto nella massima serie.

Non è l’unica novità nel panorama arbitrale: anche Daniele Piccinini, dopo una prova giudicata senza errori nella gara Milan-Parma, è stato designato per un match di Serie B, dove farà però il quarto ufficiale nel confronto tra Spezia e Reggiana. Entrambi gli arbitri, dunque, saranno impegnati in cadetteria, ma con ruoli differenti.

Queste scelte confermano la ferma volontà dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA) di mantenere alta l’attenzione sulla qualità degli arbitraggi, soprattutto in un momento delicato per la Serie A, dove ogni episodio può incidere sul cammino delle squadre. Il Napoli, guidato da Antonio Conte, ha recentemente vissuto un episodio controverso nella partita contro l'Atalanta, retto da Chiffi, arbitro finito sotto osservazione dopo diversi errori evidenziati proprio in quel match.

L’AIA sembra quindi intenzionata a proseguire con una politica di verifica rigorosa e monitoraggio continuo degli arbitri, lasciando aperto il nodo relativo alla posizione di Chiffi, dopo la prestazione negativa che ha fatto discutere tifosi e addetti ai lavori. Nel frattempo, La Penna e Piccinini continuano il loro percorso in Serie B, pronti a dimostrare il proprio valore in attesa di un possibile ritorno in Serie A.

In un campionato sempre più combattuto come la Serie A 2023/2024, doppiato quest’anno anche dalla lotta aperta tra club blasonati come Napoli, Milan, Inter e Juventus, la gestione arbitrale resta un tema centrale. Le decisioni prese dall’AIA sul fronte designazioni sono un segnale chiaro: non c’è spazio per errori gravi, ma nemmeno per continuare a tenere lontani dai palcoscenici principali arbitri che hanno ancora margini di recupero.

Il caldo weekend di calcio, quindi, vedrà il ritorno sul campo di La Penna con l’obiettivo di lasciarsi alle spalle la bufera e riprendere il cammino verso la Serie A, mentre il resto del sistema arbitrale resta in fermento, in attesa di novità sul fronte delle scelte tecniche e disciplinari che influenzeranno inevitabilmente il prosieguo del campionato e le sue vicende.

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Giordano ex Lazio sfida Sarri: chi sono gli attaccanti valorizzati?

L'ex attaccante biancoceleste Bruno Giordano ha espresso con chiarezza il suo punto di vista sul difficile periodo attraversato dalla Lazio di Maurizio Sarri, intervenendo ai microfoni di Radio Laziale. Sul tema della condizione fisica dei giocatori, Giordano ha rimarcato: "I giocatori non sono nella posizione di poter mugugnare. Se un allenatore dice una cosa, tu la fai, poi se hai personalità e alcune cose non vanno bene in partita fai quello che ti viene più naturale. A me sembra che la Lazio sia una squadra che corre come tutte le altre. C'è chi corre di più, chi di meno, e qui si sta nella normalità. Può piacere o non piacere il gioco, ma sul discorso delle energie spese è tutto nella norma."

Il discorso si è poi spostato sul tema degli attaccanti, uno dei nodi più evidenti della stagione biancoceleste: "Che vuol dire che Ratkov non gioca perché conosce un altro calcio? Il calcio è uno, allora perché Taylor gioca già ora? Basta dire che non ci credi, che lo ha preso la società e che volevi altro. Basta con questa storia del centravanti non adatto, o è bravo o non è bravo. Quali sono i giocatori che Sarri ha valorizzato in attacco durante la sua carriera? Mi sembra che abbia avuto Immobile, Ronaldo, Higuain… Si parla sempre di Mertens, è stato bravo ad intravedere delle caratteristiche, ma oltre quello poco altro." L'ex bomber suggerisce così una riflessione sull’efficacia del reparto avanzato laziale, criticando l'alibi di incongruenze tattiche o di adattamento.

L'ex attaccante, inoltre, non fa sconti nemmeno nella gestione dello spogliatoio: "Se ci sono problemi ci si mette nel cerchio di metà campo e si parla. Può essere che qualcuno si sia lamentato perché non riceve palloni o gioca poco, ma succede. La squadra è come una famiglia, e ci sta che all'interno della famiglia ci siano momenti di nervosismo." Giordano, infine, non azzarda sul futuro immediato dell’allenatore Sarri: "Sarri non si dimette? Ve lo dissi mesi fa. A giugno se ci sarà qualche squadra che offrirà un progetto al mister chiuderà il rapporto, altrimenti rimarrà alla Lazio."

Uno dei toni più severi arriva nella valutazione complessiva del rendimento dal punto di vista tecnico e dei risultati. "Io quest'anno ho visto poco e niente da parte di Sarri, ci sono troppi alibi legati agli elementi della squadra. Io non credo che gli attaccanti di Cagliari o Genoa siano migliori dei nostri, eppure hanno più gol di noi. Ci riempiamo la bocca con questi clean sheet, ma se non segni risolvi poco, fai 38 punti con 38 zero a zero. Speriamo nella Coppa Italia, ma questo decimo posto pesa tantissimo." Il riferimento al decimo posto in classifica con Sassuolo, Udinese e Parma a ridosso fa capire l’allarme che emerge anche dal fronte degli addetti ai lavori.

Giordano mette in chiaro che, nonostante tutto, la Lazio non deve temere per la salvezza: "In ogni caso, per me la Lazio è già salva, parlare di retrocessione è esagerato." Uno sguardo critico, infine, anche su Mattia Zaccagni: "Zaccagni è un anno e mezzo che non è pervenuto. Noi come ambiente lo difendiamo sempre e diamo la colpa agli altri, ma la realtà è che deve essere trainato e non è lui il trainante, e in una Lazio con meno qualità è più difficile giocare bene se non sei tu a trainare."

In un campionato sempre più combattuto e nel pieno di una stagione ricca di insidie, le parole di Bruno Giordano offrono spunti importanti sui nodi da sciogliere per tornare a correre con risultati alla mano. Nel frattempo, mentre la Lazio prova a risalire la china, il Napoli di Antonio Conte procede alla sua maniera, confermandosi una delle protagoniste principali della Serie A 2023/2024.

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Juve-Galatasaray: impatto decisivo sul calciomercato Napoli

Una vera impresa: questo è l'obiettivo che la Juventus dovrà centrare nella difficile sfida di stasera contro il Galatasaray. Gli ottavi di finale di Champions League si tingono di sfida complicatissima per i bianconeri, chiamati a ribaltare l’1-3 subito nella gara d’andata in Turchia. Il match di Istanbul ha evidenziato la superiorità offensiva del Galatasaray, che ha saputo colpire con grande efficacia, complici anche le difficoltà della Juventus nel trovare la rete con i propri attaccanti. Il doppio cartellino rosso rimediato da Cabal ha certamente facilitato il compito agli ospiti, ma la squadra guidata da Okan Buruk aveva già messo a segno tre reti prima dell’espulsione, mostrando una lucidità notevole sottoporta.

Un aspetto che ha sorpreso, però, è stato il rendimento offensivo della Juventus: le due reti della trasferta turca non sono arrivate dai centriavanti, ma da Teun Koopmeiners, centrocampista olandese che ha disputato la sua miglior partita in maglia bianconera fino a oggi, realizzando una doppietta decisiva ma non sufficiente per evitare la sconfitta pesante. I segnali da parte dei calciatori offensivi sono stati invece al di sotto delle attese, lasciando così aperto un interrogativo sul potenziale realizzativo della squadra in quest’ultima sfida.

Tra i protagonisti della serata di Istanbul c’è stato anche Noa Lang, nuovo acquisto del Galatasaray in prestito dal Napoli, che ha timbrato con una doppietta il passaggio del turno dei turchi. L’olandese, allenato in questa stagione da Okan Buruk, ha già superato il numero di gol segnati con Antonio Conte durante la prima parte di stagione al Napoli, diventando rapidamente un elemento chiave nella formazione del club turco. A fine partita Lang ha commentato con modestia: "Questa non è stata la mia migliore prestazione, avrei potuto fare di meglio. Ho segnato due gol e penso che come squadra abbiamo disputato un’ottima partita. Avevo già giocato contro la Juventus in passato: è una squadra ostica che difende bene. Questa sera abbiamo mostrato le nostre qualità e fatto una grande gara."

Stasera, dunque, Noa Lang sarà ancora una volta al centro del mirino nella sfida decisiva. Il futuro del giovane talento olandese potrebbe essere determinato proprio con l’esito di questa partita, visto che il riscatto dal Napoli è fissato a 30 milioni di euro. Per il Galatasaray, infatti, superare il turno significa incassare subito 11 milioni di euro dalla UEFA oltre a beneficiare del nuovo stadio pieno di tifosi, praticamente coprendo già il 50% della cifra necessaria per l'acquisto definitivo di Lang.

Il Napoli, da parte sua, osserva con particolare interesse. Il club partenopeo spera, infatti, di recuperare una parte importante dell'investimento fatto con la cessione in prestito di Lang, fondi che potrebbero contribuire a finanziare il riscatto di Alisson Santos dallo Sporting CP, obiettivo concreto del calciomercato azzurro.

La partita di questa sera non sarà solo uno scontro ad alta tensione per la Juventus ma anche un crocevia significativo per i destini di giocatori e club coinvolti: un esito favorevole per il Galatasaray rafforzerebbe la posizione di Noa Lang, mentre per la Vecchia Signora ci saranno pochi margini d’errore di fronte a un avversario in grande forma e con la spinta dell’entusiasmo della sua tifoseria.

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martedì 24 febbraio 2026

Victor Osimhen, il dato che preoccupa la Juventus in Serie A

Victor Osimhen, attaccante protagonista della Serie A e ora in grande spolvero con il Galatasaray, si conferma un avversario temibile per la Juventus. Ogni volta che il nigeriano incrocia la strada della Vecchia Signora, infatti, riesce a innalzare il proprio livello di gioco, diventando spesso l’ago della bilancia in partite di grande importanza. Questo dato emerge con evidenza nella storia recente di Osimhen, un centravanti abituato a fare la differenza soprattutto negli scontri di alta classifica o in gare di Champions League.

Va detto che Osimhen ha costruito la sua fama di “pericolo numero uno” della Juventus indossando la maglia del Napoli, sotto la guida di Antonio Conte, attuale allenatore azzurro che ha preso in mano la squadra dopo l’era Spalletti. Prima di trasferirsi al Galatasaray, il nigeriano era stato un punto fermo nella formazione partenopea, tanto da essere stato anche nel mirino dei bianconeri, consapevoli da tempo che servisse un giocatore con le sue caratteristiche per rilanciare la fase offensiva. Cristiano Giuntoli, direttore sportivo del Napoli, aveva più volte sottolineato l’importanza del suo attaccante, capace sia di far gol sia di mettere in campo letture di gioco essenziali.

Il bilancio degli scontri diretti è eloquente: Osimhen ha disputato ben otto partite contro la Juventus, 7 in Serie A e una in Champions League, con un bilancio netto a suo favore. Nei confronti di quella che è una delle squadre più titolate d’Italia e d’Europa ha infatti ottenuto cinque vittorie, contro le sole due affermazioni dei bianconeri in questo arco temporale. Inoltre, Osimhen ha realizzato due gol e servito due assist decisivi, confermando di essere un elemento chiave non solo per finalizzare le azioni ma anche per coinvolgere i compagni nei momenti cruciali.

La storia di queste sfide inizia nella stagione 2020/2021, quando il Napoli si impose 1-0 senza che il nigeriano trovasse la rete ma comunque contribuendo alla vittoria. Nella stagione successiva, ha aggiunto un assist, anche se il Napoli uscì sconfitto in quell’incontro. Nel 2022/2023, Osimhen ha brillato maggiormente: nella prima gara contro la Juventus ha contribuito alla vittoria per 2-1, mentre nel ritorno è arrivato il suo capolavoro, un 5-1 che portò una doppietta e un assist. Proprio quella partita ha rappresentato il momento più alto del suo rendimento contro i bianconeri.

Negli scontri successivi, Osimhen ha continuato a essere determinante anche senza segnare: vittorie importanti per il Napoli 1-0 e 2-1, e solo una sconfitta di misura (1-0) nel campionato dello Scudetto appena conquistato dagli azzurri sotto la guida di Conte. Insomma, quello che emerge è un giocatore intelligente, capace di adattarsi, non sempre a caccia del gol personale ma pronto a fare la differenza per la squadra e per i compagni. Un profilo insomma che ben spiega perché la Juventus abbia a lungo inseguìto la possibilità di portarlo sotto la propria maglia.

Ora che Osimhen incrocia di nuovo la Juventus da rivale diretto in Champions League vestendo i colori del Galatasaray, è facile immaginare che sarà proprio lui l’uomo da tenere d’occhio. L’esperienza maturata agli ordini di Conte e la sua abitudine a esaltarsi nelle sfide importanti potrebbero risultare decisive ancora una volta. La Juventus, avvisata più che mai, dovrà dunque prepararsi a fronteggiare un attaccante che domina i duelli contro di loro con numeri da fuoriclasse chiamato a scrivere un nuovo capitolo delle sue sfide contro i bianconeri.

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Atalanta, Palladino: "Vittoria col Napoli: ora ci crediamo"

Raffaele Palladino, allenatore dell'Atalanta, ha presentato con convinzione la sfida di domani contro il Borussia Dortmund, match cruciale valido per gli ottavi di finale di Champions League. Dopo la preziosa vittoria ottenuta domenica, Palladino ha sottolineato come il successo abbia restituito fiducia e consapevolezza alla sua squadra. "La vittoria di domenica ci ha dato grande consapevolezza dei nostri mezzi – ha dichiarato il tecnico bergamasco –. Sicuramente sarà una partita molto bella che dovremo godere tutti quanti: dai tifosi fino alla squadra, è fondamentale crederci tutti insieme".

Un’atmosfera carica di entusiasmo che si riflette anche nei numeri: per il match di ritorno l’Atalanta sarà sostenuta da 23 mila spettatori, ma Palladino ha fatto anche riferimento all’importanza di giocare in trasferta di fronte a 23 mila tifosi avversari. "Noi ci proveremo con tutte le nostre forze e domani saremo 23 più 23 mila", ha detto, sottolineando il doppio fronte di pressione e sostegno che caratterizza sfide di questo livello.

Dal punto di vista della rosa, Palladino ha aggiornato sulle condizioni di Kolasinac ed Ederson, due elementi fondamentali per la fase offensiva e difensiva della sua formazione. "Ede ha avuto un piccolo affaticamento però è tutto risolto, nessun problema per Kolasinac. Sono entrambi a disposizione per domani sera", ha rassicurato il tecnico, confermando così la disponibilità dei due giocatori chiave.

Riguardo alla partita d’andata, conclusasi con una sconfitta per l’Atalanta, Palladino ha sottolineato l’importanza dell’analisi dei dettagli per migliorarsi. "Abbiamo imparato molto da quella gara – ha ammesso –. Analizzando i particolari si può crescere, ma bisogna essere attenti a tutto. Affronteremo una squadra di grandissimo livello, soprattutto considerando la qualità che ha, e la Champions aumenta ulteriormente l’intensità e l’attenzione necessarie". L’approccio mentale sarà quindi decisivo per ribaltare il risultato e provare a qualificarsi ai quarti.

Il match contro il Borussia Dortmund rappresenta per l’Atalanta un momento cruciale nella stagione europea. Sotto la guida di Raffaele Palladino, la squadra bergamasca punta a sfruttare la forza del proprio collettivo e il calore del pubblico per affrontare a viso aperto un avversario di caratura mondiale. La gara di domani sera, dunque, si preannuncia uno spettacolo imperdibile per gli appassionati di Champions League e per chi segue con passione le imprese della Serie A in Europa.

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Serie A, top 5 centrocampisti dopo 26 giornate: Zielinski supera 3 rossoneri

Serie A: Piotr Zielinski domina la classifica dei migliori centrocampisti

La Serie A conferma Piotr Zielinski come il centrocampista più prolifico e incisivo del campionato. L'ex Napoli, ora in forza all'Inter, guida con autorevolezza la graduatoria, lasciandosi alle spalle un trio di talentuosi giocatori del Milan, squadra che continua a sorprendere per qualità e rendimento individuale. Tra le sorprese del campionato, spicca il nome di Martin Baturina, classe 2003 in forza al Como: partito come meteora, il giovane croato ha conquistato la scena nelle ultime settimane con prestazioni di grande livello.

La top 5 dei centrocampisti più valutati nella Serie A 2023/2024

1. Piotr Zielinski (Inter) – media voto 6.56 (18 presenze) 2. Adrien Rabiot (Milan) – media voto 6.47 (18 presenze) 3. Christian Pulisic (Milan) – media voto 6.47 (16 presenze) 4. Luka Modric (Milan) – media voto 6.46 (24 presenze) 5. Martin Baturina (Como) – media voto 6.46 (14 presenze)

Nel dettaglio, spicca la conferma di Zielinski che con la maglia dell’Inter ha mantenuto una costanza di rendimento elevata, risultando centrale non solo nella fase offensiva, ma anche nel pressing e nella costruzione del gioco. Il Milan fa sentire la sua presenza con ben tre rappresentanti, tra cui il veterano Luka Modric e l’intraprendente Christian Pulisic, elementi fondamentali per lo schema di Stefano Pioli. Baturina rappresenta senza dubbio la rivelazione, dato che la sua ascesa nel Como, squadra che sta lottando per la salvezza, è stata una delle note più positive di questo campionato.

Risultati degli ultimi match

Questo weekend ha regalato diverse partite decisive per la corsa alla salvezza e per la zona alta della classifica:

  • Sassuolo - Hellas Verona 3-0 (Pinamonti al 40’, doppietta di Berardi al 44’ e al 62’)
  • Juventus - Como 0-2 (Vojvoda all’11’, Caqueret al 61’)
  • Lecce - Inter 0-2 (Mkhitaryan al 75’, Akanji all’82’)
  • Cagliari - Lazio 0-0
  • Genoa - Torino 3-0 (Norton-Cuffy al 22’, Ekuban al 40’, Messias all’83’)
  • Atalanta - Napoli 2-1 (Beukema in apertura per il Napoli, Pasalic e Samardzic ribaltano per i bergamaschi)
  • Milan - Parma 0-1 (Troilo al minuto 80)
  • Roma - Cremonese 3-0 (Cristante al 59’, Ndicka al 77’, Pisilli all’86’)
  • Fiorentina - Pisa 1-0 (Kean al 13’)
  • Bologna - Udinese 1-0 (Bernardeschi su rigore al 75’)

Particolare attenzione va data alla sconfitta del Napoli di Antonio Conte sul campo dell’Atalanta; nonostante il gol iniziale di Beukema, gli azzurri non sono riusciti a mantenere il vantaggio e sono stati superati dalla doppietta di Pasalic e da una rete di Samardzic, un risultato che pesa in vista della lotta per un piazzamento Champions.

La classifica attuale aggiornata

1. Inter – 64 punti 2. Milan – 54 punti 3. Napoli – 50 punti 4. Roma – 50 punti 5. Juventus – 46 punti 6. Como – 45 punti 7. Atalanta – 45 punti 8. Bologna – 36 punti 9. Sassuolo – 35 punti 10. Lazio – 34 punti 11. Udinese – 32 punti 12. Parma – 32 punti 13. Cagliari – 29 punti 14. Genoa – 27 punti 15. Torino – 27 punti 16. Fiorentina – 24 punti 17. Cremonese – 24 punti 18. Lecce – 24 punti 19. Pisa – 15 punti 20. Hellas Verona – 15 punti

Protagonisti della classifica marcatori

Lautaro Martinez dell’Inter guida saldamente con 14 reti realizzate. Segue a distanza il bomber Paz del Como con 9 centri, mentre a quota 8 si posizionano alcuni nomi illustri come Douvikas (Como), Kean (Fiorentina), Yildiz (Juventus), Leao e Pulisic (Milan), e Hojlund del Napoli, che continua a dimostrare il suo valore nonostante qualche difficoltà iniziale con il club partenopeo.

Il prossimo turno di Serie A

La settimana che verrà si preannuncia fondamentale per il prosieguo della stagione. Sarà interessante seguire come risponderanno le squadre in lotta per i rispettivi obiettivi di classifica, con sfide chiave come:

  • Parma - Cagliari (27 febbraio, ore 20.45, DAZN)
  • Como - Lecce (28 febbraio, ore 15.00, DAZN)
  • Hellas Verona - Napoli (28 febbraio, ore 18.00, DAZN)
  • Inter - Genoa (28 febbraio, ore 20.45, DAZN o Sky)
  • Cremonese - Milan (1 marzo, ore 12.30, DAZN)
  • Sassuolo - Atalanta (1 marzo, ore 15.00, DAZN)
  • Torino - Lazio (1 marzo, ore 18.00, DAZN e Sky)
  • Roma - Juventus (1 marzo, ore 20.45, DAZN)
  • Pisa - Bologna (2 marzo, ore 18.30, DAZN)
  • Udinese - Fiorentina (2 marzo, ore 20.45, DAZN e Sky)

Il Napoli di Antonio Conte sarà chiamato a riscattarsi dopo il pesante stop in casa dell’Atalanta, affrontando l’Hellas Verona al “Bentegodi”, un banco di prova tutt'altro che semplice contro una squadra che lotta per non retrocedere ma che può contare su ulteriore motivazione e pubblico a favore. Il prossimo mese sarà cruciale per le ambizioni azzurre in campionato, con la rincorsa alle prime posizioni sempre più serrata.

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Tommasi conferma: gol tolto a Gutierrez, poco contatto Hojlund-Hien

Una domenica difficile per Daniele Chiffi, l’arbitro chiamato a dirigere il match tra Atalanta e Napoli, che si è ritrovato al centro di un acceso dibattito per aver annullato un gol nella ripresa a Gutierrez, decisione arrivata dopo il consulto del VAR sul presunto fallo di Hojlund su Hien. Ma cosa è realmente successo in campo?

Nel momento decisivo, il dialogo tra il direttore di gara e il VAR è stato chiaro e metodico: “Fischio fallo eh… Alla fine”, dice Chiffi all’assistente, che risponde “Perfetto sì bravo, aspetto, per me è fallo lì”. L’arbitro precisa: “Stiamo solo aspettando, fanno il controllo di routine e poi...”. Poco dopo, dalla sala VAR arriva la conferma: “Check completato”. Tuttavia, l’analisi prosegue con l’osservazione di un contatto tra le mani, come evidenziato da due arbitri in video: “C’è la mano che se la trascina”, “Sì, si vede pure da questa”, ribattono al VAR, confermando dunque il fallo che porta all’annullamento della rete.

Ma il giudizio tecnico non tarda ad arrivare. Dino Tommasi, dirigente arbitrale di lungo corso e voce autorevole nel panorama calcistico italiano, ha commentato la decisione ai microfoni di DAZN nel corso del programma Open VAR. Per Tommasi “a vedere le immagini è evidente un corpo a corpo tra Hien e Hojlund: il difensore cerca il contatto, ma è l’attaccante del Napoli che gli ruba il tempo. È un episodio di poco conto, insufficiente per decretare un fallo punibile. L’arbitro Chiffi ha fischiato subito, supportato dall’assistente Cecconi, che ha poi trovato conferma in sede di revisione VAR. Secondo me si tratta di un errore arbitrale. Bisogna sempre dare priorità alla decisione di campo: una chiamata corretta sul momento avrebbe evitato ogni discussione”.

Tommasi ha inoltre sottolineato come, fino a quel momento, l’arbitro avesse mantenuto un livello tecnico alto, lasciando spesso giocare su interventi anche ruvidi: “In questa partita, Chiffi aveva mostrato grande equilibrio, fischiando poco nonostante contrasti importanti. Però su queste due situazioni di gioco ha abbassato la soglia, penalizzando così la fluidità della sfida”.

Non sono mancate le reazioni da parte dei protagonisti. Tommasi ha replicato anche alle parole di Manna, dichiarando: “Il direttore di gara ha il diritto di esprimere il proprio pensiero con civiltà, su qualsiasi tema ritenga opportuno. In questo caso il contatto c’è, ma è marginale. Il vero punto è l’errore di campo, che avremmo preferito fosse gestito diversamente”.

Questa vicenda di Atalanta-Napoli apre dunque un nuovo fronte di confronto sull’interpretazione arbitrale e sull’uso del VAR, confermando quanto delicata sia la gestione di episodi sfumati nel calcio moderno. Nel frattempo, la squadra di Antonio Conte, reduce da una prestazione solida contro la Dea, deve metabolizzare questa battuta d’arresto e prepararsi al meglio per i prossimi impegni di Serie A, dove ogni punto sarà fondamentale nella corsa verso gli obiettivi stagionali.

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Torino, Cairo su D'Aversa e la contestazione: più determinazione

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11.40 - Nella sala conferenze dello stadio Olimpico Grande Torino si è tenuta la presentazione ufficiale del nuovo allenatore granata, Roberto D'Aversa, alla presenza del presidente Urbano Cairo. Un momento cruciale per il Torino, che sta cercando di voltare pagina dopo un avvio di stagione complicato.

Il presidente Cairo ha aperto la conferenza con parole dense di amarezza e consapevolezza: "Volevo dire che siamo felici, ma non lo siamo... D'Aversa l'ho sempre apprezzato molto, soprattutto per il suo percorso al Parma. Lo seguivo con attenzione e grande stima. Non è mai un piacere esonerare un allenatore, è un dispiacere che lascia molto rammarico. Quando si arriva a questo punto si è tutti responsabili, non solo Baroni. Ho trovato in D'Aversa una persona e un uomo determinato, diverso rispetto all’immagine che dava nelle interviste, con una voglia reale di fare bene. Purtroppo finora le cose non sono andate come speravamo, complici varie situazioni. Oggi presentiamo D'Aversa con la speranza di invertire la rotta."

Interrogato sul bilancio del campionato finora, Cairo ha risposto con freddezza: "Abbiamo iniziato con un mercato costruito attorno a un’idea di gioco che però si è rivelata insostenibile per mancanza di alcuni giocatori chiave. Di conseguenza siamo stati costretti a cambiare modulo durante la stagione, una partenza che si è quindi presentata con una zavorra difficile da superare. L’esordio è stato horror a San Siro, poi abbiamo vinto a Roma mostrando segnali di miglioramento, ma subito dopo siamo inciampati. Gli alti e bassi sono stati continui: buoni risultati contro squadre come Napoli, Lazio e Bologna e il derby contro Juventus, ma anche passi falsi come le sconfitte con Como e Lecce e la clamorosa rimonta subita dal Milan da 2-0 a 2-2. Un mese e mezzo fa c’è stata via di fatto una partita eccezionale, quella di Coppa Italia a Roma. Il bilancio, insomma, è di una partenza falsa seguita da una stagione instabile, senza continuità né progressi duraturi."

Sull’atteggiamento dell’ambiente granata e sulla sfida di riavvicinare i tifosi, Cairo è stato chiaro: "L’ambiente non è dei più favorevoli e lo capisco. Tuttavia la squadra deve essere più forte, deve trovare dentro sé stessa le motivazioni per ribaltare questa situazione. I tifosi del Toro sono un patrimonio incredibile, siamo abituati a momenti di entusiasmo pazzesco, come quella storica finale play-off contro il Mantova nel 2006, quando anche gli allenamenti erano seguiti da un pubblico festoso. Il Genoa, che ha gareggiato con noi sotto in classifica, ha portato a Marassi 30mila tifosi scatenati, ecco, noi dobbiamo provare a ricreare quel legame di intesa tra squadra e tifoseria. Il pubblico può essere un’arma fondamentale. Dobbiamo invertire la rotta e riportare entusiasmo allo stadio, ne sono convinto."

Il tema della contestazione non è stato evitato: "La sento, la vedo, è legittima. Ma occorre agire con responsabilità. Quando si guida una società importante come il Torino il dovere del presidente è quello di spegnere il fuoco e mantenere la calma. Nei momenti di difficoltà sono abituato a trovare risorse dentro me stesso, questo non mi scoraggia ma anzi mi carica di maggiore determinazione. Ho una responsabilità enorme verso oltre un milione di tifosi che amano il Toro, e quest’impegno va onorato sia nei momenti positivi che in quelli negativi. Ricordo che con Juric abbiamo sfiorato l’Europa League per due stagioni consecutive, solo tre anni fa. Non possiamo buttar via tutto in modo poco costruttivo: serve unità e responsabilità."

Sul fatto se queste parole possano essere considerate una forma di scusa ai tifosi, Cairo ha espresso piena consapevolezza: "Essere qui a presentare un nuovo allenatore è già una scusa implicita per il percorso che non è andato come avremmo voluto. Sono profondamente dispiaciuto per come sta andando la stagione. Gli investimenti fatti sul mercato erano pensati per obiettivi diversi, ma alcuni giocatori non hanno dato quanto ci aspettavamo, anche se bisogna metterli nelle condizioni di esprimersi al meglio. Mi scuso apertamente con i tifosi e li rispetto profondamente. Accetto critiche e contestazioni, fa parte del gioco quando ci si espone pubblicamente. Ma c’è la volontà ferma di cambiare rotta, correggere gli errori e migliorare in queste 12 gare che rimangono. La responsabilità è tutta mia e me la prendo interamente."

Infine Cairo ha fatto il punto sulla situazione dello stadio e il progetto infrastrutturale: "Non ci sono annunci formali ma stiamo lavorando. Mi occupo direttamente della questione e mi affianca Bellino. Il centro Robaldo è praticamente ultimato, con i campi operativi da giugno e diverse squadre già al lavoro lì. Ci sono stati alcuni ritardi e intoppi, ma ormai il completamento è vicino. Bellino mi aiuta anche per cercare un’intesa con il Comune sullo stadio Grande Torino."

Alla domanda se stiano pensando di acquistare lo stadio, Cairo ha risposto: "Stiamo valutando la situazione complessiva, considerando sia la manutenzione sia il progetto nel suo insieme. Valuteremo la migliore formula d’investimento per un eventuale acquisto, cercando di capire anche il potenziale commerciale. Bisogna fare un’analisi precisa, simile a quanto avvenuto in altre città come Udine e Bergamo, dove gli stadi sono stati recentemente acquisiti: lì i valori si aggirano tra i 4 e gli 8 milioni di euro, ma dovremo considerare anche gli interventi da fare qui al Grande Torino, di cui il Comune è responsabile anzitutto. Ci sarà quindi un’offerta formale quando gli elementi saranno chiari."

Non è mancato un passaggio sul museo del Torino e il Filadelfia: "La Fondazione che gestisce il Filadelfia ha le risorse per completare il lavoro, anche grazie a un nostro contributo personale attraverso la fondazione intitolata a mia madre. Non so perché finora non abbiano ancora portato a termine il progetto. Sul museo, se dovessimo acquisire il Grande Torino, potremmo pensare di realizzarlo lì, come avviene in molti stadi moderni. È un’ipotesi alla quale sto ragionando nel caso il museo non venga ultimato al Filadelfia. La Fondazione ha soldi e risorse, è una possibilità concreta."

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Carnesecchi top d’Europa, ma pochi spazi per offerte portieri

Marco Carnesecchi si conferma come uno dei portieri più efficaci ed affidabili della Serie A in questa stagione. Il giovane estremo difensore dell’Atalanta ha dimostrato, partita dopo partita, di essere un vero punto di riferimento per la sua squadra, capace di compiere interventi decisivi nei momenti più delicati del match. Nel recente confronto con il Napoli di Antonio Conte, Carnesecchi ha vissuto un pomeriggio relativamente tranquillo, segnando una netta differenza rispetto alle fatiche affrontate contro compagini come il Como o la Lazio, dove invece i suoi interventi sono stati fondamentali per salvare la porta dalle incursioni avversarie.

In particolare, la sua prontezza è emersa con forza nel weekend precedente, quando è stato autore di una splendida parata respingendo un tentativo di Alisson Santos, sottolineando quanto il suo rendimento sia stato costante e determinante per l’Atalanta. Anche negli incontri più ostici, Carnesecchi ha mostrato grande personalità e freddezza, qualità che lo mettono in luce come uno dei portieri più promettenti e performanti del campionato italiano.

Non sorprende, dunque, l’interesse manifestato nelle ultime settimane da diversi club nei confronti del portiere nerazzurro, anche se il nodo cruciale resta la valutazione economica che la società bergamasca attribuisce al suo numero uno: una cifra superiore ai 40 milioni di euro. Una soglia che in Italia risulta al momento difficile da raggiungere, considerando la natura peculiare del mercato dei portieri, meno incline a investimenti così corposi rispetto ai ruoli di campo.

Tra le squadre maggiormente attive, l’Inter potrebbe essere l’unica a poter ipotizzare un’offerta significativa per Carnesecchi, soprattutto se dovesse decidere di sostituire il portiere attuale, Samir Handanovic, ormai in fase conclusiva della sua carriera, puntando su un profilo giovane e di talento come quello dell’estremo difensore atalantino. Tuttavia, resta aperto il dubbio se i nerazzurri possano optare per una soluzione più economica, guardando ad alternative quali Guglielmo Vicario o altri portieri dal costo inferiore.

Storicamente, rarissimi sono stati i portieri pagati oltre i 35 milioni di euro, e questa lista rappresenta un autentico élite nel ruolo. Ecco i trasferimenti più onerosi nel corso degli anni:

  • Kepa Arrizabalaga (dall’Athletic Bilbao al Chelsea, 80 milioni €)
  • Alisson Becker (dalla Roma al Liverpool, 62,5 milioni €)
  • Gianluigi Buffon (dal Parma alla Juventus, 52,8 milioni €)
  • André Onana (dall’Inter al Manchester United, 52,5 milioni €)
  • Lucas Chevalier (dal Lille al Paris Saint-Germain, 40 milioni €)
  • Ederson (dal Benfica al Manchester City, 40 milioni €)

Questa particolare categoria di calciatori evidenzia come l’investimento sul portiere sia un passaggio delicato e spesso legato a critiche, vuoi per il ruolo particolare, vuoi per la percezione del valore economico correlato alle parate. Carnesecchi, con le sue prestazioni finora, sembra però pronto a entrare in questa esclusiva cerchia, dimostrando che un portiere giovane e di qualità può avere un mercato importante anche nel panorama della Serie A.

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lunedì 23 febbraio 2026

I fedelissimi di D'Aversa per la salvezza a Torino: nomi chiave

Il Torino cambia rotta e sceglie un nuovo timoniere per affrontare la tempesta che sta vivendo in Serie A. Dopo l'esonero di Marco Baroni, la società granata ha deciso di affidarsi a Roberto D'Aversa, tecnico esperto e pronto a raccogliere una squadra in piena difficoltà. La classifica è preoccupante e la zona retrocessione si avvicina pericolosamente, dunque serve una guida capace di dare nuova linfa e stabilità a uno spogliatoio in affanno. Il presidente Urbano Cairo e il direttore sportivo Gianluca Petrachi hanno optato proprio per D'Aversa come uomo di fiducia per invertire la rotta di questo Torino.

Un aspetto interessante della nuova gestione riguarda il ritorno di tre giocatori che hanno già conosciuto il tecnico nella scorsa stagione, quando D'Aversa allenava l'Empoli. Si tratta di giovani e validi elementi che possono rappresentare un punto di riferimento per il gruppo granata.

Il primo è Luca Marianucci, centrocampista che lo scorso gennaio è passato dal Napoli al Torino. Prima di approdare in Campania, Marianucci aveva vissuto un’annata di crescita proprio sotto la guida di D'Aversa in Toscana. Con l’Empoli infatti ha raccolto 18 apparizioni in campionato con 12 partite da titolare e altre 8 (di cui 6 da titolare) nelle competizioni nazionali, siglando anche 2 gol in Coppa Italia. La sua esperienza con il tecnico rappresenta un patrimonio importante per il Torino, che punta a recuperare il miglior Marianucci possibile, tornato dall’esperienza partenopea.

Altra pedina della scorsa stagione all’Empoli è Tino Anjorin, calciatore versatile arrivato dall’Inghilterra che può ricoprire sia il ruolo di mezzala che quello di trequartista. Nonostante qualche problema fisico che lo ha limitato, Anjorin si è conquistato minuti significativi e si è dimostrato un elemento nelle gerarchie di D’Aversa, fra titolarità e utilizzi a gara in corso. Il tecnico germanico aveva grande fiducia in lui, e anche ora il Torino spera possa dare un contributo importante a centrocampo.

Infine c’è il fedelissimo Ardian Ismaijli, difensore che ha assommato 29 presenze da titolare in campionato con l'Empoli, alternandosi in una difesa a tre o a quattro e rappresentando un autentico pilastro della retroguardia. Con 2 presenze in Coppa Italia, Ismaijli si è dimostrato fra gli elementi più affidabili e costanti nelle rotazioni di D’Aversa, divenendo un vero leader difensivo. Il Torino punta molto sul suo carisma e sulla sua esperienza per rinforzare il reparto arretrato, parte fondamentale per la salvezza.

Roberto D’Aversa si ritrova così a guidare un Torino che vuole evitare la caduta in Serie B e guarda agli uomini già conosciuti per rialzare la testa. In un campionato sempre più competitivo, la scelta di affidarsi a un tecnico che ha già lavorato con alcuni dei giocatori chiave può rivelarsi decisiva: l’obiettivo è chiaro, mantenere viva la speranza salvezza e rilanciare la squadra granata verso risultati positivi, sfruttando il bagaglio di conoscenze e l’intesa tecnica costruita a Empoli. La Serie A non ammette errori e ogni partita sarà una battaglia; il Torino si affida a D’Aversa e ai suoi uomini per invertire il trend negativo e mantenere la categoria.

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Milan senza Gabbia: 3 sconfitte senza il centrale

Un copione che si ripete dopo trent’anni: il Milan cade ancora a San Siro contro il Parma, con il punteggio di 0-1, interrompendo così una lunga striscia positiva. La memoria va immediatamente ai primi anni ’90, quando la squadra allenata da Fabio Capello, quella degli “Invincibili”, si fermò soltanto dopo 58 risultati utili consecutivi – una leggenda del calcio italiano –, ma riuscì comunque a laurearsi campione d’Italia. Oggi, però, il Milan guidato da Massimiliano Allegri si ferma a quota 24 partite senza sconfitte, un traguardo di grande valore ma non paragonabile a quel passato glorioso, anche perché il contesto è molto diverso. La squadra rossonera odierna, infatti, è meno qualitativa rispetto a quella del 1992/93 e punta principalmente a tornare in Champions League, obiettivo prioritario dopo anni di alti e bassi.

Il ko interno contro il Parma, squadra oggi molto più modesta rispetto a trent’anni fa, evidenzia un dato significativo: il Milan ha perso di nuovo senza il suo centrale Matteo Gabbia. La sua assenza sembra pesare davvero tanto sul rendimento della difesa. Senza Gabbia, infatti, il Milan ha disputato quattro partite con un trend negativo che fa riflettere: tre sconfitte e una sola vittoria. Le sconfitte sono arrivate contro tre squadre importanti: il Napoli di Antonio Conte in Supercoppa Italiana e la Lazio in campionato, insieme ovviamente al Parma. L’unica vittoria con il difensore out è quella per 3-0 contro il Verona in casa.

Non si può più parlare di casualità: se una volta si poteva pensare a una semplice coincidenza, ora la mancanza di Gabbia sembra essere un elemento determinante. Se tre partite perse sono un dato significativo, si può tranquillamente affermare che la sua assenza è diventata una vera e propria prova dell’importanza del centrale nell’undici titolare di Allegri.

Il problema muscolare che ha fermato Gabbia è arrivato a pochi minuti dall’inizio della gara contro il Parma: un risentimento ai flessori della coscia destra durante il riscaldamento pre-partita, che ha costretto il giocatore a dare forfait. Fortunatamente gli esami strumentali, e in particolare la risonanza magnetica, hanno escluso lesioni muscolari o tendinee gravi, lasciando aperta la speranza di un rapido recupero per il centrale difensivo.

Questa emergenza difensiva rappresenta un campanello d’allarme importante per Allegri, che dovrà valutare con attenzione il recupero di Gabbia nelle prossime settimane. In un campionato come la Serie A, dove la solida organizzazione difensiva è fondamentale per l’obiettivo Champions, la presenza dei difensori centrali titolari fa tutta la differenza del mondo.

Il Milan, che lotta alla pari con squadre di alto livello come Napoli, Inter e Juventus, deve pertanto affrontare questa problematica con la massima serietà per non compromettere la corsa europea. Ecco perché il recupero di Gabbia assume oggi un valore cruciale in casa rossonera, a testimonianza della fiducia che Allegri ripone nel giovane difensore come uno dei punti fermi del suo progetto tattico e tecnico.

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Calciomercato Serie A 23 febbraio: news, trattative e retroscena

Il calciomercato non si ferma mai e la giornata appena trascorsa ha offerto nuovi spunti e colpi di scena sia in Serie A che in Europa. Tra le novità più importanti, spicca la clamorosa rivoluzione tecnica in casa Torino, l’interesse della Juventus per talenti emergenti e l’ipotesi di un grande ritorno in panchina per l’Inter. Di seguito un riepilogo dettagliato delle principali notizie.

Torino cambia guida tecnica: esonerato Marco Baroni, arriva Roberto D’Aversa

Il Torino ha deciso di voltare pagina: è ufficiale l’esonero di Marco Baroni dal ruolo di allenatore della prima squadra. Il club granata, attraverso un comunicato, ha ringraziato l’ex tecnico per l’impegno e la professionalità dimostrata finora, augurandogli il meglio per il futuro. Al posto di Baroni, il Torino ha scelto Roberto D’Aversa, che ha già firmato un contratto fino al 30 giugno 2026. Con questa mossa, la società punta a invertire la rotta e rilanciare le ambizioni della squadra in campionato.

Juventus: Douglas Luiz si rilancia, rotta su Poku per rinforzare la rosa

Ottime notizie dal centrocampo per la Juventus: Douglas Luiz, tornato in Premier League a gennaio con l’Aston Villa, sta dimostrando in campo un rendimento da protagonista. Cinque presenze da titolare con due premi da MVP, numeri che potrebbero spingere il club inglese a esercitare l’opzione di riscatto per 25 milioni di euro, più eventuali bonus per altri 3,5 milioni. Questi soldi rappresentano una possibile leva per la Juventus per potenziare la squadra, guidata in Serie A da Antonio Conte.

In parallelo, la società bianconera monitora anche qualche giovane talento emergente: al Pireo, durante il playoff di Champions League tra Olympiacos e Bayer Leverkusen, si è notata la presenza di un emissario juventino a osservare Ernest Poku, ala rossonera classe 2004, autore di 5 gol e 5 assist in stagione. Il giovane calciatore è seguito da vicino anche dal Napoli, che cerca nuove frecce per completare il proprio organico.

Il club greco però punta anche sul talento classe 2006 Christos Mouzakitis, mediano già nel mirino dei grandi club inglesi e del Paris Saint-Germain. Infine, è alta l’attenzione su altri profili come Konstantinos Tzolakis, portiere classe 2002, e il possibile addio di Mattia Perin, con Genoa e Fiorentina pronte a fare un passo avanti.

Dal calcio spagnolo: Simeone vicino all’Inter, Maiorca cambia allenatore

Arriva dalla Spagna una notizia che potrebbe rivoluzionare i piani in Serie A: secondo “El Chiringuito de Jugones”, Diego Simeone potrebbe lasciare l’Atletico Madrid a fine stagione dopo 15 anni. Il tecnico argentino sarebbe pronto a intraprendere una nuova avventura in Italia, con la suggestiva ipotesi di un accordo già trovato con l’Inter per la prossima stagione.

Una voce che ha del clamoroso, soprattutto considerando il rendimento solido dei nerazzurri, che grazie alla vittoria contro il Lecce e al passo falso del Milan hanno consolidato un vantaggio di dieci punti in vetta, a un passo dalla conquista del 21° scudetto della loro storia. Se Simeone dovesse davvero approdare a Milano, si aprirebbe un dibattito importante sul futuro della panchina interista, attualmente affidata a Cristian Chivu.

Intanto, in Liga, il Maiorca ha ufficializzato l’esonero dell’allenatore Jagoba Arrasate. Reduce da un girone d’andata promettente e 63 partite ufficiali alla guida della squadra, il tecnico ha visto emergere problemi nella seconda parte di stagione dopo un inizio brillante, fino alla decisione della società di puntare su un nuovo progetto. Il club ha voluto ringraziare pubblicamente Arrasate e il suo staff per il lavoro svolto con professionalità.

Valencia rilancia con Renzo Saravia

Nuovo rinforzo per il Valencia: è arrivato l’accordo con l’argentino Renzo Saravia, che vestirà la maglia spagnola fino a fine stagione. Il laterale destro, già al servizio di club importanti come Atlético Mineiro, Racing Club e FC Porto, è stato ingaggiato per sostituire l’infortunato Dimitri Foulquier e portare esperienza al reparto difensivo di Carlos Corberán.

Barcellona e Manchester City: piste calde sul mercato

Il Barcellona lavora sul futuro di Marcus Rashford, in prestito dal Manchester United. Negli ultimi giorni il direttore sportivo blaugrana Deco ha incontrato l’agente del giocatore per discutere il possibile riscatto a titolo definitivo. L’opzione è fissata a 30 milioni di euro, una cifra che il Barça prova a negoziare al ribasso. Il pressing di Rashford per rimanere in Spagna, unito ai buoni rapporti tra le società grazie all’intermediazione di Kostas Theoharides, potrebbe portare a una svolta.

In Inghilterra, invece, Pep Guardiola ha espresso tutto il suo apprezzamento e desiderio di confermare Rodri, pilastro del centrocampo del Manchester City. Il tecnico ha dichiarato: “Rodri è Rodri, più invecchia e più diventa saggio e capisce meglio il gioco. Mi piacerebbe moltissimo vederlo restare”. Il centrocampista spagnolo, sotto contratto fino al 2027, è considerato insostituibile per la sua personalità e capacità di emergere nelle grandi sfide.

Infine, Curacao cambia commissario tecnico

Il calcio internazionale registra anche un cambio in panchina a livello nazionale: Dick Advocaat si è dimesso con effetto immediato da commissario tecnico di Curacao. L’allenatore olandese era riuscito a guidare la nazionale caraibica fino alla qualificazione per i prossimi Mondiali FIFA. Al suo posto è stato nominato Fred Rutten.

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Ex arbitro Iannone: Chiffi e Aureliano da fermare per violazioni

Le polemiche sull’arbitraggio di Daniele Chiffi in Atalanta-Napoli non si spengono nemmeno a distanza di un giorno dal fischio finale. L’episodio che più infiamma gli animi riguarda le decisioni prese durante un match che, fino a un certo punto, era scivolato via senza particolari tensioni, con entrambe le squadre in campo a giocare un calcio pulito e poco falloso. A fare chiarezza sulle dinamiche arbitrali ci ha pensato Antonio Iannone, ex arbitro e oggi opinionista, intervenuto ai microfoni di Radio Tutto Napoli.

«Gli episodi valutati male», ha spiegato Iannone, «influiscono inevitabilmente sulla prestazione complessiva dell’arbitro. In una partita con un coefficiente di difficoltà medio, come quella vista tra Atalanta e Napoli, la credibilità dell’arbitro viene meno se vengono commessi errori in momenti chiave, anche quando i falli fischiati erano meno di venti e la partita sembrava scorrere tranquillamente».

Il primo episodio controverso riguarda il contatto in area tra Hojlund, l’attaccante azzurro, e un difensore della Dea. L’arbitro Chiffi assegna un calcio di rigore e ammonisce l’intervento del difensore, ma è l’intervento del VAR a sollevare dubbi. «Personalmente», ha sottolineato Iannone, «il VAR dovrebbe entrare in gioco solo con una simulazione evidente o un errore evidente dell’arbitro. In questo caso Hojlund non simula, e la revisione al monitor, durata pochi secondi e basata su un’unica inquadratura, non è stata sufficiente a prendere una decisione realmente consapevole».

Di fronte a questa dinamica, il protocollo richiede che il VAR selezioni diverse angolazioni per avere una panoramica piena dell’episodio. «Se si mostra all’arbitro solo un’immagine simile a quella vista in campo», ha aggiunto Iannone, «è difficile cambiare idea, perché anche per responsabilità serve una visione completa al fine di rivalutare l’episodio in modo corretto».

Ancora più controverso è stato il secondo episodio: il gol annullato al Napoli. Qui la situazione si complica ulteriormente, con Iannone che esprime la propria amarezza. «L’azione del gol si sviluppa in un’area molto complicata per l’arbitro, vicino alla linea di fondo, e in questi casi il supporto dell’assistente è fondamentale. Le indicazioni date da Gianluca Rocchi, responsabile della sezione arbitrale, sono chiare: nelle situazioni dubbie bisogna lasciar correre e intervenire in seguito, se necessario, attraverso il VAR. Chiffi lascia proseguire l’azione, ma fischia un fallo dopo che il gol è stato segnato».

«A questo punto», prosegue Iannone, «il VAR avrebbe potuto richiamare l’arbitro al monitor, applicando lo stesso principio adottato nel caso del rigore. Non è successo, e si tratta di un errore grave che coinvolge non solo l’arbitro ma soprattutto il VAR. Se un principio vale in un caso, lo deve valere anche negli altri».

Si apre così il dibattito su eventuali provvedimenti nei confronti di Chiffi e del VAR. «Se non emergono nuovi elementi dall’analisi di Open VAR», ha concluso Iannone, «credo che il fischietto e i collaboratori possano essere fermati per qualche tempo, come già accaduto in passato. Questa pausa può essere utile per ritrovare serenità e riflettere sulle valutazioni tecniche effettuate».

Danno e malumore non riguardano solo il singolo episodio, ma indicano una crisi più profonda legata all’arbitraggio in Serie A. «La componente federale deve prendere atto della situazione», ha spiegato Iannone, «la classe arbitrale sta attraversando un momento difficile, anche a livello dirigenziale. Gli arbitri hanno necessità di serenità e di una guida istituzionale forte. Senza questo equilibrio, gestire partite così intense diventa impresa ardua».

Un quadro complessivo che preannuncia cambiamenti importanti nel prossimo futuro: «Nei prossimi mesi potrebbe esserci una vera e propria svolta, forse addirittura prima dell’estate», ha concluso Iannone, certificando quindi l’urgenza di un intervento deciso nei vertici arbitrali per cercare di riportare equilibrio e certezza in un campionato, come la Serie A, sempre più sotto i riflettori.

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Loftus-Cheek mostra il volto dopo l’operazione: il peggio è passato

Otto settimane lontano dal campo per Ruben Loftus-Cheek: è questo il tempo stimato per il recupero del centrocampista del Milan, operato oggi dopo aver riportato una frattura alla mascella durante la sfida di Serie A contro il Parma, disputata ieri a San Siro.

Il centrocampista inglese, protagonista con i rossoneri in questa stagione, ha subito un infortunio serio che lo terrà fermo per un lungo periodo. Loftus-Cheek ha voluto rivolgere un pensiero ai tifosi e allo staff medico attraverso un post su Instagram, sottolineando la durezza del colpo ma mostrando fiducia nel futuro: "È stato un duro colpo, ma il peggio è alle spalle. Grazie di cuore a tutto lo staff medico che mi ha assistito in queste ore con professionalità e grande attenzione. Un grazie speciale va soprattutto a voi tifosi per i tantissimi messaggi di affetto e sostegno: li ho letti, sentiti e mi hanno dato una forza incredibile. Grazie ai miei compagni: siamo un gruppo, siamo una famiglia. Ora avanti verso i nostri obiettivi, forti e uniti. Together."

Loftus-Cheek ha inoltre condiviso due immagini che lo ritraggono prima e dopo l’intervento, a testimonianza del momento difficile ma affrontato con il massimo impegno. Un messaggio di speranza e di forza, cruciale in un momento delicato della stagione rossonera.

Quanto incide questa assenza sul Milan? Il recupero di otto settimane significa che Loftus-Cheek sarà costretto a saltare almeno le prossime sette partite di campionato. Tra queste, spiccano sfide di alto profilo come il derby contro l'Inter dell'8 marzo, la trasferta delicata allo Stadio Olimpico contro la Lazio il 15 marzo e il confronto fondamentale contro il Napoli il 4 aprile. Per quanto riguarda il rientro, una data precisa non è ancora stata fissata, bisognerà attendere l’evolversi del percorso di riabilitazione.

Di seguito il calendario delle gare del Milan fino al termine del campionato:

  • Cremonese-Milan (1 marzo, ore 12.30)
  • Milan-Inter (8 marzo)
  • Lazio-Milan (15 marzo)
  • Milan-Torino (22 marzo)
  • Napoli-Milan (4 aprile)
  • Milan-Udinese (12 aprile)
  • Verona-Milan (19 aprile)
  • Milan-Juventus (26 aprile)
  • Sassuolo-Milan (3 maggio)
  • Milan-Atalanta (10 maggio)
  • Genoa-Milan (17 maggio)
  • Milan-Cagliari (24 maggio)

Questa lista evidenzia la difficoltà del percorso che il Milan dovrà affrontare senza uno dei suoi centrocampisti chiave. Antonio Conte, alla guida del Napoli, si prepara a un match strategico contro i rossoneri, consapevole che la formazione milanista dovrà fare a meno di una pedina importante nel reparto nevralgico.

La perdita di Loftus-Cheek rappresenta inoltre un test importante per la profondità della rosa rossonera: la squadra di Stefano Pioli dovrà infatti riorganizzarsi per fronteggiare un calendario serrato e un percorso che mette alla prova la tenuta fisica e mentale del gruppo.

In sintesi, l’infortunio di Loftus-Cheek e il conseguente stop di circa due mesi impattano direttamente sulla corsa del Milan in Serie A e complicano lo scenario verso il rush finale della stagione. La speranza è di vedere presto il centrocampista inglese tornare protagonista, pronto a dare il suo contributo in una sfida di vertice come quella contro il Napoli e nelle gare decisive che decideranno le sorti del campionato.

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Napoli, De Bruyne a Castelvolturno dopo 121 giorni: comunicato

Napoli non si ferma e, a sole 24 ore dalla deludente sconfitta subita a Bergamo contro l’Atalanta, torna subito in campo a Castelvolturno per preparare la sfida di campionato contro l’Hellas Verona. La squadra di Antonio Conte si è presentata al centro sportivo azzurro per una seduta mattutina, pensata per smaltire la fatica e correggere gli errori mostrati nella gara di ieri alla Gewiss Stadium.

Il tecnico azzurro ha programmato un allenamento differenziato per i calciatori scesi in campo dal primo minuto, i quali hanno svolto una seduta di scarico per favorire il recupero fisico. Il resto del gruppo, invece, si è dedicato a un intenso lavoro metabolico, con esercizi volti a migliorare la resistenza e mantenere il ritmo in vista dell’imminente impegno contro i gialloblù, in programma sabato alle 18:00 al Bentegodi.

Ma la novità più significativa è stata senza dubbio il ritorno in campo di Kevin De Bruyne, dopo un’assenza durata ben 121 giorni. Il centrocampista belga, fondamentale per le trame offensive del Napoli, è rientrato al SSC Napoli Training Center per riprendere e completare il suo percorso di recupero insieme allo staff medico e tecnico del club.

Il Napoli ha ufficializzato la notizia con una breve comunicazione sul proprio sito: “Dopo la partita della New Balance Arena, il Napoli torna ad allenarsi in vista del prossimo match contro l’Hellas Verona, sabato alle 18:00. Gli azzurri hanno proseguito la preparazione con una seduta mattutina. Coloro che hanno giocato almeno dall’inizio hanno svolto un lavoro di scarico, mentre il resto del gruppo ha lavorato su aspetti metabolici. Kevin De Bruyne è rientrato per continuare il percorso di lavoro presso il centro sportivo”.

Il rientro di De Bruyne rappresenta un importante segnale per il Napoli, impegnato nella corsa verso posizioni di vertice in campionato. L’infortunio del talentuoso centrocampista aveva privato Conte di un elemento cardine nello sviluppo del gioco, capace di dettare i tempi e fornire assist vincenti ai compagni. La sua disponibilità, anche se al momento limitata a lavori di recupero, fa ben sperare per un reintegro graduale negli allenamenti completi e nelle prossime partite.

Il calendario di Serie A non concede pausa: dopo la battuta d’arresto contro l’Atalanta, per il Napoli è fondamentale riprendersi subito, soprattutto in vista di una trasferta delicata contro un avversario, come l’Hellas Verona, sempre coriaceo e ben organizzato.

La squadra di Conte punta dunque a voltare pagina rapidamente, tornando a macinare gioco e vittorie per restare agganciata ai posti alti della classifica. Il lavoro di campo odierno e il recupero di De Bruyne rappresentano due tappe cruciali in questa fase della stagione, nella quale ogni punto sarà prezioso per alimentare le ambizioni dello scudetto.

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Hojlund sulla festa Atalanta: "Spero bene contro Dortmund"

Un fine settimana di Serie A che conferma la recente abitudine a far discutere per decisioni arbitrali controverse. Anche la 26ª giornata, ormai alle battute finali, non ha fatto eccezione, mettendo ancora sotto i riflettori episodi che alimenteranno il dibattito nelle prossime ore.

Al centro dell’attenzione è finito soprattutto il match Atalanta-Napoli, terminato 2-1 in favore dei bergamaschi, ma con due episodi arbitrali molto discussi: un calcio di rigore inizialmente assegnato e poi revocato dal VAR e un gol annullato sempre dopo l’intervento della tecnologia. Entrambi gli episodi hanno avuto come protagonista il centravanti del Napoli, Rasmus Hojlund, il nuovo acquisto danese arrivato a gennaio che, nonostante le controversie, ha mostrato un atteggiamento sportivo che ha sorpreso più di qualcuno.

L’attaccante, protagonista suo malgrado delle decisioni arbitrali che avrebbero potuto cambiare il volto della partita, ha infatti scelto di rispondere alle critiche non con polemiche, ma con un gesto che ben rappresenta la sua maturità e professionalità. A poche ore dalla fine del match, Hojlund ha postato un commento social Instagram proprio sul profilo ufficiale dell’Atalanta, sotto un video che ritraeva l’esultanza dei padroni di casa.

Il messaggio del centravanti azzurro, scritto in inglese, è stato: "Thank you for the warm welcome. Good luck against Dortmund in midweek." Un saluto che potrebbe essere letto come una sorta di "provocazione social" ma che mostra, più realisticamente, un rispetto reciproco tra i protagonisti e un’occhiata al prossimo impegno europeo del Napoli, impegnato in Champions League contro il Borussia Dortmund.

Questo episodio arriva in un momento delicato per la squadra guidata da Antonio Conte, che sta facendo i conti con l’intensità del calendario e la necessità di mantenere la concentrazione nelle due competizioni dove è ancora presente, Serie A e Champions League. La trasferta di Bergamo, pur sfortunata sul piano del risultato, ha regalato alcuni spunti interessanti dal punto di vista tattico e della tenuta mentale dell'attacco partenopeo, con Hojlund già inserito negli ingranaggi offensivi.

La decisione dell’arbitro e del VAR ha inevitabilmente lasciato qualche dubbio tra tifosi e addetti ai lavori, alimentando le consuete polemiche su un tema sempre attuale nel calcio moderno: l’equilibrio tra il ruolo umano degli arbitri e l’intervento tecnologico. Nel frattempo, l’episodio apre uno squarcio sul carattere del giovane centravanti, capace di gestire con serenità una situazione potenzialmente destabilizzante, evitando di alimentare ulteriori discussioni.

Con il campionato che entra nella sua fase cruciale, il Napoli di Conte dovrà dimostrare ancora una volta di sapersi rialzare negli inevitabili momenti di difficoltà. Il confronto diretto con l’Atalanta, una squadra da sempre ostica e con una tifoseria appassionata, ha confermato che la corsa Scudetto non ammette pause e che ogni episodio può pesare significativamente sulla strada verso l’obiettivo finale.

Ora l’attenzione si sposta subito sul prossimo impegno europeo, dove il club partenopeo sarà chiamato a riscattarsi e a mostrare tutta la qualità che ha messo in mostra finora sotto la guida del tecnico Antonio Conte. L’obiettivo è mantenere alta la concentrazione, imparare dagli errori e continuare a inseguire con determinazione un sogno chiamato titolo.

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Sandro Sabatini su Troilo: "Bastoni è il top della settimana"

Un acceso dibattito animato negli studi Mediaset segue la partita della Serie A tra Milan e Parma, conclusasi con un sorprendente 1-0 in favore degli emiliani. L’episodio clou che ha fatto discutere riguarda il gol decisivo di Troilo, una rete che avrebbe potuto essere annullata per un presunto fallo commesso dal gialloblù.

Sandro Sabatini, noto commentatore sportivo, ha offerto una lettura provocatoria e ricca di spunti proprio su questa giocata: "C'è un vincitore in tutta questa settimana ed è Bastoni, nel senso che se Bartesaghi fosse andato per terra il gol lo avrebbero annullato". Con questa frase, Sabatini richiama l’attenzione su una questione più ampia che coinvolge i direttori di gara e le loro interpretazioni. A suo giudizio, la discrezionalità degli arbitri si orienta soprattutto sulla reazione del giocatore che subisce il contatto, ossia se cade o rimane in piedi. Se la trattenuta o lo scontro non viene accompagnato da una caduta, il gioco prosegue; se invece il calciatore finisce a terra, la rete può essere annullata.

Questo approccio ha portato a un’aggiunta costante delle cosiddette “accentuazioni” nei contrasti di gioco. Sabatini osserva: "Ho sentito ex calciatori dire che appena li toccano vanno per terra, lui è giovane e non lo fa. Vedo Hojlund e Hien e il direttore di gara toglie la rete al Napoli perché il difensore cade". Una riflessione che lega direttamente la questione degli episodi arbitrali con l’atteggiamento dei giocatori in campo, attori protagonisti che spesso condizionano le decisioni arbitrali.

La dinamica che emerge da questi commenti si inserisce in un contesto più ampio di discussione sul ruolo degli arbitri nella gestione delle partite di Serie A. La puntualizzazione di Sabatini rispetto all’episodio Milan-Parma sottolinea quanto il metro di giudizio possa apparire discrezionale, favorendo talvolta situazioni che diventano controversie sportive. In effetti, nelle ultime settimane il dibattito si è acceso anche intorno alle scelte arbitrali in partite cruciali, specie per quanto riguarda il fuorigioco, i contatti in area e la determinazione dei falli in occasione di gol annullati o convalidati al variare della dinamica.

Il Napoli di Antonio Conte, protagonista di una stagione complessa e fortemente influenzata anche dalle decisioni arbitrali, si ritrova spesso al centro di queste discussioni. Come ricordato da Sabatini nell’ultimo intervento, episodi simili a quelli del Parma e del Milan possono pesare, specialmente quando l’arbitro decide di togliere un gol ai partenopei in situazioni ambigue e dopo contatti che alcuni ritengono però quasi fisiologici. A questo punto, il confronto prosegue anche tra allenatori e tifosi, chiedendo maggiore chiarezza e coerenza negli interventi arbitrali, per garantire un equilibrio di giudizio più trasparente e privo di interpretazioni troppo soggettive.

In definitiva, il gol annullato al Milan contro il Parma diventa un caso emblematico di come il calcio italiano sia ancora in cerca di un equilibrio fra il gioco duro e l’arbitraggio, con un occhio sempre più attento alle reazioni dei calciatori e al modo in cui queste vengono percepite dai direttori di gara. Un tema, questo, che continua ad animare il dibattito di Serie A, fra polemiche e richieste di miglioramenti nel sistema arbitrale.

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domenica 22 febbraio 2026

Galatasaray, il miracolo e chi ha creato il capolavoro

La Turchia non è un semplice luogo comune nel panorama calcistico europeo: una partita in uno stadio turco è un’esperienza unica, quasi estrema, da vivere almeno una volta nella vita. E se quel campo è quello del Cimbom, il Galatasaray, l’intensità e la passione diventano qualcosa di straordinario. A ricordarlo è stato recentemente Gianluca Di Marzio, amico e collega, che ha vissuto in diretta da bordo campo la memorabile serata della Juventus, travolta per 5-2 dal Galatasaray. "Non ho mai sentito fischiare così forte il possesso palla di una squadra avversaria", ha scritto sui social, sottolineando la feroce atmosfera che solo i tifosi turchi sanno creare.

Il Galatasaray, che oggi non è più la squadra degli anni d’oro di Fatih Terim e di stelle come Didier Drogba, ha costruito un nuovo progetto ambizioso fondato su una gestione attenta e lungimirante. Il presidente Dursun Ozbek guida una società che ambisce a tornare ai vertici continentali, forte di un direttivo operativo e di figure chiave che hanno saputo far volare il club verso nuovi traguardi. E proprio in questo contesto spicca la figura di George Gardi, agente, intermediario e oggi consulente internazionale, che ha accompagnato i grandi colpi del Galatasaray negli ultimi anni.

La sua influenza sui mercati è stata decisiva su nomi importanti: da Victor Osimhen, arrivato per oltre 70 milioni di euro, a Mauro Icardi, convinto a sposare il progetto del "Cimbom". Senza dimenticare Leroy Sané, strappato alla concorrenza di giganti come Bayern Monaco e Arsenal. E poi Davinson Sanchez, Lucas Torreira, Dries Mertens e tanti altri top player che oggi vestono la maglia del Galatasaray, in una rosa costruita con meticolosità e ambizione. Nel corso di una rara intervista concessa a Sky Deutschland, Gardi ha rivelato l’immenso lavoro e le lunghe trattative dietro ogni trasferimento. "Ci muoviamo come una squadra – ha spiegato – con il supporto fondamentale del presidente, del vice presidente e del tecnico. Molti trasferimenti sembravano impossibili all’inizio, ma con lavoro e strategia abbiamo realizzato cose impensabili. E lo faremo ancora in futuro".

Parlando di futuro, Gardi si è mostrato determinato ma cauto nel delineare le ambizioni proprie e del club: "Le mie ambizioni sono altissime, ma non posso parlare per il Galatasaray – ha precisato –. Se continuerò a collaborare con il club, voglio portarli a raggiungere le fasi finali della Champions League, puntare a partecipare al Mondiale per Club entro il 2029 e continuare a portare giocatori di valore alle condizioni giuste". Un sogno ambizioso che però poggia su solide basi: la rinascita del Galatasaray in campo europeo è una realtà concreta costruita con pazienza e investimenti mirati.

In fondo, questa nuova era del Galatasaray racconta di un club che ha saputo trasformare sogni in realtà, andando a prendere campioni che sembravano irraggiungibili, anche per club storici come la Juventus. Ed è proprio questa capacità di saper interpretare il mercato internazionale a rendere il Galatasaray un protagonista inatteso ma assolutamente rispettato, tanto in Turchia quanto all’estero. Doctor Giuseppe Conte, allenatore del Napoli, e la sua squadra, così come molte big di Serie A, guardano all’evoluzione della squadra turca con interesse, consapevoli che una sfida europea contro un Galatasaray rinato può essere ben più insidiosa di quanto si pensi.

In definitiva, ciò che emerge dallo scenario turco è l’idea di un calcio passionale, ambizioso e in grande evoluzione, capace di attirare occhi, giocatori e procuratori da tutto il mondo. Il Galatasaray, con la sua nuova gestione e la regia di uomini come George Gardi, rappresenta oggi una punta di diamante di questo cambiamento. L'onda lunga della passione turca è pronta a farsi sentire ancora più forte nelle sfide europee.

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Atalanta, Palladino su Borussia: "Mercoledì voglio lo stadio pieno"

Al termine di una partita carica di emozioni, l’allenatore dell’Atalanta, Raffaele Palladino, ha commentato ai canali ufficiali del club la fondamentale vittoria contro il Napoli di Antonio Conte. Un successo importante, raggiunto nonostante le difficoltà iniziali e l’avversario di spessore che si è trovato di fronte.

"Non era facile oggi – ha esordito Palladino – perché venivamo da una sconfitta in Champions League e abbiamo subito un gol quasi immediatamente su calcio piazzato. In momenti così delicati, spesso una squadra può crollare, ma la mia squadra ha dimostrato forza e carattere: siamo rimasti in partita, riducendo al minimo le occasioni concesse al Napoli, specialmente nel corso del primo tempo."

Palladino ha poi spiegato come la sua Atalanta sia riuscita a ribaltare la situazione: "Abbiamo stancato un avversario tecnicamente di grande livello e poi i nuovi entrati hanno portato una ventata di freschezza ed energia fondamentale. È stata una rimonta importante, fondamentale per caricare ulteriormente il gruppo in vista della prossima sfida di mercoledì."

Il riferimento è al ritorno che l’Atalanta dovrà affrontare con la determinazione di chi vuole ribaltare un risultato difficile. "Anche lì serve una rimonta," ha continuato Palladino, "sarà complicato, ma io e i miei ragazzi ci crediamo. Ce la metteremo tutta. Mi piacerebbe vedere lo stadio pieno, un vero e proprio inferno per gli avversari. Meritiamo di giocare davanti ai nostri tifosi con il massimo supporto."

Il tecnico ha poi raccontato il momento dei due gol che hanno cambiato la partita, sottolineando il valore del lavoro di squadra e la preparazione in settimana: "Sono felice per i gol, specialmente perché il primo è nato da un calcio piazzato provato a allenamento, quindi un ringraziamento speciale va al mio staff. Pasalic è stato bravissimo a trovare il tempo giusto per battere la porta."

Riguardo alla seconda rete Palladino si è mostrato particolarmente orgoglioso: "Chiedo sempre alla squadra di riempire l’area di rigore, creare densità e attaccare la porta con decisione. Samardzic ha interpretato alla perfezione questa esigenza, segnando un gol che rappresenta il giusto premio per l’atteggiamento propositivo che vogliamo vedere su ogni pallone."

Con questa vittoria contro il Napoli, squadra guidata dall’esperto Antonio Conte che attualmente guida la classifica di Serie A, l’Atalanta dà segnali importanti di ripresa e si prepara con fiducia alla difficile sfida di ritorno, facendo leva sul cuore e sulla determinazione dimostrata in campo. Una serata da incorniciare per i nerazzurri bergamaschi, che ora guardano al futuro con ambizione.

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Calciomercato 22 febbraio: indiscrezioni e trattative in corso

Torino a un bivio: Baroni verso l’esonero, D’Aversa in pole per la panchina granata

Le ore che si respirano al Torino sono bollenti, con Marco Baroni che rischia concretamente di perdere la panchina dopo la pesante sconfitta interna per 3-0 contro il Genoa. La prova dei granata è stata deludente sotto ogni punto di vista, con la squadra incapace di entrare realmente in partita e ora impelagata in una complicata lotta salvezza che rende la situazione allarmante.

Occhi puntati dunque sul possibile avvicendamento in panchina. Nei corridoi del club si parla di un imminente cambio: Urbano Cairo sembra pronto a prendere una decisione definitiva nelle prossime ore. Il nome più caldo per raccogliere l’eredità di Baroni è quello di Roberto D’Aversa, ex tecnico con grande esperienza nel salvare squadre in difficoltà, che sarebbe già stato contattato dal Toro.

Il possibile accordo con D’Aversa prevederebbe un contratto fino a fine stagione, con l’obiettivo di raggiungere la salvezza, ma con la speranza di inserire un’opzione per il prossimo anno qualora il club mantenesse la categoria. Il destino del Torino si giocherà quindi anche sul piano tecnico in queste settimane finali di Serie A, dove ogni punto sarà prezioso.

Paolo Montero pronto al debutto alla guida dell’Al Ittifaq

Per un allenatore che rischia la panchina in Serie A, un altro ex protagonista del calcio italiano si prepara a una nuova esperienza all’estero. Paolo Montero sarà infatti il nuovo tecnico dell’Al Ittifaq, compagine emiratina che ha deciso di cambiare guida dopo una serie di risultati negativi che hanno fatto precipitare la squadra all’ultimo posto in classifica a -3 dalla zona salvezza.

La dirigenza ha annunciato la separazione dal portoghese José Ricardo Pinto, aprendo così la strada all’arrivo di Montero, che attualmente è sotto contratto con la Juventus per la gestione della Next Gen, ma è pronto a risolvere l’accordo con i bianconeri per firmare con il team di Dubai. Da oggi, il tecnico uruguaiano è già nella città emiratina per cominciare a prendere contatti con la nuova realtà; l’esordio è previsto già per giovedì nella sfida contro l’Al Urooba valida per la 17ª giornata del campionato di seconda divisione araba.

Il contratto offerto a Montero è annuale, valido fino a fine stagione con un’opzione per la stagione successiva in caso di salvezza. L’Al Ittifaq, di proprietà di Pietro Laterza – tema di interesse anche per il ChievoVerona – ha da poco accolto Mario Balotelli e attende a breve l’arrivo dell’ex bianconero Douglas Costa, attualmente al Verona. La priorità della squadra rimane però la permanenza nella divisione cadetta: da qui la decisione di cambiare allenatore e affidarsi al carisma e alla determinazione del tecnico uruguaiano.

Ranieri e il sogno azzurro: "Rifiutai la Nazionale per amore della Roma"

Un altro protagonista del calcio italiano, Claudio Ranieri, si è recentemente raccontato sulle pagine del Messaggero riguardo a un bivio importante della sua carriera: la possibilità di allenare la Nazionale italiana. Alla ricerca di un successore dopo le dimissioni di Luciano Spalletti, la Figc aveva contattato anche Ranieri, ma l’allenatore romano ha scelto la fedeltà al suo club, la Roma.

Ranieri ha spiegato con grande sincerità: “Allenare la Nazionale è il sogno di ogni tecnico, ma ero sotto contratto con la Roma e avrei avuto un conflitto di interessi enorme. Immagina convocare giocatori di squadre che affronti a campionato in corso, sarebbe scoppiato un finimondo. Ho ritenuto fosse la scelta più onesta”.

Il tecnico ha poi toccato temi più ampi sul calcio italiano e le sue criticità: “Vedo due problemi principali: prima di tutto la mancanza di risorse economiche per competere con le grandi potenze europee, soprattutto inglesi, che spendono cifre folli per giovani talenti. E poi la difficoltà a costruire cicli di successo come invece avviene in Paesi come Olanda, Germania o Spagna, che hanno avuto scommesse lungimiranti. In Italia, il ‘gioco all’italiana’ è spesso sottovalutato e si è scatenata una guerra tra giochisti e pragmatici, mentre gli avversari adottano senza problemi questo approccio”.

Parigi e Arabia Saudita: il caso Chevalier, addio a Gilli e le parole di CR7

Il Paris Saint-Germain si trova a fare i conti con una realtà complicata tra i pali. Lucas Chevalier, giovane portiere arrivato dal Lilla in estate con grandi ambizioni, ha faticato a trovare continuità internazionale. Nonostante l’esordio promettente, soprattutto nella Supercoppa Europea contro il Tottenham, una serie di errori importanti, tra cui quello contro lo Sporting in Champions League, ha incrinato la sua posizione.

Al contrario, Matvey Safonov ha saputo conquistare campo con prestazioni solide, diventando il titolare indiscusso e dimostrando personalità anche nelle competizioni internazionali. Secondo quanto riportato da L’Équipe, il problema di Chevalier non è soltanto tecnico ma anche mentale, con evidenti fragilità emotive in momenti di forte pressione, soprattutto nei rapporti con la difesa. Questa situazione rischia di compromettere anche le sue prospettive con la Nazionale francese in vista del Mondiale 2026.

Sul fronte Ligue 1, il Paris FC ha annunciato la fine del rapporto con il tecnico Stéphane Gilli, artefice della storica promozione in prima divisione dopo quasi cinquant’anni di assenza. Il presidente Pierre Ferracci ha ringraziato l’allenatore per la sua professionalità e dedizione, aprendo la strada al nuovo progetto tecnico affidato ad Antoine Kombouaré, una scelta pensata per garantire esperienza e competitività alla squadra nella massima serie.

Nel frattempo, in Arabia Saudita, Cristiano Ronaldo ha messo a tacere le voci su un possibile addio all’Al Nassr dopo la netta vittoria per 4-0 contro l’Al Hazm, dove ha segnato una doppietta. Intervistato da Thmanyah, CR7 ha ribadito il suo attaccamento al club e al paese: “Sono molto felice, mi sento a casa qui. L’Arabia Saudita mi ha accolto bene, così come la mia famiglia. Voglio restare e continuare a lottare per il campionato.”

Il fuoriclasse portoghese ha sottolineato come la squadra guidata da Jorge Jesus punta dritto al titolo e invita a vivere una partita alla volta: “Siamo in forma, la strada è quella giusta. Alla fine tireremo le somme di questa stagione”.

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Calvarese: "VAR errore doppio in Atalanta-Napoli su rigore e 2-0"

Nel post partita di Atalanta-Napoli, match chiuso con il successo casalingo dei nerazzurri per 2-1, non sono mancate le polemiche relative alle decisioni arbitrali e al ruolo del VAR. A scatenare il dibattito sono state in particolare alcune scelte del VAR Gianluca Aureliano, finito nel mirino degli ex fischietti Gianpaolo Calvarese e Luca Marelli.

L'ex arbitro Gianpaolo Calvarese non ha esitato a esprimere un giudizio severo tramite un tweet pubblicato sul suo profilo X. Calvarese ha infatti attaccato le decisioni del VAR, sostenendo che ci siano stati ben due errori decisivi in momenti cruciali della partita. Il primo errore individuato riguarda il mancato intervento del VAR che ha portato alla revoca di un rigore assegnato inizialmente al Napoli. Il secondo, invece, riguarda la mancata segnalazione a Chiffi, l’arbitro in campo, che non è stato richiamato per annullare il gol dello 0-2 della Dea. Secondo Calvarese, queste due situazioni testimoniano “zero uniformità” nelle valutazioni della tecnologia, compromettendo la regolarità della gara e alimentando dubbi sulla correttezza degli arbitraggi nei confronti degli azzurri, allenati da Antonio Conte.

L’ex dirigente del VAR si riferisce nello specifico al gol annullato a Gutierrez e al rigore revocato un attimo prima: due episodi che avrebbero potuto cambiare radicalmente l’inerzia del match, considerando l’importanza di ogni singolo punto in questo frangente della stagione di Serie A. L’Atalanta di Gian Piero Gasperini si è imposta in rimonta sui partenopei con un 2-1 che ha lasciato però strascichi di recriminazioni e dubbi, insinuando nuovamente il tema caldo delle poi discusse decisioni VAR nelle sfide di vertice del campionato italiano.

Il confronto sulle scelte arbitrali è proseguito anche su DAZN, dove Luca Marelli, un’altra voce autorevole del panorama arbitrale, ha manifestato le sue perplessità sulle decisioni che hanno condizionato la gara. Marelli si è detto particolarmente dubbioso riguardo al gol annullato al Napoli, evidenziando come a suo avviso non vi fossero elementi chiari per sanzionare Hojlund, attaccante azzurro coinvolto nell’azione. “Ho molti dubbi in questa circostanza – ha dichiarato Marelli – Faccio fatica a vedere un fallo di Hojlund. Mi ha colpito la rapidità della revisione VAR, che non sempre è sinonimo di certezza. Entrambi i giocatori si trattengono, Hien va a terra, ma non si intravede un vero fallo da parte dell’attaccante napoletano.”

Le dichiarazioni di entrambi gli ex arbitri rilanciano così il dibattito sulle interpretazioni del VAR e sull’importanza di garantire una coerenza assoluta nei giudizi, soprattutto in gare di primo piano come quella tra Atalanta e Napoli. Antonio Conte, che guida la squadra partenopea in questa delicatissima fase di campionato, non può dunque che restare vigile davanti a queste evidenze, consapevole del valore che ogni decisione arbitrale, anche quella al VAR, può avere nel cammino verso gli obiettivi stagionali.

Il confronto rimane aperto e il mondo del calcio italiano continua a chiedersi quanto incida realmente la tecnologia e come possano essere migliorati protocolli e uniformità di giudizio. Nel frattempo, l’Atalanta strappa tre punti fondamentali in casa, mentre il Napoli dovrà riorganizzarsi in vista delle prossime sfide, con l’obiettivo di non lasciare più spazio a interpretazioni arbitrali che possano condizionare i risultati.

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Atalanta, Palladino elogia Samardzic: "Giocatore straordinario"

Al termine di una partita vibrante e combattuta, l'Atalanta esce sconfitta contro un Napoli promosso da un rendimento solido e efficace sotto la guida di Antonio Conte. In sala stampa si presenta il tecnico nerazzurro Raffaele Palladino, che analizza la prestazione dei suoi ragazzi e dedica parole importanti soprattutto a uno dei suoi giovani talenti, Lazar Samardzic.

“Lazar è un calciatore a cui tengo particolarmente”, esordisce Palladino riferendosi al centrocampista. “È un ragazzo straordinario, sempre presente in partita e negli allenamenti. Ha ancora ampi margini di crescita, ma merita queste soddisfazioni e la fiducia che gli stiamo dando.” Un segnale di fiducia importante da parte di un allenatore giovane e determinato, che punta su un gruppo dotato di talento e voglia di emergere.

Il tecnico dell'Atalanta sottolinea poi l'importanza del lavoro minuzioso sul campo, fatto di dettagli dove spesso si decide l’esito delle partite. “Devo ringraziare il mio staff per l’impegno sui particolari, è un lavoro che sta dando frutti importanti”, confessa Palladino. “Anche i ragazzi stanno rispondendo bene, specie sugli esterni dove abbiamo grande qualità. Oggi Bernasconi ha fatto un’ottima gara, mostrando personalità, mentre Bellanova possiede le caratteristiche giuste per incidere in fase offensiva. Siamo sulla strada giusta, ma possiamo ancora crescere.”

Non manca una menzione speciale per l’esperienza e il carisma dei difensori, in particolare per Sead Kolasinac. “Kolasinac è un trascinatore nato, un vero guerriero che infonde fiducia a tutta la squadra. La squadra si appoggia molto sul suo carattere e sulla sua intensità.” Oltre a lui, anche altri elementi come Hien, Scalvini e Djimsiti hanno dimostrato grande impegno e concentrazione, proprio quello che l’allenatore desidera vedere in ogni partita.

L’Atalanta di Palladino cresce lentamente, in un ambiente che richiede costanza e mentalità vincente, soprattutto affrontando avversari di altissimo livello come il Napoli di Conte. Questo percorso passa anche da riconoscimenti ai singoli e da un lavoro collettivo ben strutturato, che può portare a ulteriori progressi nel campionato di Serie A.

Per approfondire, leggi la conferenza stampa integrale di Raffaele Palladino.

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